Oggi, mercoledì 23 febbraio, il Senato vota per il rifinanziamento del primo semestre 2010 della cosiddetta "missione di pace" italiana in Afghanistan.
Nel precedente passaggio del provvedimento legislativo alla Camera di pochi giorni fa vi era stata una pressoché assoluta comunione d’intenti tra maggioranza e (cosiddetta) opposizione e quasi certamente anche il Senato non dovrebbe fare eccezione.
Alla Camera soltanto sei deputati si sono rifiutati di legittimare, col loro voto, una guerra d’aggressione ad un Paese straniero, povero e lontano come l’Afghanistan. Tra di essi spicca il radicale eletto nelle liste Pd
Maurizio Turco, che ha, in tale occasione, presentato un’interrogazione parlamentare per denunciare il reale carattere bellico (e quindi anticostituzionale) di un’aggressione militare che solo la propaganda dei mainstream puo’ spacciare come "
operazione di peacekeeping"
Nonostante l’articolo n 11 della Costituzione italiana reciti che "l’Italia ripudia la guerra", la casta al potere (centrodestra/centrosinistra) non si pone alcun problema nel tradire la lettera e lo spirito dei Padri Costituenti, e senza discussione in Parlamento né tantomeno dibattito nell’opinione pubblica, continua a portare avanti, per il nono anno consecutivo, una tra le più sciagurate imprese belliche dell’Italia repubblicana, la guerra in Afghanistan.
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Storicamente, l’aggressione della Nato all’Afghanistan non è altro che il proseguimento della consueta politica colonialista e imperialista occidentale, il cosiddetto Grande Gioco.
Già la Gran Bretagna, nel XIX secolo,
tentò di controllare, senza riuscirci, l’Afghanistan e, conseguentemente, la "via della seta", che apriva la strada ai commerci con l’Asia.
Negli anni 70 del XX secolo a soggiogare l’Afghanistan ci provò l’Urss, con più o meno gli stessi risultati conseguiti dagli imperialisti inglesi più di un secolo prima.
Da notare che fu proprio in tale occasione che il governo USA (segnatamente la CIA) creò i "talebani", in chiave prettamente antisovietica. Il 3 luglio del 1979 il presidente USA Carter firma la prima direttiva che autorizzava l’aiuto agli oppositori del regime filosovietico a Kabul: i fondamentalisti islamici.
Michel Chossudovsky ("Guerra e globalizzazione" edizioni EGA, 2002) riporta la storica frase dell’allora consigliere per la sicurezza nazionale Brezinsky: "Cosa è piu’ importante per la storia del mondo? I taliban o il collasso dell’impero sovietico? Qualche musulmano esagitato o la liberazione dell’Europa centrale e la fine della guerra fredda?"
Dopo Inghilterra e Urss è la volta degli USA.
Col pretesto degli attentati dell’11 settembre e nonostante nemmeno uno degli attentatori fosse afghano, inizia, il 7 ottobre del 2001, l’invasione dell’Afghanistan, un’aggressione militare dapprima sponsorizzata dall’Onu e poi presto passata soto il controllo della Nato (
Isaf).
Una guerra scatenata per motivi puramente imperialistici.
Ieri come oggi.
Ieri per il controllo delle vie commerciali, oggi per il controllo delle materie prime (gas e petrolio) della zona del Caspio e del corollario di gasdotti ed eleodotti.
L’Italia ha preso parte sin dall’inizio all’invasione di uno dei Paesi più poveri ed arretrati del pianeta e questo perché, anche se con molta discrezione, il nostro Paese è uno
tra i maggiori trafficanti d’armi del mondo.
Secondo gli ultimi dati disponibili (2008) le fabbriche d’armi italiane hanno incrementato i loro giri d’affari del 222% rispetto al 2007.
E alla faccia della legge 185 del 1990 che vieta (vieterebbe) la vendita di ordigni a paesi in guerra. Da una classe politica che se ne frega della Costituzione come possiamo pretendere che non cerchi di aggirare (riuscendoci) una semplice legge ordinaria...
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Vediamo, un po’ più nel dettaglio, per cosa sta spendendo i soldi pubblici il Senato italiano.
Circa 3000 soldati (più altri 700 dopo l’estate, non ancora coperti finanziariamente). 750 tra carri armati, blindati, mezzi vari. Quattro caccia bombardieri, 8 elicotteri da attacco, 4 elicotteri di sostegno al combattimento, 10 elicotteri trasporto truppe, 4 droni.
Attualmente l’invasione italiana in Afghanistan è questo.
1642 morti tra le truppe Nato, di cui 21 italiani. Oltre 6000 morti tra i soldati e i poliziotti afghani. Circa 25000 morti tra i guerriglieri talebani. Circa 11000 civili morti, la maggior parte per mano delle forze Nato. Anche questo è, attualmente, l’Afghanistan.
Senza dimenticare che, dal gennaio del 2009, l’Italia schiera, per le cosiddette "operazioni di pace" in Afghanistan, esclusivamente paracadutisti del battaglione Folgore ovvero truppe spiccatamente d’attacco. Tali atti svelano in modo inequivocabile le menzogne dell’esecutivo e dei mainstream che lo sostengono, ingannando l’opinione pubblica e tradendo il mestiere di giornalista.
Guerra. Non "peacekeeping.
Il Senato sta oggi rifinanziando una guerra, un’invasione militare.
Un’invasione che ha bruciato, dal 2001, oltre due miliardi di euro. Due miliardi e trecento milioni, così ripartiti:
70 milioni nel 2002.
68 milioni nel 2003.
109 milioni nel 2004.
204 milioni nel 2005.
279 milioni nel 2006.
336 milioni nel 2007.
349 milioni nel 2008.
540 milioni nel 2009.
Non sappiamo se, come proclama il regime, con questi soldi si sia riusciti nella tanto propagandata nobile impresa di "portare la democrazia" in Afghanistan.
Un massacro ammesso persino dalla stessa Nato, che conferma l’azione nell’ambito dell’operazione "Moshtark" (provincia di Helmand) iniziata il 13 febbraio scorso e che non nasconde che, tra le vittime dei minibus bombardati dall’aviazione, siano anche periti donne e bambini. Effetti collaterali, non meritevoli di titoli sulle prime pagine né di compassionevoli elzeviri.
Così come non meritevoli dell’attenzione dei mainstream sono alcune delle vittime dell’attuale offensiva Nato contro la città di Marjah, di circa centomila abitanti. Dal nostro punto di vista di occidentali, dal punto di vista di giornali e telegiornali, dal punto di vista del Parlamento italiano, la Nato in Afghanistan combatte il "terrorismo".
Proviamo, per una volta, a vedere le cose da una diversa prospettiva, per esempio da quella di un ospedale di Emergency, quello di Lashkargah, a poche decine di Km dalla città di Marjah e quindi dal teatro delle attuali operazioni.
Vediamo chi sono alcune delle più recenti vittime della "guerra al terrorismo".
Gulalay, 12 anni, colpita al fianco da un proiettile della Nato.
Ali, 13 anni, colpito a una scapola da un proiettile Nato.
Akter, 9 anni, colpito alla testa da un proiettile Nato.
...
Ho una nipotina di nove anni che va scuola, gioca, studia danza ed è, come tutti i bambini di quell’età, la gioia del mondo. Ho provato ad immaginare se fosse nata in Afghanistan e se ora fosse al posto di Akter e mi si sono bagnati gli occhi.
E mi sono vergognato di essere italiano....
E
qui una recente intervista a Gino Strada, il fondatore di Emergency.
E che Dio ci perdoni.