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Acqua azzurra... acqua chiara? A rischio l’esito del referendum 2011

L’Aeeg ha varato un provvedimento con cui si consente alle aziende che gestiscono il servizio idrico di aumentare le tariffe, in contrasto col referendum del 2011. Iniziative di protesta in tutta Italia, mentre in Calabria si raccolgono le firme per una legge regionale di iniziativa popolare.

L’acqua potabile è un bene comune, che va tutelato e non può essere assoggettato alla logica del profitto, come se fosse una merce qualsiasi. Questa la volontà scaturita dai referendum del 12 e 13 giugno 2011, coi quali oltre ventisei milioni di cittadini (pari al 95,8% dei votanti) hanno deciso di abrogare alcune norme, tra cui il comma 1 dell’art. 154 del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che prevedeva la determinazione delle tariffe del servizio idrico in base all’"adeguatezza della remunerazione del capitale investito", favorendo così le speculazioni (cfr. Tuteliamo l’acqua pubblica, l’ambiente e la giustizia, in www.lucidamente.com, n. 66).

il mio voto

L’esito del referendum rischia ora di essere vanificato da una disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeeg), che legittima la possibilità di ricavare profitti con la gestione dell’acqua pubblica. Il 28 dicembre scorso, infatti, l’Aeeg – mettendo in pratica le direttive del governo Monti – ha varato il Metodo tariffario transitorio per la determinazione delle tariffe del servizio idrico integrato, relativamente agli anni 2012-2013. Nel testo approvato, al fine di aggirare il responso referendario, l’espressione "remunerazione del capitale investito" è stata modificata in "costo della risorsa finanziaria".

Tale provvedimento, pur non determinando automaticamente l’aumento delle tariffe idriche, permetterà comunque alle aziende di maggiorare i costi a carico degli utenti. Il governo Berlusconi aveva già provato a reintrodurre la norma abrogata dal referendum attraverso il Decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, che, però, è stato invalidato da una sentenza della Corte costituzionale, emessa il 20 luglio 2012.

1-manifesto

È già partita la mobilitazione popolare per respingere quello che appare un ennesimo tentativo di vanificare il risultato del referendum di due anni fa, con l’invito alle forze politiche che hanno a cuore i beni comuni a farsi carico, nella prossima legislatura, della difesa dell’acqua pubblica. Il 25 e 26 gennaio il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha organizzato in tutta Italia una serie di manifestazioni di protesta contro il provvedimento adottato dall’Aeeg. 

E in una nota ha chiesto che il nuovo metodo tariffario venga ritirato, ribadendo "la necessità di un nuovo paradigma basato proprio sulla riappropriazione sociale dei beni comuni, sulla loro gestione partecipativa e sul protagonismo diretto dei cittadini". Intanto, dal 19 gennaio, nelle principali città calabresi, ha avuto inizio la campagna regionale "Acqua bene comune Calabria", che vedrà decine di comitati locali impegnati nella raccolta delle firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare, denominata "Tutela, governo e gestione pubblica del ciclo integrato dell’acqua" (cfr. Calabria: una proposta di legge per l’acqua pubblica, in www.acquabenecomune.org).

Le immagini: il logo e uno striscione della campagna in difesa dell’acqua pubblica promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua collocato proprio sotto la sede dell’Aeeg.

Giuseppe Licandro

Questo articolo è stato pubblicato qui

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