In Thailandia, dopo alcuni mesi di calma apparente, l’anno appena iniziato sembra già avere il suo orizzonte segnato dalle ennesime proteste prolungate nel tempo, con presidi ben organizzati e formati da migliaia di persone disposti a dormire per settimane in strada.
Mentre nel 2008 erano state le magliette gialle del PAD (People's Alliance for Democracy) a dominare le prime pagine dei giornali thailandesi e non solo con le loro manifestazioni e presidi durati mesi e sfociati nell’occupazione del Palazzo del Governo (Government House) e dei due aeroporti di Bangkok. Con il risultato di ottenere le dimissioni di ben due governi guidati dall’attuale partito di opposizione - il Puea Thai, che all’epoca si chiamava ancora PPP - legato all’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra estromesso dal potere con il golpe incruento del settembre 2006.
Il 2011 invece è cominciato con le manifestazioni di piazza sia dei rossi che dei gialli, oltre che di altri gruppi più piccoli legati ai due principali dell’UDD e PAD.
I gialli sono ritornati alla ribalta delle cronache già da alcuni giorni, dopo che il 29 dicembre scorso un deputato del partito democratico - che guida il governo di coalizione in carica del premier Abhisit Vejjajiva - e 6 militanti di un movimento ultra-nazionalista legato ai gialli, il TPN (Thai Patriots Network), sono stati arrestati dalle autorità cambogiane per aver illegalmente oltrepassato il confine. Due di loro sono stati anche incriminati per spionaggio.
Cinque sono stati infine condannati a 9 mesi ma liberati su cauzione, mentre i due accusati di spionaggio, tra cui uno dei leader del TPN, sono ancora detenuti in Cambogia in attesa della sentenza che dovrebbe arrivare il 1 febbraio.
I gialli del PAD sembrano comunque intenzionati a prolungare le loro proteste fino a quando il governo non cederà alle loro tre richieste: ritirare la Thailandia dal Comitato dell’Unesco, revocare il memorandum of understanding sul confine Thai-Cambogiano firmato nel 2000 ed espellere le persone di nazionalità cambogiana dalle aree di confine in disputa.
Insomma, la solita atavica rivalità tra Thailandia e Cambogia che ruota intorno all’area dove sorge il tempio Preah Vihear, già oggetto di scaramucce armate tra i due eserciti nel 2008 in seguito alla decisione dell’Unesco di inserirlo nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, strumentalizzata dal PAD per ottenere le dimissioni del governo di allora, guidato dal defunto Samak Sundaravej.
Ma la novità del 2011 è che il PAD oggi si scaglia contro quello stesso governo che aveva contribuito a far nascere nel dicembre del 2008. Ciò però non sorprende visto che da un anno e mezzo i gialli hanno dato vita a un proprio partito politico, il New Politics Party, che pesca nello stesso bacino elettorale del partito democratico del premier Abhisit.
E il 2011 sarà l’anno delle elezioni politiche che si preannunciano molto combattute, sul filo di lana.
Ma anche i rossi sono scesi in piazza nei giorni scorsi, in particolare ai primi di gennaio a Bangkok, con un’imponente manifestazione a cui hanno partecipato oltre 30.000 persone. Lo faranno di nuovo il 13 febbraio e almeno una volta ogni mese.