lunedì 10 ottobre 2011
"Totò Riina mi parlò del papello e della trattativa, per la prima volta, certamente prima della strage di via D'Amelio", ad affermarlo il pentito Giovanni Brusca, esecutore materiale della strage di Capaci nella quale persero la vita Giovanni Falcone con la moglie e gli uomini della scorta, durante l'udienza del processo al Generale dei Carabinieri Mario Mori.
Mori è indagato per favoreggiamento aggravato per la mancata cattura di Bernardo Provenzano oltre che per la cosiddetta trattativa tra Stato e Mafia. Brusca, che aveva già parlato della trattativa ai giudici di Palermo, ha oggi aggiunto:
“Ricordo adesso che l’incontro con Riina avvenne prima del 16 luglio, quando andai a casa di Salvatore Biondino, il suo autista, per chiedere una cortesia. In quell’occasione Biondino mi disse: ‘siamo sotto lavoro’ e tre giorni dopo, capii di che cosa si trattava”.
Quel "lavoro" era la strage di via D'Amelio. Brusca ha inoltre affermato di aver sentito parlare per la prima volta di un "papello" tra la fine di giugno e l'inizio di luglio del 1992, durante un incontro a casa di Girolamo Guddo (celebre per aver brindato alla notizia della strage di Capaci). Guddo avrebbe detto a Brusca che "lo Stato finalmente si era fatto sotto e che gli aveva dato [a Riina, Ndr] un papello con una serie di richieste scritte".
U verru stava preparando allora diversi attentati ad uomini poltici, tra cui l'allora ministro Calogero Mannino, ma venne fermato dallo stesso Biondino su richiesta di Riina.
Diventa sempre più verosimile l'ipotesi che l'attentato di via D'Amelio venne compiuto per sbarazzarsi dell'ostacolo maggiore alla trattativa: Paolo Borsellino, appunto.