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Israele sta compiendo un genocidio?

Di Giuseppe Aragno (---.---.---.72) 13 agosto 2014 22:31
Giuseppe Aragno

D’accordo: non si tratta di genocidio. Perché? Perché è una questione di numeri. Migliaia di morti contro milioni. Di che si tratta allora, se non è un genocidio? Di una strage, che non è cosa da nulla, soprattutto se si accompagna a “uno stillicidio di ordini vessatori”, di odiose “disposizioni che producono penurie alimentari o sanitarie che spingono le condizioni di vita al limite della sussistenza”. Un limite che colloca Israele oltre il confine della barbarie. Concordata l’atroce definizione – strage - bisognerà nutrire la speranza – in verità piuttosto disperata - che gli oltranzisti filoisraeliani non trasformino anche l’accusa di strage, con codicillo di vessazioni, limite di sopravvivenza eccetera, in “uno straordinario argomento propagandistico” e la piantino di gridare all’antisemitismo. Se non dovessero farlo, pazienza. Le cose stanno come stanno e non saranno gli oltranzisti filoisraeliani a decidere cosa si possa o non si possa dire. E’ vero ciò che scrive Giannuli: “le parole vanno usate con grande cautela evitando abusi che le svuotino di significato”. Questo, però, vale per tutte le parole, anche l’antisemitismo, che non può essere brandito come una clava contro ogni tentativo di accertare una verità che ormai, dopo i bombardamenti mirati sulle scuole dell’ONU, si rivela a dir poco angosciante. Si nomini, quindi, una Commissione d’Inchiesta internazionale e si accerti se a Gaza l’esercito israeliano ha commesso bestiali crimini di guerra, colpendo volutamente i rifugiati protetti dalle Nazioni Unite; l’accusa è stata confermata da testimoni oculari, funzionari dell’ONU, i quali non solo hanno rivelato che gli israeliani erano stati informati per tempo della presenza dei rifugiati, ma che nelle scuole dell’Onu non c’erano né missili, né combattenti, come sostiene Israele, ma gente terrorizzata. Molti bambini, tanti, troppi, qualcosa che fa pensare a un “bambinicidio”. Anch’io ho firmato appelli e richieste di processi per crimini di guerra, ma bisognerebbe approntare e firmare anche un appello in cui chiedere all’Onu di ricorrere a severissime sanzioni internazionali, qualora Israele dovesse rifiutare di collaborare. Checché ne pensino i fondamentalisti filoisraeliani, infatti, in genere le risoluzioni dell’Onu sono per Israele poco più che carta straccia, 


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