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Non sono d’accordo con chi condanna le violenze

Di Davide Falcioni (---.---.---.123) 17 ottobre 2011 19:27
Davide Falcioni

Cosa c’è di agghiacciante in questo articolo? A me sembra una delle poche analisi oneste, prive di ipocrisia. Io ero a roma. Ero a San Giovanni durante gli scontri, a cui hanno partecipato, più o meno attivamente, centinaia di giovani. Non black bloc, sebbene sarebbe consolatorio pensarlo (quelli li ho visti, e non avevano abbastanza palle da andare contro la polizia, se la prendevano con le auto parcheggiate).
Allora: guardiamoci in faccia e diciamoci la verità. Volete sapere che c’era a San Giovanni? C’era una piazza piena di giovani. Precari, studenti, operai. Alcuni erano molto organizzati ed evidentemente si preparavano da tempo. Altri hanno comunque partecipato (chi soccorreva i feriti, chi distribuiva limoni...). Altri assistevano agli scontri, MA NON FUGGIVANO e non fischiavano i "violenti" come ci raccontano i giornali. Chi stava in piazza era una generazione senza futuro. Nulla da condannare. C’è solo da capire e tentare di studiare il fenomeno per arrivare al nocciolo.

Sono l’autore dell’articolo. Ci tengo a precisare che il mio racconto vuole essere la semplice cronaca della giornata. Lungi da me dare giudizi, soprattutto ai famosi gruppi di violenti: l’unico giudizio che è dato è stato "politico": perché continuare a San Giovanni una battaglia priva di finalità. Non condanno la violenza degli scontri. Cerco di capirli e interpretarli e spiego il motivo.

Ho scritto di teppisti. Ho evitato di proposito di parlare dei Black Bloc. Trovo deprecabile bruciare auto che sul mercato dell’usato varranno sì e no 1.000 euro (auto di operai o comunque di poveri cristi). Poi ho raccontato di San Giovanni: a centinaia hanno partecipato agli scontri. Io compreso, che però mi sono rifiutato di lanciare pietre. Ho lanciato al mittente i lacrimogeni, e tanto basta. Alcune decine di loro erano davvero organizzati bene, come una catena di montaggio. chi spaccava le pietre con dei martelli, chi le trasportava e chi le tirava. Non sono black bloc, e non sono teppisti. Sono studenti e lavoratori precari carichi di rabbia. Nessuno fuggiva dalla piazza, nonostante la violenza della situazione. Non ho visto persone fuggire. Chi se ne è andato lo ha fatto dopo aver saputo che l’assemblea si sarebbe tenuta al circo massimo.
E’ consolatorio dare la colpa sempre ai soliti ma bisogna dire la verità. Chi ha partecipato, in modo più o meno attivo, agli scontri, è il mio vicino di casa, il mio collega di lavoro, il disoccupato senza assistenza e senza reddito. E’ l’operaio e lo studente. Basta dare la colpa a pochi violenti. Diciamoci la verità. C’è una generazione che sta riscoprendo, nella battaglia corpo a corpo, l’unico modo per farsi ascoltare. Direi che non è il caso di condannare. Direi, invece, che è il caso di capire questo fenomeno.

Ma a parte questo, c’è un problema più grande. Quante manifestazioni, quanti referendum dovremo fare per essere ascoltati? Se le imponenti manifestazioni democratiche e pacifiche non hanno ascolto, cos’è la democrazia? 


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