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Riotta contro internet

Propaganda: dal latino "cosa da propagare, da diffondere"

Gianni Riotta ha recentemente affermato che "definire la verità(...) non funziona più su internet". (13 gennaio 2009, "Grandi lezioni di giornalismo" presso l’auditorium Parco della musica di Roma). 

Nella medesima sede ha poi stigmatizzato Richard Rortry, il filosofo neopragmatista che, criticando l’idea di una verità come corrispondenza del pensiero con una presunta realtà esterna, legittimerebbe quella che Riotta definisce "l’informazione del XXI secolo, costellata di falsi d’autore", cioe’ internet, "la (cui)verità non ci rende liberi, ci rende schiavi". Parola di Riotta che, in questa "lezione di giornalismo" (!) ci rammenta, bonariamente, pacatamente, che "la verità è moltiplicata ad infinito nel caleidoscopio dei siti internet, deformata dallo specchio astuto degli specialisti della propaganda"; quindi si domanda, per nulla retoricamente, "che resterà dell’opinione pubblica, tramontati i mass media?" E poi, ancora: "che resterà della democrazia senza opinione pubblica critica?" 

Già che c’era poteva domandarsi che ne sarebbe stato del sistema solare senza il TG1, (ovvero ciò che lui intende per "verità ") oppure come potremmo allacciarci le scarpe, la matttina, senza le sue "grandi lezioni di giornalismo" (ovvero ciò che lui intende per "opinione pubblica").

E si, perché questo delirio sulla "verità" sull’ "opinione pubblica" e sul "tramonto dei mass media", recentemente divulgato in uno dei più importanti auditorium d’Italia, di fronte a un’elite pagante e riportato nella "autorevole" pagina della cultura del Corriere della Ser(v)a, merita una riflessione.

Riotta Gianni, colui che afferma che "la verità esiste", è il direttore del tg1, il piu’ seguito tg del Paese con 30 (trenta) milioni, ripeto, 30 milioni, di spettatori.

Riotta Gianni, un giornalista mainstream tra i più famosi d’Italia, già vicedirettore di quotidiani come La Stampa, vincitore del famosissimo (?) European Award col suo libro "il principe delle nuvole" e inserito dalla rivista "Foreign policy" tra i "cento intellettuali più influenti"...al mondo. Al mondo....
Non è mica uno qualunque il Riotta; è una persona importante, omaggiato dal potere e dai mainstream (del potere), ascoltato dalla classe dirigente, che ha bisogno delle sue parole, delle sue "verità" per continuare a dirigere.

Riotta Gianni dice che "i postmoderni hanno torto (perché) la verita’ esiste". E se ci dice questo vuol dire che sa di cosa parla, quindi sa qual’è la verita’. 
Egli possiede, evidentemente, una specie di demone socratico, però al contrario; quello di Socrate, com’è noto gli proibiva il male, quello di Riotta gli dice la "verità".
La verità di Riotta, potrebbe obiettare qualcuno. Sì, diciamo noi, però Riotta e le sue verità entrano tutti i giorni nel cervello di 30 milioni di italiani; tutti i giorni, di tutte le settimane, di tutti i mesi, di tutti gli anni in cui questo "creatore di opinione pubblica" sarà a capo del piu’ diffuso tg nazionale.

Lui che, dall’alto del tg1, dispensa a 30 milioni la verità e noi, in basso, che la "apprendiamo". Questa è l’opinione pubblica che piace a Riotta: quella creata dalla sua "verità". Del resto siamo "liberi"... di cambiare canale.

Se io, poniamo, scendessi in strada a fermare la gente che passa per dirgli che "la verità esiste", la reazione dei passanti sarebbe, credo, quella di arretrare un paio di passi con un mezzo sorriso di compassione o, al massimo, chiamare il 118, ma se sono il capo della propaganda, pardon, il direttore del tg1, allora gli stessi, mi seguono in tv o pagano il biglietto per ascoltarmi o mi leggono sul Corsera. 
Le scienze sociali ci confermano che, in questo campo, l’abito fa il monaco. Assolutamente. (sic)
 
Riotta Gianni: lui millanta un concetto aristotelico della verità, eterno ed immutabile. Usa l’esempio: "la neve è bianca (se la neve è bianca)", ma tanto valeva dirci direttamente che la verità è quella fabbricata e divulgata dagli studi Rai di Saxa Rubra.

In realtà Riotta ha un concetto di verità molto flessibile, adattabile al potente di turno, altro che "immutabilità aristotelica". Il suo è, parafrasando un celebre sociologo, un "servilismo liquido".

Dalle sue parole traspare, nemmeno troppo dissimulata, una nostalgia per i bei tempi andati in cui tutto il sapere era scritto e fissato per sempre; un rimpianto per i quindici secoli di arretratezza e buio culturale succeduti alla filosofia greca, secoli in cui gli amanuensi benedettini copiavano e ricopiavano la "verità", ovvero che la Terra era piatta ed al centro dell’universo e il papa (anche se ricco, divorziato e donnaiolo) infallibile. Tutto era fermo ed immobile, anche perché tutto era scritto. Anche, e soprattutto, la verità. 

Il richiamo di Riotta ad Aristotele ci mostra molto bene cosa intenda per verità la moderna ideologia del potere. 

Certo, vista la "statura" del Riotta c’è da dubitare che verra preso a modello per i prossimi secoli, anche perchè, mentre per sbarazzarci (culturalmente) delle pastoie aristoteliche ci sono voluti secoli, lotte, guerre, processi ai Galileo e roghi ai Giordano Bruno, per smascherare le menzogne e le omissioni del "nostro" ci basta internet.

E qui arriviamo al punto centrale del riotta-pensiero, visto che, a suo dire, "la rete cancella l’opinione pubblica" (corsera, 19 gennaio 2009, pag 31).
 
Questo dice Riotta: "la rete cancella l’opinione pubblica".
 
Affermazioni di questo tipo sono possibili solo in regimi dove vige un sistema dottrinale particolarmente rigido e perfezionato, come l’Italia, Ma non si deve far l’errore di pensare che siano parole in libertà o dette a caso.

In realtà Riotta sa che la maggioranza degli italiani ha solo lui ( e quelli come lui) come fonte informativa e quindi sa che ha buon gioco e il suo delirante soliloquio verra’ metabolizzato e (più o meno) accettato.

Epperò c’è un problema: internet. Internet toglie la maschera a Riotta.
Basta una piccola ricerca su Google per capire chi è Riotta e molte altre cose. Questo è il problema. Questo è il problema.

Per Riotta internet è un grossissimo problema: una catastrofe.

Ce lo spiega lui stesso, nella "grande lezione di giornalismo": "è dura la strada della verità(...)meglio rifugiarsi nelle tenebre, rallegrate da You Tube(...) "nei blog dell’internet (dove)ognuno vede quel che vuole già vedere".
 
Forse queste parole ai più giovani internauti possono far sorridere, ma l’Italia è il Paese con la più alta percentuale di vecchi del mondo: milioni e milioni che si imbottiscono a pranzo e cena di Riotta (e Giordano e Mimun e Costanzo e Fede etc), imparano la "verità" e poi vanno a votare. Non è mica un caso che al comando dell’ "azienda Italia" ci sia un vecchio plutocrate e la sua gang di avvocati e commercialisti a spartirsela.

Internet è un costante pericolo per la video-verità governativa del tg1 (e di tutti gli altri).

Internet e’ uno schiaffo in faccia ai propagandisti di professione. Li ridicolizza!
Inoltre, cosa altrettanto pericolosa, permette alla gente di unirsi e l’associazione è il principale nemico di ogni totalitarismo.

Così come l’Urss, per rendere più credibile la Pravda, doveva sigillare le frontiere, per evitare che la gente comunicasse e vedesse cose che avrebbero potuto incrinarne l’ortodossia, così il regime attualmente al potere in Italia cerca di far sì che la massa si informi solo da fonti "allineate" al potere: i mainstream media.

Del resto, da sempre, il crimine supremo è quello di insegnare allo schiavo a leggere. Non c’è nulla di meglio, per imporre l’obbedienza, che l’ignoranza e la paura, e a questo servono i media mainstream e i Riotta: a mantenerci nell’ignoranza funzionale al potere e darci periodicamente un "nemico".

Nell’era di internet la propaganda governativa sta incontrando serie difficoltà.

La gente comincia ad informarsi autonomamente. Questo, per il sistema, è una tra le peggiori minacce.


Qualcuno potrebbe fare domande. Qualcuno potrebbe impicciarsi in fatti non suoi. Qualcuno potrebbe voler partecipare alla cosa pubblica. Sono queste tragedie, per la casta, che devono essere stroncate a qualunque costo.
Per questo c’e Riotta a capo del tg1. Non per caso.

Sorgono quindi grossi problemi, per chi detiene il comando: come controllare la mente della gente, come fargli approvare le politiche governative, come fare accettare la guerra, la crisi, la disoccupazione, mentre la casta al potere sperpera miliardi e viaggia in jet? A questo servono i Riotta, e per questo internet rappresenta una terribile minaccia al privilegio, alla struttura di potere stesso, perché nessun regime può comunque reggersi senza consenso, nemmeno l’attuale video-fascismo.

Internet è il problema. Ma non si puo’ dire apertamente: questo è un problema, se possibile, ancora più grosso. Allora si cercano pretesti, si spaventa l’opinione pubblica, si sequestrano i blog, si mantiene una legislazione d’emergenza (la "Pisanu 2005). E si usa l’ideologia dei Riotta.

In Italia:
  -nell’ultimo anno, la penetrazione della banda larga per pc è diminuita. E’ un caso?
  - solo il 17% delle famiglie dispone di un pc, a fonte di una percentuale doppia e tripla nel resto d’Europa (specie del Nord ). E’ un caso?
  - vi è la piu’ bassa percentuale europea di terminali pubblici di internet (e si è sottoposti a schedatura). E’ un caso?
 - la legislazione in materia di internet è soggetta a una decretazione antiterrorismo risalente al 2005 e sempre prorogata, che ne limita moltissimo la diffusione. E’ un caso?
 - vi sono stati i casi di sequestro/oscuramento web più clamorosi del pianeta, come per esempio Pirate bay (agosto 2008), Indymedia 2004,2005), Carlo Ruta (2004), per non dire dell’ "Italian crackdown" del 1994, una delle maggiori operazioni di repressione poliziesca della storia del web. E’ un caso?
 - una legge del 2001, la famigerata 62/01, introduce il concetto di "prodotto editoriale" per i siti web, ovvero parifica il web alla stampa e permette di applicare le liberticide leggi italiane sulla stampa, di matrice fascista, anche al web. E’ un caso?
 -esempi di censura governativa si sono visti col pretesto della lotta alle scommesse on line e alla pedofilia in rete: siti oscurati dalla "polizia delle comunicazioni" e arresti di pedoporno on line. Peccato che non si è usato lo stesso zelo contro tutto il resto dell’enorme universo del gioco clandestino o contro, poniamo, la pedofilia vaticana (tollerata, impunita e assente nel tg di Riotta) .

Mi domando: sono tutte coincidenze?

Mi pare evidente che, al di là della retorica mediatica, il potere tema il web, lo percepisca come una minaccia e impronti ogni suo atto alla repressione della libera informazione in rete.

La lotta contro internet si inserisce poi in un contesto che si commenta da solo: l’Italia e’ piazzata dal rapporto Freedom House 2008 al 65º posto al mondo come "libertà di stampa" e tra gli ultimi in Europa. La sua collocazione rientra ancora tra quelle dei Paesi "liberi", ma per il rotto della cuffia: siamo in zona border line, a ridosso di Paesi "parzialmente liberi" e per alcuni anni(2004-2006-2006) siamo stati classificati "paese parzialmente libero", tra la Bulgaria e il Botswana.

Il conflitto d’interessi del plutocrate capo del governo e dei media, la pubblicitaà strutturata per strangolare gli outsider, una legislazione che prevede per i "giornalisti" albo e "reati a mezzo stampa", un’ingerenza politica, (peggio: partitica), nei media, che ha pochi eguali al mondo, fanno si che persino un ente, molto conservatore, come quello sopra citato non possa esimersi dal riconoscere una situazione scandalosa.

In realtà la situazione è di gran lunga peggiore di quella descritta dal think thank statunitense.

In Italia i giornalisti onesti vengono intimiditi con le cause civili milionarie, censurati dai direttori,  cancellati dai media: sono questi metodi molto più sofisticati delle pallottole di moda in Russia e delle prigioni cinesi.

E così mentre c’è un relativo clamore per Anastasia Baburova, l’ultima giornalista recentemente ammazzata in Russia, di Carlo Vulpio, censurato dal Corsera nessuno parla, nessuno nemmeno sa. Entrambi sono stati ridotti al silenzio, una con le pallottole, l’altro con metodi molto più raffinati. La Russia, in tema di repressione d’opinione, dovrebbe venire a lezione da noi.

Per esempio: un conduttore tv intervista un giornalista che presenta un suo libro e, dopo pochi mesi, l’authorithy delle comunicazioni condanna la tv a una multa per "offesa al Presidente della Repubblica". (Mi riferisco alla recente condanna del programma "Che tempo che fa" e all’intervista a Travaglio).

Ma "offesa al re" è anche lo stesso pretesto con cui e’ stato recentemente censurato (e pure arrestato) Ahmed Benchemsi, il giornalista marocchino direttore di un giornale sgradito alle autorità (agosto 2007).

Riguardo ai media, come si vede, siamo molto distanti dalle democrazie liberali e assai vicini al regime marocchino. E non solo geograficamente.

Per questo internet è il nemico.

Ed è il nemico anche per le intelligence dei governi. Nel gennaio 2006 è stato declassificato un importante documento del Pentagono, intitolato: "Information Operations Roadmap 2003" in cui si definisce internet come un "sistema d’arma nemico" e si danno dettagliatissime indicazioni su come comportarsi di conseguenza. Non mi pare di avere mai visto o sentito questa "non" notizia sul tg di Riotta.

In realtà quella di Riotta è solo propaganda. Quelle stesse tecniche di propaganda inventate nel XX secolo da Bernays e dal team della celebre commissione Creel del 1916 negli USA.

Tecniche poi usate da Goebbels in Germania vent’anni dopo.

Tecniche poi massivamente usate, dal secondo dopoguerra in poi, da governi, partiti, multinazionali.

Tecniche per farci dire di sì in modo quasi scientifico, quasi automatico, quasi senza pensare, credendo di pensare: tecniche di propaganda appunto.

Tecniche ben analizzate dal "modello della Propaganda" di Chomsky.

E le usano ancora oggi. Soprattutto oggi. E le usano sempre meglio e sempre di più.

Per questo i Travaglio sono querelati.

Per questo i Vulpio sono censurati.

Per questo internet è un problema.

Per questo la verità deve essere quella del tg1 di Riotta. Fin quando glielo permetteremo, ascoltando la sua verità ovvero le sue menzogne.

Perché la verità non si può avere in tasca. Né la si puo’ trovare.
La verità la si può solo cercare. E quella fatica, di cercare, di camminare, è la nostra dignità e la nostra libertà.

Commenti all'articolo

  • Di Prince de Saint Brown (---.---.---.130) 24 gennaio 2009 10:48

    Basta vedere il TG1 per capire qual’è l’idea di giornalismo di Riotta.
    Teme Internet perchè mette a nudo la costante disinformazione e la propaganda politica del telegiornale da lui diretto.

  • Di http//illupodeicieli.leonardo.it (---.---.---.242) 24 gennaio 2009 11:51

    Per questo sono stato d’accordo con Santoro (che non trovo simpatico) quando ha fatto la trasmissione su Gaza: non è logico imporre ciò che si deve e non si deve dire, o far vedere. Il fatto è che certe cose, come esprimere le proprie idee e opinioni, il poterle diffondere, sono cose che vanno insegnate da piccoli. In più questi diritti vanno anche esercitati: ed ecco che quelli come lui non vogliono permetterlo. Del resto se hai un blog o scrivi qui su Agoravox, ti metteresti al suo stesso livello, il che a lui e quelli come lui non piacerebbe. La tua opinione potrebbe risultare più apprezzata della sua, oltre al fatto che, con immagini o filmati o testimonianze potresti mostrare la "tua" verità. Ora si cerca, anche nella scuola, di inculcare un nuovo senso del rispetto, nei rapporti di lavoro occorre dialogare invece di indicare le proprie rivendicazioni: questo è un modo per tenere la gente a bada, come quello di registrarsi per commentare su siti come quelli di certi giornali che, a dispetto di internet, hanno un sito. Aggiungo e concludo che non c’è tg che non metta in luce i pericoli del web: anche questo denota che si sentono attaccati per bene.

  • Di mabo (---.---.---.85) 24 gennaio 2009 12:38
    Alla fine della lettura di questo articolo, prima di esprimere il mio voto ho letto, come faccio sempre, il risultato del suo gradimento. La mia domanda è “Quale motivo spinge il 13 % dei votanti, (al momento), a votare no ? “. Se si legge bene c’è scritto- Articolo interessante ?-
    Ne deduco che, o quelli che hanno votato no, non lo hanno letto, oppure non lo condividono ,ma certo non si può affermare che non sia interessante.
     
    Cercare di capire dovrebbe essere l’attività principale degli uomini, sembra, invece, che lo sport preferito nel nostro paese sia quello di criticare chi lo fa.
    Con il mio piccolo voto cercherò di erodere la quota del dissenso.
     
    Grazie Maurizio
    Mauro Bonaccorso.
  • Di paola (---.---.---.174) 24 gennaio 2009 13:25

    sono una delle persone che si è espressa con un NO ( intepretato come hai gradito argomentazione e tono dell’articolo? )
    L’argomento mi interessa e avevo molto gradito l’artico precedente di AgoraVox ( Michele Mezza)sulla "lezione" di Riotta.

    Quindi - per quanto mi riguarda - solo una questione di toni ( e di riferimenti dell’autore).

    • Di maurizio carena (---.---.---.230) 24 gennaio 2009 14:19

       per Paola: mi spiace che il pezzo non sia piaciuto.

      avrei altresi gradito delle critiche argomentate, non autoreferenziali, anche solo per potermi migliorare.

       I miei "riferimenti" vengono contestati, ma sula base di cosa? Oggettivamente Freedom House e Noam Chomsky mi sembrano (e non solo a me) abbastanza attendibili. Inoltre uno e’ conservatore e l’altro progressista. A chi dovrei riferirmi? All’obsoleto e screditato auditel, o magari alle informazioni di mainstream come "Libero" di Renato Farina o, perche’ no, al tg4?

      Il mio pezzo e’, essenzialmente, un commento. Cerco di portare le motivazioni che reputo piu’ importanti, nelle mie modeste capacita’. Il suo unico valore, semmai ne ha uno, e di far riflettere. Me per primo.

       Su una cosa concordo con Paola: i toni.
       Forse per uno strascico di quell’educazione borghese che mi hanno inculcato sin da piccolo, cerco quasi sempre di evitare di apostrofare certa gente come si merita, e di far prevalere l’educazione sull’indignazione e la rabbia.
       Hai ragione: Riotta avrei dovuto chiamarlo per quello che e’ ovvero un traditore del giornalismo, un ignobile servo (e complice) di quella vergognosa casta di parassiti al potere in Italia: una casta di delinquenti, inquisiti, indagati, corrotti, corruttori, faccendieri, speculatori, ovvero la quasi totalita’ della classe dirigente, che sta sfasciando l’Italia e che non potrebbe mantenere il potere senza il lavaggio del cervello dei Riotta e dei Rosella, dei Fede. 
      Ma mi piace pensare che, piu’ dei toni, possano gli argomenti. Specie sul web.




    • Di paola (---.---.---.174) 24 gennaio 2009 16:26

      Ci sono differenze di angolo visuale - o di impostazione culturale - che portano a gradire o meno un articolo, credo.
      Ma non è questione "personale" . Oppure questione di migliorarsi eccetera. Lei ha espresso le sue opinioni e ringrazio di aver potuto - come lettrice - esprimere le mie! 

      Per esempio, Travaglio o Santoro - ma anche Chomsky - li evito: tutto qui, in fondo. Solo questo intendevo per toni (e riferimenti )...

      Riotta in quella lezione di giornalismo per pubblico pagante - dal mio punto di vista si è ripetuto ed ha dimostrato di non conoscere la Rete ( commentandola - e demonizzandola- dal punto di vista di un nemico: cioè cadendo, in fondo, nell’errore che imputa ai fruitori della Rete!).
      E quel richiamo alle "tenebre" prossime venture o - al contrario ad un paradiso realizzato - è francamente urtante...

      ps

      Sulla prima pagina del Corriere della sera on line si può leggere Aldo Grasso che - pur su un giornale mainstream - indica quanto i Riotta siano in fondo messi male ( mentre la "radicale personalizzazione del consumo" si afferma. )

    • Di L’apprendista (---.---.---.64) 31 gennaio 2009 20:28

      cosa diredi questa risposta? BRAVISSIMOOOOOOOOOOOOOOOOO. Finalmente un vero uomo che fa onore alla specie UMANA. Veramente grazie a madre natura per aver creato persone come Voi . Forza e Coraggio.Carmelo Capone

  • Di elfine (---.---.---.185) 24 gennaio 2009 13:26

    Un’articolo bellissimo complimenti.ma un VAFFA aRIOTT_ANO 

  • Di pepper90 (---.---.---.186) 24 gennaio 2009 13:53

    ma chi e riotta bo come si fa a vedere il tg1 dove dicono solo cose ridicole e non sono mai obbiettivi grazie a internet si possono sapere le cose come stanno

  • Di Aaron Allegra (---.---.---.176) 24 gennaio 2009 13:55

    Un conto è la critica sul piano filosofico al concetto di verità espresso da Riotta, un conto è la - a mio parere giustificatissima - critica sul valore della sua figura e soprattutto sulla quantità di "verità" che si può trovare nei mezzi di comunicazione di massa soggiogati alla "casta".
    Per quanto riguarda il piano strettamente filosofico, io credo che abbia ragione.
    Certo, da Aristotele ad oggi sono passati secoli, e certamente la teoria della verità aristotelica, o più in generale il "realismo esterno", ha dovuto confrontarsi con le evoluzioni culturali dell’epoca moderna e con le sue scoperte.
    Fatto sta che nel suo concetto di base, quello di intendere la verità come rappresentazione mentale corrispondente ai "fatti", è pur sempre valida. Anzi è l’unica concezione di verità che permette la conoscenza umana. Perchè tentare di conoscere significa presupporre di poter dire qualcosa sulla realtà esterna così come essa è, o perlomeno così come è destinata ad apparirci in base al sistema di percezione umano. Altrimenti, se ogni affermazione è arbitraria e non ha nessuna coincidenza con la realtà, tutto può essere vero e tutto può essere falso a seconda delle nostre preferenze soggettive, quindi che senso avrebbe parlare di "conoscenza"? Che senso avrebbe anche solo tentare un dialogo con gli altri se non c’è nessuna "realtà", nessun terreno comune su cui provare un confronto?

    A parte questo, il problema delle "molte verità" di internet ha qualcosa di reale. Oggi noi siamo portati a confrontarci con eventi che sono del tutto al di fuori della nostra portata fisica e del nostro raggio d’azione, eventi che non possiamo in alcun modo verificare in prima persona. Quindi siamo costretti ad affidarci alle versioni che ce ne danno altri. Come possiamo capire se i loro resoconti sono "veritieri" o meno? Questo vale anche per i mezzi di comunicazione tradizionali come la tv e i giornali, però perlomeno si suppone che l’ordine dei giornalisti debba seguire un determinato codice, e poter essere perseguito penalmente qualora lo violi. Cosa che non accade per la diffusione delle notizie in rete o via blog, su cui quindi non c’è alcun mezzo di controllo che ce ne assicuri la veridicità.
    Ma a prescindere dalla rete, la corruzione e la connivenza con il potere annulla qualsiasi "moralità" o oggettività all’interno dell’ordine dei giornalisti, quindi non possiamo essere affatto sicuri che giornalisti di professione come Riotta o i suoi compari ci dicano il vero e nemmeno che provino a farlo, anzi abbiamo prova del contrario. Quindi decisamente non ha senso che si ponga come il difensore di una verità che, come giustamente dici, non può certo sperare di rappresentare.

    • Di maurizio carena (---.---.---.230) 24 gennaio 2009 16:49

       Respingo il concetto Riotta-aristotelico di "verita’ ".

       Siamo debitori di moltissima parte della nostra cultura e della nostra forma mentis alla Grecia antica, nel bene e nel male: Socrate, la democrazia, la filosofia la tragedia, la schiavitu’...
       Detto questo, l’aver voluto pedissequamente applicare, fino a Cartesio, il ragionamento logico deduttivo, dei tempi di Aristotele, a ogni aspetto della vita, ha rappresentato, a mio parere, un immane regresso culturale.
       Che poi Riotta voglia richiamarsi nel 2009 a certi schemi ideologici lo trovo pornografico.

       E poi quali sarebbero i "fatti" ? Quelli trasmessi dalla Pravda moderna che oggi si chiama tg1? Come la risolviamo? O meglio: potremmo tentare di risolvere la questione, con internet, ma la "verita’ " del regime verrebbe sputtanata. Ecco perche’ Riotta si richiama a una verita’ ideale (la sua). Ma e’ un trucco, anche se ben mascherato.

       La "verita’ " non e’ un luminoso assioma che prende forma nella mente di qualche filosofo ( o di qualche direttore di tg) ma e’, o dovrebbe essere, il frutto dell’osservazione di fatti particolari che, induttivamente, portano a principi generali. Sempre suscetttibili di revisione e modifica. Sempre oggetto di costante critica e dibattito. Si chiama "metodo scientifico" e lo trovo applicabilissimo alle scienze sociali e ai media in particolare. Certo, se la "osservazione dei fatti particolari" e’ quella del tg1, allora stiamo freschi! (Al potere invece va benissimo)

       

       Sul problema della "conoscenza" e della "verita’ " si dibatte da 25 secoli e non si e’ ancora trovata risposta
      .

      Come diceva Popper: "stiamo cercando un cappello nero, in una stanza buia e non siamo nemmeno sicuri che ci sia, il cappello". E Karl Popper passo’ tutta la vita a cercare la "verita’".
       Solo i demagoghi, come ci insegna la storia, dicono di sapere la verita’. Solo le ideologie, come fascismo, nazismo, comunismo, dicono di conoscere la differenza del bene dal male... E sappiamo dove conducono queste filosofie.

       Per questo, a mio avviso, il concetto di "realismo esterno" e’ un controsenso. Di piu’ : una tragedia. Perche’ il problema e’ che ognuno ha il suo realismo esterno, "reale", quindi assoluto, che giustifica tutto. Anche la guerra.
       Al contrario, l’unica cosa che puo’ forse salvarci dalla follia umana e’ il dubbio, la ricerca, il procedere per tentativi, senza neppure pensare di avere la "verita’ ".

       Si, lo confesso, sono un relativista, etico e, alla scintillante visione della "verita’ " riotta-aristotelica preferisco la limitata e confusa visione percettiva dei miei sensi. La mia "verita’ ", precaria, opinabile, magari sciocca, ma mia: che mi creo con la mia esperienza, con la mia coscienza, coi miei sentimenti e che, soprattutto, non rivendica nessuna superiorita’ su nessuno.

       Riguardo poi al fatto di avere un "dialogo" coi mainstream e col tg1 in particolare, credo che sia un caso di umorismo involontario.

       Comunque grazie per il commento.
      Grazie ad ognuno, per ogni commento.
      Questa e’ partecipazione e dove c’e’ partecipazione c’e’ liberta’. E solo in questo caso il mio pezzo avra’ avuto qualche ragion d’essere.


  • Di fosco (---.---.---.19) 24 gennaio 2009 14:35

    Internet potrebbe essere veramente un grande teatro delle liberà, e su quetso il suo articolo ha una qualche ragion d’essere. Purtroppo l’analisi di Riotta è facilitata dal fatto che è usato malissimo, come è usata male la TV, entrambi strumenti molto potenti ma in pasto a degli emeriti imbecilli, o esibizionisti, o disturbati mentalmente, o sfigati, o bugiardi e ipocriti...inutile nasconbere quello che è vero, I blog e quant’altro sono per la maggior parte usati da queste persone, compresi stronzi e pseudo-dongiovanni, oltre che millantatori e imbroglioni che hnno visto in Internet una bel rifugio grazie all’anonimato, in cui possoso espletare le loro attività pruriginose o malavitose senza pagare dazio grazie all’anonimato. La libertà è quella di leggere una marea di cretinnate che si scrivono giornalmente? Lo strumendo è importante, molto importante e valido, è l’uso che se ne fa che è da dementi, e proprio per questo avrebbe in parte ragione Riotta.
    Faccio presente che uso internet, per leggere, informarmi, documentarmi, dibattere, chattare, da circa 12 anni, e da 3 anni per scrivere un blog ...quindi non sono uno che odio questo strumento, tutt’altro.

    • Di Rocco Pellegrini (---.---.---.2) 24 gennaio 2009 14:46
      Rocco Pellegrini

      ma che fastidio le da, ammesso e non concesso che sia vero quello che lei dice, se un incapace, o un fesso gestisce un blog?
      A chi fa male? Al suo gusto estetico o alla sua intolleranza?
      Il blog altro non è che il vecchio diario nella versione tecnologica contemporanea.
      Se ne dicono tante di sciocchezze ne potranno dire qualcuna anche i blog.
      In ogni caso, come per tutte le cose, ci sono blog molto belli e seri, blog professionali, blog culturali, blog di reportage dai fronti di guerra e da paesi lontani, blog scientifici, blog tecnologici condotti da hacker, grandi menti moderne, ecc. ecc.
      C’è tanta qualità in giro basta cercarla con un pò di buona volontà.

    • Di maurizio carena (---.---.---.230) 24 gennaio 2009 18:46
      maurizio carena

       e chi, e con quale autorita’, dovrebbe decidere come dev’essere usato internet? I provider? Le segreterie partitiche? Lo stato (etico)? Perche’ si possono sempre trovare autorita’ opposte.

       Il web dovrebbe essere privo di ogni censura, di ogni ingerenza di qualsiasi tipo. Punto. 
       Nella liberta’ d’espressione non c’e’ via di mezzo. Lo so, cio’ crea diversi problemi, ma e’ il prezzo da pagare alla liberta’ d’espressione, che non conosce vie di mezzo, poiche’ e’ la liberta’ di sentire le voci che non vorremmo sentire. Proprio perche’ non sappiamo dov’e’ la verita’. Se lo sapessimo, allora non ci servirebbe la liberta’ di stampa.

  • Di mariapaola vergallito (---.---.---.109) 24 gennaio 2009 15:44

    Io non credo che possa avere un qualche peso l’opinione su internet e informazione in rete di un giornalista (Riotta) che nel 2009 è a capo del maggiore e più seguito telegiornale italiano (ma in molti casi è solo una questione di abitudine) e che, contemporaneamente, dirige (nel 2009, ripeto) un servizio pubblico di informazione con uno stile vecchio, stantio e noioso. Sembra il giornalista dei Simpson......

  • Di (---.---.---.168) 24 gennaio 2009 17:11

    Eh già perchè la rivoluzione francese c’è stata grazie ad Internet; la schiavitù in america è finita grazie a internet, Hitler è stato sconfitto grazie a Internet; il muro di Berlino è caduto garzie ad Internet e potete continuare come volete su mille esempi e passi avanti della storia...

    Il problema è quel sinistroide (si, sinistroide! vi sembra strano?) di Riotta?
    Mentre grazie, non so, ad un Grande fratello che stiamo evolvendo? e perchè sul web non esiste di peggio del Grande fratello? Ma dai, dove vivete?

    Internet è un potente strumento che solo gli uomini ragionevoli e di buona volontà possono ben usare; gli idioti non avranno mai nulla di sufficiente per evitare di dire e fare idiozie, sullo schermo come sul web.. e ce ne sono tanti, davvero tanti di idioti.

  • Di vorreicapire (---.---.---.28) 24 gennaio 2009 18:04

    Il senso generale degli argomenti trattati dal Signor Carena mi ha senz’altro fatto riflettere; noto però che l’impostazione, se pur basata su accettabili considerazione filosofiche, tende a considerare solo l’operato di Riotta partendo da una idea politica avversa, ben precisa e schierata; è evidente allora che una qualsiasi persona con idee speculari e contrarie potrebbe affrontare un tema simile mettendo in dubbio l’operato di tanti giornalisti di sinistra che presentano fatti in maniera alterata e non veritiera: nessun giornalista di sinistra ha mai scritto che Hamas manda a morire i civili, donne, anziani e bambini, sotto le bombe, pur di passare da vittima; il discorso potrebbe poi essere ampliato considerando che alla tv italiana sono in maggioranza i programmi di sinistra con giornalisti altrettanto schierati, contrapposti a quelli citati nel blog e contesto pertanto l’assunto che Riotta sia in grado di manipolare la mente di milioni di persone. Osservo inoltre che si parla con grande scherno e supponenza del ’regime’ berlusconiano senza per altro avere idee propositive su chi e come potrebbe togliere questo Paese da questa tanto vituperata situazione e nei fatti è dimostrato che la controparte politica è pessima, non liberale e non in grado di governare. Internet apre nuovi scenari e senz’altro giocherà un ruolo determinante nella comunicazione del futuro, per il momento peremette a tutti di dire una propria verità; questo può senz’altro aiutare ad allargare il livello di comunicazione e conoscenza delle persone..ma il problema di una verità è e rimane importante; tutto è in divenire ma non si può vivere senza regole.

  • Di anonimo ex veneziano (---.---.---.130) 25 gennaio 2009 03:17

    Quando piccolo e mi piaceva molto leggere che non avevamo neanche la radio. Mia madre affermava che la carta si lascia scrivere. Propio come oggi. E dico io, non solo la carta ma internet si lascia "scrivere". certamente anche la televisione si lascia trasmettere, qualsiasi essa sia, e ripeto anche non molto forbito di linguaggio, Maurizio Carena dice anche con il dono di non essere telegrafico, quello che intendeva dire una donna con poca istruzione (terza elementare):Mia madre. Ora dirò una frase famosa passata alla storia di un tal Peron, presidente di una nazione: "La unica verità è la realtà". E io mi domando. La realtà di chi?

  • Di anonimo ex veneziano (---.---.---.130) 25 gennaio 2009 03:32

    Aggiungo, la democrazia ebbe a dire qualcuno: È il peggiore sistema di governo, salvo tutti gli altri sistemi.
    Chau.
    PS a ora riccordo chi fu, quel inglese che fece affondare una nave USA facendo credere che furono i tedeschi. Cose di alta politica, mah...

  • Di Gloria Esposito (---.---.---.80) 25 gennaio 2009 16:22

    Quest’articolo mi è piaciuto tantissimo.Internet è un preziosissimo strumento perchè mette sul piatto un’infinità di possibilità di scelta a dispetto della realtà italiana che ne è molto carente(e ubbidisce spesso ad un sol padrone).Inoltre Internet responsabilizza le persone,nel senso che per esercitare bene questo "diritto di scegliere" si deve avere la voglia di maturare una concenzione amplificata rispetto al proprio modo di pensare e soprattutto si deve avere la voglia di imparare,ricercando la propria verità.
    E’ la stessa differenza che passa tra un bambino piccolo ,che non capendo, deve necessariamente essere instradato e deve ubbidire e un uomo,che attraverso la maturazione e la responsibilità ,forma la propria coscienza imparando a godersi la propria libertà.
    Coloro che si sorbiscono solo i tg e i giornali sono degli infanti,chi si destreggia in rete cresce o almeno ci prova.
    Saluti

  • Di Fabio Barbera (---.---.---.22) 25 gennaio 2009 20:23

    L’email del riottoso Riotta (figlio del Giornale di Sicilia) è g.riotta@rai.it

    Facciamo una cosa alla Grillo: tempestiamolo di e-mail! Facciamo sentire che il popolo del citizen journalism c’è e ne ha piene le scatole!

    Saluti

    Fabio

  • Di Fabio Barbera (---.---.---.22) 25 gennaio 2009 20:25

    L’e-mail del riottoso Riotta (figlio del Giornale di Sicilia) è g.riotta@rai.it

    Facciamo una cosa alla Grillo?: tempestiamolo di e-mail! Facciamo sentire che il popolo del citizen journalism c’è e ne ha piene le scatole!

    Saluti

    Fabio

  • Di Michele Mezza (---.---.---.173) 26 gennaio 2009 19:00

     dopo aver scritto il mio commento all’exploit di Riotta, credo sia stato forse il primo su agoravox, sono partito per un viaggio che mi ha tenuto lontano perfino dalla rete, e riemergo solo in queste ore e contrmplo l’alluvione di posizxioni. Mi sembra di per se’ il miglior commento a quanto e’ stato scritto. Immaginiamo dieci anni fa cosa sarebbe accaduto: il direttore di un potente giornale o TG scrive la sua posizione e tutti gli altri rimangono a rodersi il fegato, magari telñefonando a qualche amico per sfogarsi. Oggi siamo in una fase in cui gli utenti di un media diventano essi stessi media, e si costituiscono, nel bene o nel male, in controparte. E la cosa deve davvero rodere molto a chi aveva un monopolio incontrastato. Ma non voglio ritornare sul tema piuttosto voglio proporre ad Agoravox e mediasenzamediatori.org di prendere in mano il dibattito sviluppatosi e lanciare un vero forum internazionale: usiamo come data il 17 febbraio, anniversario del rogo di Giordano Bruno, uno che aveva intuito l’esistenza di "infiniti mondi" rompendo ben altri monopoli. Allora il 17 fenbnario grande forum sul giornalismo radio televisivo e la rete, cercando di coinvolgere i blogger piu’ attenti e stimonalnti nel mondo. Magari da l’, se va bene, potrebbe partire un modello di network tipo giornalisti senza frontiere per la sanit´dell’informazione. Che dite? we can ?

  • Di L’apprendista (---.---.---.64) 31 gennaio 2009 20:20

    Buonasera, mi ero messo a leggere questo articolo con sospetto , della parola agorà si sta servendo la setta cristianista cattolicista pedofila, poi sono arrivato al parafrago che spiega quello che gia so : la complicita con i preti pedofili di questo governo fascista, mafioso ,separatista, e dei suoi lacchè pseudo giornalisti , è stato a quel punto che vi ho messo tra i siti preferiti. Cosa dire ? Grazie a madre natura per aver creato gente come Voi che date dignità alla specie umana. un saluto affettuoso . Carmelo Capone

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