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Mala ricostruzione a L’Aquila. Dagli “sciacalli” alle “serpi in seno”

Prima delle intercettazioni telefoniche che News-Town ha deciso di pubblicare, soltanto un infuocato e improvviso diverbio tra il Sindaco Cialente e il suo ex capo gabinetto avevano osato rivelare una realtà aquilana infestata da ricatti e metodi “mafiosi”. 

In una città come L’Aquila, dove regna l’omertà o, al massimo, il pettegolezzo pruriginoso, ci voleva proprio la beata incoscienza dei giovani giornalisti di News-Town per raccontarci con i fatti cosa si nasconde oltre la rassicurante maschera degli amministratori locali.

Giornalisti dietro i quali non si celano costruttori, imprenditori o proprietari di cliniche che, nelle improbabili vesti di editori, gli suggeriscono cosa è opportuno pubblicare e cosa no. Soprattutto nel caso si tratti di imbarazzanti intercettazioni riguardanti, volenti o nolenti, i loro stessi referenti politici.

Giornalisti, quelli di News-Town, che evidentemente ancora non sono stati cooptati dal “sistema” ricevendo in cambio qualche incarico in enti statali o para statali. Intendiamoci: un “sistema” d’accattoni il nostro che, in un questa devastante e lunghissima crisi economica, trova sempre più facilmente cittadini pronti a svendere la loro libertà di pensiero e parola per un piatto di lenticchie. Perché i veri affari, alla fine, li fa sempre qualcun altro: ossia chi li ha sempre fatti per decenni lucrando sulla nostra buona fede e finendo con l’impoverire l’intera nazione.

Prima delle intercettazioni telefoniche che News-Town ha deciso di pubblicare, soltanto un infuocato e improvviso diverbio tra il Sindaco Cialente e il suo ex capo gabinetto avevano osato rivelare una realtà aquilana infestata da ricatti e metodi “mafiosi”. Quelle reciproche e gravi accuse, in un Paese normale, avrebbero dovuto portare la stampa a far piena luce sulla vicenda e la Giunta eventualmente a dimettersi per decoro. Ma i rapporti internazionali testimoniano come L’Aquila, e il resto d’Italia, siano tutto tranne un Paese normale. E nessuno ha dato molto risalto a quell’inquietante episodio che coinvolgeva i massimi vertici dell’amministrazione cittadina che presto è finito nel dimenticatoio.

Invece della logora retorica utilizzata nelle veline riportate dai comunicati stampa o delle picture opportunity di rito con i sorrisi ebeti ad ogni taglio di nastro, dalle intercettazioni pubblicate da News-Town esce finalmente fuori la vera determinazione e il senso cinico degli affari con i quali alcuni amministratori pubblici curano i propri interessi di bottega prima ancora di quelli dell’intera cittadinanza.

Niente di “illegale”, assicurano i giudici. Proprio le intercettazioni della Sezione Criminalità Organizzata della Questura dell’Aquila testimoniano, però, come l’assessore alle Opere pubbliche della Giunta Cialente, Ermanno Lisi, nonostante l’incarico politico, abbia esercitato una serie di attività nello stesso delicato settore nel quale, come pubblico amministratore, dovrebbe invece tutelare interessi primari della collettività. Rapporti quotidiani tra Assessore e imprenditori locali, con Lisi che forniva precise direttive, agevolato dalla conoscenza di alcuni impiegati in settori nevralgici dell’Amministrazione e della filiera. Nel giugno 2011, ipotizzano gli inquirenti, l’assessore Lisi, in talune situazioni, si sarebbe adoperato per far si che i contributi elargiti dallo Stato per la ricostruzione lievitassero considerevolmente, denunciando in alcune perizie redatte dai collaboratori danni di proposito cagionati, oppure facendo passare edifici fatiscenti o comunque già danneggiati prima del 6 aprile come pratiche del terremoto, al solo scopo di cogliere l’occasione per sfruttare i contributi statali per la loro ricostruzione a vantaggio di persone a lui congeniali, oppure concorrendo nell’attestare artificiosamente il montaggio di gru o recinzioni di cantieri mai realizzati.

Altre volte – sostiene la Sco – sarebbe stato lo stesso Lisi a proporre ai suoi clienti delle soluzioni alternative di dubbia legalità per superare ostacoli legislativi. Si fa riferimento, in particolare, alla costruzione di manufatti provvisori, le cosidette ‘casette’, tornate negli ultimi giorni al centro del dibattito politico. Un vero e proprio business, per Lisi. Almeno, a leggere quanto ipotizzato nell’informativa.

Nel luglio scorso, il Pubblico Ministero Fabio Picuti ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale depositato nel giugno 2011. Le imputazioni, infatti, sono state considerate generiche e prive di quegli elementi che le avrebbero rese sostenibili in giudizio, perché basate esclusivamente sull’ascolto di intercettazioni telefoniche e ambientali. Sulla base dell’informativa, comunque, sono stati aperti 17 fascicoli processuali per verificarne gli spunti investigativi. In moltissimi casi si è arrivati ad archiviazione, per altri procedimenti è stato notificato l’Avviso di conclusione delle indagini, per alcuni si è arrivati alla fase dibattimentale. Solo pochissimi fascicoli hanno portato alla richiesta di emissione di un Decreto Penale di Condanna.

A noi lettori non rimane, quindi, che leggere con attenzione le intercettazioni depositate agli atti e valutare secondo coscienza l’operato di quell’ex assessore che definiva “sta specie di poliziotto che rompe le palle” il personale addetto ai controlli su di una “fantomatica gru” che, come hanno scritto gli inquirenti, avrebbe rappresentato uno dei tentativi di gonfiare le spese dei lavori per lucrare sui finanziamenti dello Stato che avrebbero caratterizzato il modus operandi di Lisi, Ciccone e Ciotti.

Se l’intera Italia si è scandalizzata a sentire le intercettazioni della cricca che la notte rideva, definendoli degli “sciacalli”, leggendo le intercettazioni dei nostri politici e imprenditori ci viene più di un sospetto che a L’Aquila, in realtà, si nascondano ancora molte “serpi in seno”.

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