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La lotta alle emissioni: un’eccellenza europea

Torniamo a occuparci di ambiente dopo l’ottima analisi di Verdiana Garaunei giorni scorsi, presentando una nuova collaboratrice, Anna Luana Tallarita, che oggi scrive del fatto che l’Europa sia, in una fase cruciale, all’avanguardia nella lotta alle emissioni nocive. E che siano altri i Paesi da cui attendere miglioramenti.

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É di questi giorni la richiesta di porre delle tasse green sui voli. C’è il rischio concreto che queste tasse possano incidere negativamente, lo dice l’associazione dei consumatori, sul turismo. Ma guardiamo la situazione ambientale attuale, riguardante il surriscaldamento della temperatura e gli ultimi dati che sono stati rilevati, in Europa e nelle Nazioni extraeuropee. Moltissima contraddizione si nota nella polemica aperta in merito alle politiche ambientali. Segnata da disparità di trattamento, sia fra il mondo occidentale in confronto a l’India e la Cina, e sia per l’assurdità nel richiedere ulteriori sacrifici, ai contribuenti, da parte proprio di spietate multinazionali per i loro errori. Che per decenni hanno completamente ignorato le conseguenze di politiche mancate nel rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali. Questi grandi movimenti spinti da un’enfasi giovanile poi non così tanto spontanea, nascondono forse ben altro. Innanzitutto la mancata comunicazione delle reali condizioni ambientali.

Probabilmente gravi danni sono già stati protratti nel tempo, di cui già oggi si pagano le conseguenze, particolarmente rilevanti nel surriscaldamento globale della temperatura, ma probabilmente chissà quanti altri dati non vengono assolutamente dichiarati. Poi si parla tanto dell’Europa ma viene non obiettivamente considerata la situazione dell’est del mondo. Infatti l’Europa, in base alle indagini sviluppate dal Global Carbon Project, ha condotto un piano di politiche ambientali che nel lungo periodo, degli ultimi 20 anni, che si è manifestato vincente. Presentando un calo del -16% sulla produzione di biossido di carbonoo, circa 3,5 miliardi di tonnellate, derivanti da combustibili fossili, scese del 2,5% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Sono le valutazioni presentate da Eurostat. Che vedono in testa Italia e Portogallo con un calo rispettivamente del 9,5% e del 9,0%. Poi vi sono: Bulgaria (-8,1%), Irlanda (-6,8%), Olanda (-4,6%), Francia (-3,5%).

Pensiamo con particolarità alla Germania, con un calo pari al -5,4%, e che nonostante questo, vede oggi la Merkel impegnata nel tentativo di aumentare il pacchetto di risorse per nuove politiche verdi, ma sempre che vadano a pesare sui contribuenti. Stessa politica che l’attuale governo 5 Stelle PD vuole condurre anche in Italia.

Ma l’UE ha anche stati che presentano un’invenzione di rotta, infatti le emissioni sono salite: in Lettonia (+8,5%), Malta (+6,7%), Estonia (+4,5%), Lussemburgo (+3,7%) e Polonia (+3,5%).
Nulla in confronto alla grave situazione presente in India e Cina dove le emissioni stanno crescendo del 2,7% rispetto al 2017, quasi 10 miliardi di tonnellate di Co2 tra 2000 e 2018.
Questo a causa del continuo uso del carbon fossile per la conseguente crescita economica.


La Cina ha conosciuto un aumento delle emissioni del 4,7% nel 2018.
Così come l’India, nonostante la politica messa in atto sulle energie rinnovabili. Le emissioni di gas serra da combustibili fossili sono cresciute del 6,3% nel 2019.
Ciò nonostante le politiche green compiute nel ultimi due decenni per entrambe le Nazioni. Sia sul rimboschimento, che con l’inserimento di sanzioni per chi non rispetta l’ambiente
Negli Stati Uniti, le emissioni sono diminuite dell’1,2% all’anno dal 2007, ma nel 2018 si prevede un aumento di circa il 2,5%.

Fonti (https://www.agi.it/estero/clima_emissioni_europa-5454286/news/2019-05-08/)
(https://www.earth-syst-sci-data.net/10/2141/2018/#section8)
https://www.axios.com/china-india-us-pushed-carbon-emissions-to-record-levels-in-2018-1b1e171a-d46a-49b7-bc4a-7250942a1a7d.html)
(https://www.forbes.com/sites/trevornace/2019/02/28/nasa-says-earth-is-greener-today-than-20-years-ago-thanks-to-china-india/#693730556e13)

Foto: Pixabay

Questo articolo è stato pubblicato qui

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