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Il Green Pass tra salute pubblica e questioni politiche

E fu così che l’estate 2021 segnò l’inizio della fine dello Stato. Questa tagliente esternazione potrebbe tranquillamente chiudere un capitolo di Storia Contemporanea letto, sui banchi di scuola nel 2050, da studenti pigramente invogliati a studiare gli eventi di questi giorni; prima, però, facciamo un passo indietro per capire lo smottamento governativo – istituzionale che ci sta portando verso questo ipotetico scenario.

di 

 

Nel Gennaio 2020 viene segnalato lo scoppio di una pandemia in Cina ed i governanti occidentali commettono il primo errore, quello di sottovalutarne la portata in quanto intimoriti più dalle ripercussioni economiche che sarebbero derivate dalle chiusure che non dalle ricadute sanitarie. Successivamente viene presa l’unica misura giusta ed adeguata (specie da parte dell’Italia) ossia quella del lockdown che non solo salva migliaia di vite, ma consente al Paese di far calare decisamente la curva del contagio a primavera inoltrata.
Da quel momento in poi, occorre essere sinceri, soprattutto nel nostro Paese (ma anche nel resto del mondo liberale) non ne è stata più azzeccata una e si è sbagliato tutto il possibile: poco è stato fatto per mettere in sicurezza la Scuola (con le opposizioni colpevolmente abili nell’alzare il livello dello scontro ai danni di un Governo già in stato confusionale e che avrebbe meritato unità e non bordate gratuite), ancora meno è stato fatto per contenere o evitare quegli sporadici focolai estivi che sono stati la scintilla della nuova impennata autunnale (perché le grandi feste estive? Perché agli italiani è stato concesso il viaggiare all’estero importando il virus? Perché lo scarso tracciamento denunciato più e più volte?).
L’immobilità estiva ci ha così portato ad una seconda ondata autunnale arginata ancora una volta in ritardo (le zone colorate sono entrate in vigore solo tra fine Ottobre ed inizio Novembre ad ormai più di 20mila casi giornalieri) e costataci ulteriori sacrifici, sempre a causa delle questioni economiche e di quelle continue lamentele, caratterizzate dalla contrarietà all’imposizione di nuove chiusure, provenienti da un mondo del lavoro contraddistinto dall’irregolarità (secondo l’Inail “l’86% delle aziende ispezionate nel 2020 aveva lavoratori irregolari o in nero”[1]); parliamo, dunque, di leggerezze molto simili a quelle commesse ad inizio pandemia[2] (stupisce sempre riascoltare la lungimiranza di certi personaggi), ma questa volta estese all’intero Paese e senza l’attenuante della novità. Nulla di cui sorprendersi dal momento che senza il finanziamento pubblico ai partiti l’unica fonte di sopravvivenza, per questi ultimi, rimane legittimamente quello privato (che di certo non ha interesse ad investire a fondo perduto); non dovrebbe lasciare stupiti, perciò, ascoltare continuamente esponenti politici, indipendentemente dal colore d’appartenenza, parlare quasi ed esclusivamente di imprese, partite Iva e professionisti, con pochissimi cenni ai lavoratori dipendenti “vittime”, in quest’ultimo periodo, di misure votate alla “crescita” quali l’allentamento del Decreto Dignità, lo sblocco dei licenziamenti (in assenza della promessa e mai arrivata riforma degli ammortizzatori sociali) ed il continuo martellamento mediatico volto a disinnescare un Reddito di Cittadinanza che, dati alla mano, ha permesso a tante famiglie di non affondare economicamente nei mesi più duri di questa pandemia[3].
In tal senso, secondo un nuovo adagio, la gente dovrebbe soffrire, rischiare e provare ad impegnarsi e poi, solo ed eventualmente alla fine, essere aiutata dallo Stato (esternazione che, in un Paese come il nostro caratterizzato dall’assenza di funzionamento dell’ascensore sociale[4], mi rimanda ad un passaggio tratto da un libro scritto dal premio Nobel Stiglitz secondo il quale “i neoliberisti fautori dell’Euro direbbero però che la perseveranza paga: la redenzione passa attraverso la sofferenza”[5] – degli altri – aggiungerei per maggior precisione, visti gli egregi risultati raggiunti dalle politiche neoliberiste[6]).

Superato l’inverno 2020/21, caratterizzato da un mezzo lockdown che ha provato ad accontentare tutti (“chiusuristi” ed “aperturisti”), non riuscendo ad accontentare nessuno (lo stile democristiano di questo Paese continua a non cedere il passo), siamo arrivati alla bella stagione ed è proprio qui che si è consumato il fatale errore, almeno per chi scrive.
Nota, ai più, l’iniziale e difficoltosa fase vaccinale di inizio primavera si è poi cominciato a procedere speditamente, ma in maniera confusionaria, prima arginando, poco e male, la psicosi da effetto collaterale, poi facendo scattare un balletto insensato sui limiti d’età relativi alla somministrazione di alcuni vaccini, con conseguente rimpallo di responsabilità tra Stato e Regioni, salvo poi virare su una determinata tipologia di vaccino ed andando a generare ulteriore caos sulla data del richiamo (21 o 42 giorni), sulla bontà della modalità eterologa e sulla fattibilità dei richiami da svolgersi durante le agognate vacanze (prima sì, poi no, poi di nuovo sì, poi forse).
Tutto questo è accaduto durante lo svolgimento di Euro 2020 che, nel mentre, assiepava negli stadi e, soprattutto, nelle piazze centinaia di persone urlanti poco controllate e molto poco provviste di mascherine, mentre gli sfortunati partecipanti ai concorsi pubblici si vedevano costretti a tornare a svolgere le prove in presenza rispettando le seguenti regole: 1) tampone svolto almeno nelle 48 ore antecedenti il concorso (ovviamente a carico del concorsista che, da probabile disoccupato, si trova/vava aggravato di ulteriori spese oltre a quelle relative agli spostamenti utili a raggiungere la sede concorsuale), 2) obbligo di mascherina durante la prova, 3) tampone richiesto anche ai vaccinati[7] (quest’ultimo punto avrebbe pure una sua logica dal momento che un vaccinato/contagiato potrebbe trasmettere il virus ad un non vaccinato, ma allora perché permettere a solamente vaccinati e solamente tamponati, entrambi in possesso di green pass, la convivenza all’interno dei luoghi di ristorazione? Se il fine dovrebbe essere quello di contenere il contagio, perché un vaccinato, potenzialmente positivo, dovrebbe poter sedere accanto ad un tamponato/non vaccinato all’interno di un ristorante dove la mascherina non può ovviamente essere indossata durante la consumazione? Non sarebbe più logico rilasciare il green pass esclusivamente a vaccinati e guariti dal covid? Probabilmente no, altrimenti si ridurrebbe la platea dei potenziali clienti del settore ristorazione e categorie simili, perciò il motivo di questa decisione illogica avrebbe di nuovo riflessi economici, gli stessi che hanno portato ad una ritardata e poco riuscita gestione del contagio durante le prime due ondate).
Detto delle scrupolose prescrizioni previste per i concorsi pubblici che hanno comportato sacrifici per i partecipanti, perché il mondo dello Sport si è invece potuto permettere di avere tifosi liberi di stracciare qualsiasi regola? A tal proposito si legga questa accorata lettera inviata, nei mesi scorsi, dal padre di un concorsista all’Avvenire[8].

Il chiaro messaggio recapitato agli italiani è stato il seguente: le restrizioni valgono per i più poveri, i disoccupati e gli invisibili, mentre per i personaggi noti, i ricchi ed i prepotenti meglio chiudere un occhio.
Di fronte a tanta superficialità, e mancanza di programmazione, si arriva così all’istituzione del green pass, uno strumento nato per agevolare gli spostamenti estivi ed evolutosi in strumento di discriminazione.
Sento il dovere di misurare attentamente le parole, perché mai come oggi si rischia di essere fraintesi e di essere perimetrati insieme a coloro che utilizzano a sproposito terminologie quali “dittatura”; non c’è alcuna dittatura in corso né se ne vede alcuna all’orizzonte, tuttavia occorre prendere coscienza della fine dello Stato ed a seguire svilupperò una tesi personale in tal senso.
Il primo grosso errore commesso, qui a livello continentale, è stato permettere lo spostamento dei cittadini al di fuori dai confini nazionali per motivi turistici. Detto che le vacanze non sono un diritto, sarebbe stato sicuramente più opportuno (ancora di più rispetto all’estate 2020) limitare il più possibile gli spostamenti, poiché con la campagna vaccinale ancora in corso si sta offrendo al virus un assist formidabile nel mutare ulteriormente. A riprova di ciò negli scorsi mesi si è prima ipotizzato che i vaccinati avrebbero eradicato il virus (in pratica ne sarebbero stati schermati pur venendo a contatto con esso), poi si è passati a comunicarne l’impossibilità (anche i vaccinati, pur non ammalandosi gravemente, avrebbero potuto contrarre il virus e trasmetterlo, magari con meno facilità, al pari di un non vaccinato) ed infine si è comunicato un sostanziale livello di sicurezza per i vaccinati con una dose, salvo poi ripiegare, causa variante Delta, sulla necessità di dover completare l’intero ciclo per non rischiare, nel peggiore dei casi, di essere ospedalizzati.
Questi continui cambi di comunicazione sono figli di un inseguimento al virus al quale si è permesso di continuare a mutare (e soprattutto di circolare), mutazioni che con ogni probabilità si sarebbero potute non importare tenendo i confini ben sigillati, in entrata ed in uscita, almeno fino al completato ciclo vaccinale per la maggioranza della popolazione; ciò non è avvenuto, ancora una volta, per motivi economici (turismo) costringendo in sequenza i vari Governi ad estendere l’utilizzo del green pass ben oltre l’ambito per il quale era nato.

Ma, tornando al punto principale, perché il green pass creerebbe discriminazione? Non perché, al momento (accettabile stato di eccezione), vieterebbe a coloro che non ne fossero in possesso di prendere parte alla vita di tutti giorni, quanto perché da temporaneo potrebbe diventare semi – strutturale ed il motivo è presto detto: secondo questo articolo[9] non sarebbe possibile, allo stato attuale, raggiungere un’immunità di gregge e con ogni probabilità il virus continuerebbe a circolare.
E’ allora opportuno tornare a porci una domanda fondamentale: se il virus continuasse a circolare, i vaccini attualmente a disposizione non lo eradicassero (proteggendoci solo dalla forma grave delle malattia) e non fosse possibile raggiungere l’immunità di gregge, che futuro ci aspetterebbe? Le soluzioni sono solamente tre.

1) Obbligo vaccinale per tutti
2) Green pass a scadenza indefinita
3) Fine dello stato di emergenza per “stanchezza” istituzionale

Posto che la soluzione numero 3 è molto improbabile e che la numero 1 genererebbe un livello di scontro, nel dibattito pubblico, ancora più feroce dell’attuale (e nessun Governo vorrà prendersi la responsabilità di imporre la vaccinazione obbligatoria) è evidente che la soluzione numero 2, quella del compromesso, sarà la prediletta.


Perché parlo di green pass a scadenza indefinita? Prima di tutto perché il certificato verde è e rimarrà giuridicamente vincolato allo stato di emergenza indetto dal Governo (prossimo ad una ulteriore proroga), per cui la domanda che dovremmo porci è fino a quando durerà lo stato di emergenza (e con esso il green pass). Quali saranno i parametri che stabiliranno la fine dello stato di emergenza? Il numero di contagiati giornalieri? Il numero delle ospedalizzazioni? E quando esso non venisse rinnovato, detto della possibile endemicità del virus, come si potrebbe pretendere che la popolazione continuasse a vaccinarsi regolarmente (in assenza di obbligo)?
La questione della terza dose è assolutamente fondamentale ed andrebbe trattata ora, non posticipata a data da destinarsi, perché se è vero che questi vaccini a nostra disposizione offrono una copertura a tempo determinato, una corretta programmazione dovrebbe portare ad ipotizzare una campagna vaccinale prolungata per decine di milioni di persone (sbaglia chi sostiene che ciò avvenga già per la annuale campagna anti influenzale, visto che la platea dei vaccinabili, in rapporto al rischio, non può essere la stessa).
Supponendo che lo stato di emergenza cessasse, cosa accadrebbe se i cittadini smettessero di “rinnovare” la vaccinazione? Che il virus tornerebbe a circolare ed il Governo, in quel momento in carica, sarebbe costretto a ripristinare lo stato di emergenza (e quindi il green pass)? Come già anticipavo occorre prendere coscienza di tutto ciò ora e sperare di essere fortunati (quindi che il virus sparisca o si indebolisca a tal punto da non rendere più necessaria la vaccinazione) oppure di scoprire velocemente qualche cura realmente efficace che ci permetta di convivere con il virus senza vaccinazione.

Avvicinandoci alla conclusione dell’articolo è opportuno sottolineare quali siano i motivi che mi stanno portando ad ipotizzare la fine dello Stato: 1) il colpevole ritardo emerso durante la gestione della prima ondata, 2) l’assoluta superficialità mostrata durante l’estate 2020 nel non saper prevenire la seconda ondata, nonostante molti esperti avessero messo in guardia governanti ed opinione pubblica con largo anticipo, 3) l’aver spesso optato per soluzioni di compromesso (con una attenzione sempre rivolta al consenso elettorale) capaci di scontentare tutti, 4) l’aver investito ogni speranza, alzando totalmente bandiera bianca, sull’efficacia dei vaccini, 5) far ricadere ogni responsabilità sul singolo cittadino in riferimento all’acquisizione del green pass.
Quale Stato decide di tirarsi indietro, lasciando al singolo cittadino la libera (?) scelta di vaccinarsi/tamponarsi o “perire socialmente”? Uno Stato sconfitto che non ha più frecce al suo arco e che invia al cittadino un messaggio chiaro: “o green pass o uscita dalla società civile”; vista l’impossibilità di potersi tamponare ogni 48 ore, per i prossimi mesi o forse anni, tale invito potrebbe essere convertito in “o vaccino o uscita dalla società civile”.

Quale Stato potrebbe permettersi di non imporre l’obbligo vaccinale (per non fare la parte del cattivo) riuscendo al tempo stesso ad escludere dalla vita sociale chi, nel pieno delle libertà a lui riconosciute, decidesse legittimamente di non vaccinarsi? La risposta è semplice: uno Stato che avesse a cuore solamente le questioni economiche e risultasse poco interessato o incapace a gestire tutto il resto (istruzione, sanità, giustizia, servizi pubblici, welfare), dunque uno Stato liberale che permettesse, senza intervenire, al più forte di sottomettere il più debole nel pieno rispetto della libera competizione.
Non si confonda lo Stato liberale con la dittatura tanto citata in queste settimane, poiché per imporre una dittatura servirebbe coraggio, mentre oggi di coraggio se ne vede ben poco; inoltre, nel mezzo di questo caos, ciò che è emerge è il logoramento di un gran numero di italiani che, con ormai i nervi a fior di pelle, hanno perso di vista la questione principale (non la pandemia, bensì la ritirata dello Stato) e si stanno sempre più polarizzando: ricchi contro poveri, giovani contro anziani, occupati contro disoccupati, lavoratori autonomi contro lavoratori dipendenti, pubblico contro privato, vaccinati contro non vaccinati.
Da un punto di vista comunicativo va inoltre ammesso che se è vero, ed è vero senza alcuna ombra di dubbio, che attualmente l’unico salvagente a nostra disposizione sia il vaccino, lascia perplessi leggere dichiarazioni più che discutibili, rivolte nei confronti di coloro che, ripeto, legalmente e legittimamente (fino ad obbligo di legge), scelgano di non vaccinarsi[10], tanto quanto risulta discutibile paragonare il certificato verde alla patente di guida o al divieto di fumo nei luoghi pubblici come da più parti detto in queste ultime settimane.
Qualche breve parola, in tal senso, merita di essere spesa: come si potrebbe parificare green pass e divieto di fumo nei luoghi pubblici? Un fumatore che venisse costretto a non fumare all’interno di quattro mura potrebbe tranquillamente uscire, temporaneamente, da esse per poi rientrarvi, mentre un vaccinato non potrebbe restituire il contenuto dell’inoculazione ricevuta; allo stesso tempo è incredibile anche solo pensare di parificare la patente di guida al green pass, poiché in assenza della prima un qualunque cittadino potrebbe spostarsi utilizzando i mezzi pubblici, mentre in assenza del secondo sarebbe quasi totalmente tagliato fuori dalla società civile. Capisco l’intento ossia quello di convincere gli indecisi a vaccinarsi, ma il rischio è quello di ottenere un insperato effetto boomerang.

Soluzioni alternative? Uno Stato con la S maiuscola avrebbe gestito questo virus, sin dall’inizio, con scrupolo e rigore, proseguendo con un attento tracciamento/isolamento dei positivi (non di certo fatto di autoisolamento fiduciario come avvenuto dalle nostre parti) accompagnando, sì, tali misure con il vaccino, ma non basando tutte le speranze su quest’ultimo (come ci comporteremmo nel caso dovesse emergere una variante capace di aggirare l’efficacia vaccinale? Torneremmo alla casella di partenza?).
Dal lato economico, invece, uno Stato con la S maiuscola avrebbe garantito i fondi necessari (per tempismo e quantità, ben più di quanto visto finora, ben più di quanto stanziato, in parte a prestito, dallo striminzito Recovery Fund) a tutti coloro che si fossero trovati in difficoltà economiche durante i vari periodi di chiusure, ma per fare ciò sarebbe stata necessaria quella sovranità monetaria sacrificata decenni fa da uno Stato che iniziò a rinnegare la sua stessa natura.

Provocazione finale (che non vorrei mai si concretizzasse, ma che sarebbe sicuramente migliore di questa attuale ed indigeribile via di mezzo): la cittadinanza dovrebbe prevedere diritti e doveri, ma in carenza dei primi sarebbe forse il caso di sciogliere l’idea di Stato – Nazione all’interno di una sovrastruttura continentale dotata di poteri limitati alle sole questioni economiche, lasciando il cittadino con meno diritti, ma almeno anche con meno doveri, poiché è proprio lo sbilanciamento a favore di questi ultimi che sta esacerbando gli animi, andando ad implementare una pericolosa repulsione verso le Istituzioni e, dunque, verso lo Stato.


[1] https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/19/lavoro-inail-l86-delle-aziende-ispezionate-nel-2020-aveva-lavoratori-irregolari-o-in-nero-con-il-covid-27-di-infortuni-mortali/6266549/?fbclid=IwAR2tY_LM6-rrASzIr_schFKvqRCZg8GNyHXBImEulmSQkqxAkhD37pg8tNs

[2] https://www.facebook.com/ReportRai3/videos/678297499591945/

[3] https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/12/inps-tridico-reddito-di-cittadinanza-ha-salvato-persone-dalla-poverta-durante-la-pandemia/6259027/

[4] https://www.huffingtonpost.it/entry/rapporto-istat-lascensore-sociale-va-in-discesa_it_5efeead3c5b612083c5a128c

[5] J. STIGLITZ, L’Euro, Einaudi, Torino, 2017, p. 101

[6] https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-250_euro_di_sussidi_per_andare_avanti_le_lacrime_di_theodoris_elaltra_faccia_della_medaglia/29278_42538/

[7] Tale obbligo è rimasto in vigore fino a poche settimane fa, ma dovrebbe essere decaduto (o decadere) con il provvedimento di estensione relativo all’utilizzo del Green Pass https://simoneconcorsi.it/tampone-obbligatorio-vaccinati-concorsi/

[8] https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/quei-tamponi-a-raffica-sono-un-assurda-tassa-sulla-speranza-nei-concorsi-p

[9] https://notizie.virgilio.it/immunita-gregge-italia-salmaso-1493791

[10] Per dovere di cronaca va ricordato come, sul Corriere della Sera, il Prof. Burioni abbia ammesso di aver esagerato e che, tornando indietro, non scriverebbe di nuovo il tweet oggetto di polemica https://www.adnkronos.com/covid-codacons-denuncia-burioni-a-ordine-e-chiede-immediata-radiazione-da-albo_5y3A8fNqQnC2yPXuxJ0Wh9 e https://www.corriere.it/cronache/21_luglio_26/roberto-burioni-tweet-no-vax-sorci-non-riscriverei-colpa-mia-d7caa4aa-ede7-11eb-b806-66e6aa5ff564.shtml

 

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