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Amina lascia le Femen: «Sono un’organizzazione islamofoba»

Amina Sboui, è la giovane tunisina di 19 anni appartenente all’organizzazione femminista Femen il cui volto e le cui foto hanno fatto il giro del mondo. La giovane è stata arrestata a Kairouan il 19 maggio 2013, dopo aver pubblicato una sua foto a seno nudo su Facebook e aver “profanato” un cimitero con un tag con la scritta “Femen”. La giovane, che è stata scarcerata il 1° agosto, ha rilasciato un’intervista all'huffingtonpost.fr nella quale dichiara di aver lasciato il gruppo femminista ucraino.

Il 15 agosto ha pubblicato una nuova foto, sempre a seno scoperto con, questa volta, il simbolo anarchico. E racconta perché ha deciso di lasciare l’organizzazione nella quale ha militato.

«Non conosco la provenienza dei finanziamenti dell’organizzazione», è la prima risposta della giovane che racconta di aver chiesto di avere più informazioni a Inna Shevchenko (la leader ucraina del movimento) senza ricevere risposta. «Non voglio stare in un movimento in cui finanziamenti non sono chiari », arrivando ad azzardare: «e se fosse Israele a finanziare?». In più, la tunisina ha inoltre dichiarato che Femen è un movimento islamofobo.

Femem islamofobo. Perché?

«Non ho apprezzato l’azione durante la quale le ragazze gridavano "Amina Akbar, Femen Akbar" davanti all’ambasciata tunisina in Francia, o quando hanno bruciato la bandiera con il Tawhid di fronte alla mosche di Parigi». Si tratta di «simboli che toccano molti musulmani e molte persone a me vicine. Bisogna rispettare tutte le religioni».

Amina si riferisce al fatto che l’invocazione “Akbar”, associata al nome di Dio – “Allah akbar” – è l’inizio della preghiera islamica; allo stesso modo il Tawhid è uno dei principi cardine della religione islamica, l’assoluta unicità di Dio.

Amina prosegue dicendo che, pur avendo apprezzato le azioni che le Femen hanno fatto in suo sostegno, alcune di queste le hanno creato problemi: «Avrebbero dovuto informarsi con il mio avvocato prima di fare certe cose. Alcune hanno aggravato il mio caso: mi è stato aggiunto un capo d’imputazione – “associazione di malfattori” – mentre ero in prigione».

Stando all’intervista, uscita oggi, Amina non avrebbe ancora annunciato alle Femen di voler lasciare l’organizzazione, mentre starebbe pensando di unirsi a Feminism Attack, un movimento anarco-femminista.

«Il problema in Tunisia non è Ennahada (il contestato partito islamico al Governo), né il suo altrettanto contestato segretario, Rached Ghannouchi, ma tutto il sistema». La situazione, secondo la giovane, non cambierebbe se ci fosse un altro sistema politico. E lo si vede con i sit-in al Bardo (la piazza di Tunisi dove i manifestanti anti Governo sono da settimane, Nda).

«Il mio problema non è quello di poter portare una minigonna, so che potrò sempre farlo. Ma che domani una donna possa diventare Presidente della Repubblica, o che nelle zone di campagna non siano sempre le donne quelle che soffrono di più», ha concluso la giovane femminista.

 

La risposta di Femen

Inna Shevchenko, raggiunta sempre dall’Huffigton Post, risponde ad Amina: «Definendo le azioni delle Femen “contro produttive” Amina tradisce le migliaia di donne che, in tutto il mondo, si sono spogliate per sostenerla». Ancora più grave, per la leader di Femen, è il fatto che «Amina con questa decisione fa il gioco degli islamici, che la leggeranno come un atto di pentimento, utilizzandola contro altre donne, in altri Paesi». 

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