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L’Italia perde il treno della ripresa

E’ arrivato il 31 Agosto e con questo giorno terminano le vacanze degli italiani ormai rientrati in gran parte nelle proprie residenze in città.

 

Riparte l’attività lavorativa e con essa ritornano i pensieri e i problemi della quotidianità dimenticati per qualche settimana nella breve vacanza ferragostana.

Da subito si rifanno i conti con la crisi mordente ormai agli sgoccioli come in molti ci continuano a propinare a partire dai più gettonati organi di informazione.

Siamo alla fine del tunnel di quella che è stata la più lunga e pesante crisi del dopoguerra.

I primi raggi di luce cominciano ad affacciarsi in Europa dove in Francia ed in Germania il prodotto interno lordo ha interrotto la sua pericolosa discesa verso il basso accennando ad una prima inversione verso il recupero.

L’ufficio federale di statistica tedesco ha annunciato che nel 2° trimestre 2009 il Pil ha segnato una crescita dello 0,3% rispetto al 1° trimestre 2009, mentre per la Francia l’annuncio è stato del ministero dell’economia che ha diffuso il dato di crescita del Pil di uno 0,3% nel 2° trim.’09 rispetto al 1° trim.2009.

Purtroppo per l’Italia c’è da aspettare un altro convoglio che possa traghettarci verso l’uscita del tunnel e mostrarci segni di ripresa.

Infatti come riporta l’Istat il 2° trimestre ’09 ha segnato per il Pil italiano ancora un calo dello 0,5% rispetto al precedente trimestre.

In questa speciale classifica di quelli che sono ancora nella fase di discesa del Prodotto interno lordo non siamo rimasti soli, anche la Gran Bretagna ha perso nel 2° trim. lo 0,8% del Pil rispetto al 1° Trim e così anche gli Stati Uniti hanno perduto lo 0,3% tra 2° e 1° trim. 2009.

Quindi per il nostro paese non possiamo ancora rallegrarci con i numeri, anche perchè nelle tasche degli italiani soldi non se ne vedono soprattutto ritrovando al rientro dalle vacanze, quei salari che da anni ci fanno stazionare tra gli ultimi paesi in Europa.

A conferma del perdurare della lunga crisi tutta italiana i dati dell’Istat sulla produzione industriale di Giugno 2009 segnalano un –1,2% rispetto al mese precedente, pertanto con il rientro dalle ferie molte piccole e medie imprese potrebbero sorprendere molti lavoratori lasciandoli a casa, questo è il commento dei leader della CGIL.

Visti questi dati potremmo trarre la conclusione che il peggio della crisi potrebbe anche essere passato per alcuni, ma nella maggior parte delle imprese le difficoltà continuano a perdurare non lasciando intravedere per ora spiragli di luce come già invece stà avvenendo in altre nazioni europee.

E così anche per la famiglia media italiana la perdita di potere di acquisto accumulata negli ultimi anni non permetterà di ricominciare il mese di Settembre con rosee previsioni.

Pur proponendoci di attendere l’autunno con spirito propositivo ed ottimismo, troviamo di fronte ad i nostri occhi una realtà ben diversa da quella molto più setosa ed appetibile che vogliono imporci le televisioni di RAI-SET.

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.241) 31 agosto 2009 12:19

    A giugno la Marcegaglia ha fissato in 100 giorni il tempo utile per mettere il salvagente all’economia. La Crisi - Atto secondo era già in scena con tutte le sue problematiche. Abbiamo passato l’estate sballottati tra le disavventure sessuali di chi ha in mano l’interesse collettivo. Ora si avvicina un autunno tanto "freddo" per milioni di cittadini quanto "bollente" per la tenuta della coalizione di governo. Perfino Tremonti riconosce agli economisti (non a sé) l’incapacità di prevedere il futuro. A chi interessa riflettere ... => http://forum.wineuropa.it 

  • Di Rocco Pellegrini (---.---.---.3) 31 agosto 2009 13:22

     Questa ripresa, di cui tanto si ’parla, è davvero strana perchè è una ripresa senza occupazione.
     Se si esclude la Cina e l’India e qualche altro paese asiatico (Vietnam) che pure cominciano a conoscere una sorta di bolla che scoppia, sia negli USA che in Giappone ed in Europa le grandi imprese, soprattutto bancarie, ma non solo, tornano agli utili ma continuano a contrarre l’occupazione, come si vedrà presto in chiara evidenza.
     Un capitalismo che cresce ma riduce la base di occupazione usando l’enorme serbatoio di riserva che offre l’asia è un capitalismo che divorzia con gli interessi generali.
     Quali saranno le conseguenze?

  • Di illupodeicieli.leonardo.it (---.---.---.243) 31 agosto 2009 16:17

    Oltre all’occupazione c’è appunto il potere di acquisto: se lavorando non posso permettermi il necessario, se non posso nemmeno pensare a divertirmi o a ritemprarmi il corpo e lo spirito, possiamo ancora chiamare vita questa? Intendo dire che per tanti lavori si cerca di risparmiare sui costi e a mio parere ne risentono anche i contenuti, ragion per cui, a meno di una superspecializzazione o superconsulenza, se lavori 6 ore al giorno al supermercato, più di un certo tanto non ti verrà riconosciuto. Idem se insegni o fai il portalettere.La gente,che non ha denaro, risparmia su tutto, proprio per il potere di acquisto ridotto a lumicino, ci si attiva per tagliare i costi, il che significa anche non poter sperare in qualcosa di meglio per il futuro...salvo miracoli. Alcuni provvedimenti sono già adottati e da qualche tempo: famiglie allargate, parenti anziani spremuti come limoni (a livello di pensioni e mansioni:come innaffiare l’orto e accompagnare i bimbi a scuola), ma sento anche di giovani che vanno a vivere insieme per ridurre le spese, vanno a pranzo o a cena a casa dei genitori, portano la biancheria a lavare a casa "della mamma". Eppure il criticare che a certe cose,tipo cellulare, non si rinuncia, è seppure vero, un modo di spostare l’attenzione dal vero problema, che non è l’inno nazionale,silvio o i preti pedofili, ma appunto l’assenza di progresso, il costo eccessivo del lavoro a carico dei cittadini, il prezzo dei carburanti e di certi servizi essenziali.Stiamo già comprando nei discount, pratichiamo il fai da te anche in medicina e nelle riparazioni domestiche:non so dove ancora tagliare...Le notizie, a parte qualche fonte precisa, spesso sono raccontate da chi o è strapagato o da chi non può nè deve rispondere no, per cui le info corrette ed esatte difficilmente passano e giungono alle orecchie nostre. Il punto è anche questo: e dopo che lo sai che le cose sono e vanno storte, cosa puoi oltre a emigrare o suicidarti o lasciare perdere?Non siamo più di primo pelo per credere nei meetup o nei movimenti vari o trasversali, le prese per il didietro le abbiamo già ricevute e come aiuti o incoraggiamento, strette di mano e pacche sulle spalle e qualche carezza sui capelli, ma niente di più.

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