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Il governo ed il debito pubblico

La premura di questo Governo in carica nell’arroccarsi su posizioni di contenimento della spesa pubblica, è un atto mirabile e lungimirante.

 

Di fronte ad una crisi economica epocale da una parte che morde tutti i settori e dall’altra un debito pubblico debordante da ogni attività di contenimento, frenare attività di spesa oltre certi parametri di razionalità ed equilibrio è un atto dovuto.

Pertanto tutte le forze politiche ed i movimenti sindacali che richiedono maggiori risorse per il sostentamento delle classi più in difficoltà, di volta in volta vengono portate dagli organi di governo a riflessioni diverse orientate al rigore, come farebbe un padre di famiglia in una situazione di difficoltà economiche contingenti.

Pertanto è d’obbligo questo atteggiamento di fronte allo svolgimento di concrete attività per la riduzione della spesa pubblica.

Purtroppo analizzando i dati, i proponimenti del Governo sembrano essere solo un slogan e ciò risulta dai dati della banca d’Italia comunicati negli ultimi giorni.

Il debito pubblico nel mese di Febbraio 2009 ha raggiunto 1708 miliardi di euro record storico assoluto, superando i 1699 miliardi di euro, record negativo raggiunto lo scorso Gennaio 2009 e già battuto.

Si è, così, confermata una crescita mensile del debito pubblico dello 0,52% ed una crescita stimata su base annua del 5%.

Ciò evidenzia che l’attività di Governo, a partire da riforme delle pensioni, sanità, enti pubblici e ministeri, provincie ed enti autonomi, non ha ancora messo mano alla riduzione degli sprechi e degli esuberi con relativo recupero di risorse come promesso in campagna elettorale.

Oltre al recupero di risorse divenute sempre più necessarie in un momento così difficile per il paese, anche per venire incontro alla ricostruzione dell’Abruzzo, si otterrebe inoltre un’inversione di tendenza nella crescita del debito pubblico ormai avviato ad un imprevisto e pericoloso andamento incontrollato.

Purtroppo ci troviamo in prossimità di una scadenza elettorale importante come le elezioni Europee, pertanto come sempre accade, la classe politica non vuol scontentare nessuno con manovre di recupero strutturali ed eliminazione di ’privilegi’, evitando così la perdita di voti preziosi e rimandando le riforme ad un lontano o prossimo futuro.


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