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Dati sul Cip 6

Per chi volesse saperne di più sul famigerato Cip6, pubblichiamo un interessante articolo di Gemma Contin. Per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo alla sezione documenti del sito. Clicca qui. Cip 6, la truffa infinita ( altraeconomia.it ). Clicca qui.

Dati sul Cip 6

1. In Italia 37 miliardi di euro di aiuti e incentivi previsti in 10 anni (3,7 miliardi all’anno fino al 2017)- e pagati dai cittadini con le bollette dell’elettricità sotto la componente tariffaria “A3″- finiscono, da un lato, alla lobby dei petrolieri, per il riciclo dei residui e dei derivati degli idrocarburi, e dell’altro, al business dei termovalorizzatori, per l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, gli uni e gli altri (scarti petroliferi ed ecoballe ) definiti appunto “energie rinnovabili” in un famigerato provvedimento del 1992 noto In Italia 37 miliardi di euro di aiuti e incentivi previsti in 10 anni (3,7 miliardi all’anno fino al 2017)- e pagati dai cittadini con le bollette dell’elettricità sotto la componente tariffaria “A3″- finiscono, da un lato, alla lobby dei petrolieri, per il riciclo dei residui e dei derivati degli idrocarburi, e dell’altro, al business dei termovalorizzatori, per l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, gli uni e gli altri (scarti petroliferi ed ecoballe ) definiti appunto “energie rinnovabili” in un famigerato provvedimento del 1992 noto come Cip 6.

2. I beneficiari del contributo pubblico sono: l’Enel; la Sarlux, già Enron Dutch, ora al 100% del Gruppo Saras dei Fratelli Moratti (10,8% dei finanziamenti Cip 6); la Isab del Gruppo Erg dei Garonne (10,2%); la Edison della famiglia Falck (41,2); l’Acea-Electrabel (6,3); l’Enipower (4,3); ApiEnergia dei Bracchietti-Peretti (3,4); l’Elettra della famiglia Lucchini (3%); la Sorgenia del Gruppo Cir di Carlo De Benedetti, La famiglia Merloni, l’Asm di Brescia, l’Amga di Genova e Torino, la Hera di Tomasi da Vignano.

3. Contro un numero di convenzioni in essere nel 2006 pari a 393 per le fonti rinnovabili (l’88,1% di tutte le convenzioni sottoscritte) con una potenza convenzionata di 2880 MW (il 35,1%) per una produzione di energia elettrica ritirata dal Gestore dei servizi elettrici di 9,4 TWh ( il 19,2%), le convenzioni per le fonti assimilate sono soltanto 53 (l’11,9%) ma con una potenza convenzionata doppia, di 5332 MW ( il 64,9%) per una produzione di energia quadrupla, pari a 30,5 TWh ( l’80,8%). Dei 6,2 miliardi di euro dei costi per il ritiro dell’energia elettrica prodotta, 1,8 miliardi (il 29%) sono andati alle 393 microconcessioni per fonti rinnovabili e 4,4 miliardi di euro (il 71%) si sono concentrati nelle mani delle 53 megaconcessioni per le fonti assimilate.

La lobby dei petrolieri e chi ha le mani sul business dei rifiuti rappresentano, dunque, poteri forti e concentrati, tanto da essere capaci di influenzare fortemente il governo uscente di Prodi che ha emanato, senza l’avallo del Parlamento, un’ordinanza urgente “per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania“, in cui si dispone che “l’impianto di termodistruzione che sarà realizzato nel comune di Acerra usufruirà delle agevolazioni tariffarie per la vendita dell’energia elettrica di cui al provvedimento Cip 6/1992″, in deroga ai vincoli della Finanziaria 2007 e ai limiti della Finanziaria 2008, che ponevano precise condizioni contro l’allargamento delle maglie per nuovi impianti assimilabili (e proventi Cip 6 da erogare) - N.B. In quell’ordinanaza veniva individuato anche il sito di Chiaiano. -

4. L’Impregilo, che “rischia” ancora di portare a compimento la costruzione dell’inceneritore di Acerra, all’indomani dell’ordinanza di Prodi, ha guadagnato quattro punti percen nelle quotazioni dei propri titoli azioni in Borsa.

5. E’ opportuno precisare che, in alcuni paesi d’Europa, le fonti rinnovabili rappresentano circa un terzo del fabbisogno energetico (Germania e Spagna) mentre in Italia rimangono tuttora una risorsa residuale: 16% dell’intera produzione nazionale (dati che riguardano l’anno 2006 forniti dal Gestore dei Servizi Elettrici); di quel 16% appena il 4,6 riguarda vere fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico, eccetera) e l’11,4% le cosiddette “fonti assimilate”.

Fonte: Gemma Contin, “Liberazione”, 2 febbraio 2008

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