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Bankitalia: i veri numeri della disoccupazione italiana. Ma Sacconi non ci sta

Se ai disoccupati si aggiungono le persone in cassa integrazione e coloro che hanno smesso di cercare attivamente lavoro uscendo così dai conteggi ufficiali, nel secondo trimestre 2009 la quota di forza lavoro inutilizzata era “superiore al 10 per cento”.

Lo calcola la Banca d’Italia nel suo ultimo bollettino mensile, ricordando che il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre era al 7,3 per cento, in aumento di oltre un punto rispetto al 6,1 per cento della media dei tre mesi precedenti. A novembre il tasso era aumentato all’8,3 per cento. In sostanza, Bankitalia sta utilizzando l’equivalente della grandezza U-6 americana.

Secondo Bankitalia, infatti,

«per valutare compiutamente il grado di utilizzo della forza lavoro disponibile, ai disoccupati vanno aggiunti i lavoratori in cassa integrazione guadagni e le persone scoraggiate, ovvero coloro che non cercano attivamente un impiego e sono quindi esclusi dal conteggio ufficiale dei disoccupati, pur avendo una probabilità di trovarlo analoga a quella di questi ultimi. Stimiamo che, in questo concetto ampio, nel secondo trimestre del 2009 la quota di forza lavoro inutilizzata sia risultata superiore al 10% (10,2%), quasi 3 punti percentuali in più del tasso di disoccupazione (7,4%)».

Che è poi quello che vi abbiamo segnalato tempo addietro. Ma non ditelo a Sacconi, mi raccomando. Ma il Bollettino di Bankitalia contiene anche valutazioni sulle condizioni del sistema creditizio italiano. Il flusso di nuove sofferenze rettificate (che tengono cioè conto della posizione del debitore nei confronti dell’intero sistema bancario e non soltanto di un singolo intermediario) in rapporto ai prestiti complessivi, annualizzato e al netto dei fattori stagionali, ha raggiunto il 2,2 per cento, il valore più alto dal 1998. Anche la qualità del credito concesso ai consumatori ha continuato a deteriorarsi: il tasso d’ingresso in sofferenza ha raggiunto l’1,5 per cento (dall’1,3 nel secondo trimestre).

Sulla base delle informazioni preliminari, il peggioramento della qualità degli attivi bancari sarebbe proseguito anche nei mesi di ottobre e novembre. I prestiti alle imprese manifatturiere e a quelle delle costruzioni mostrano il deterioramento più marcato.

Come vi abbiamo segnalato anche in questo caso, il livello di sofferenze creditizie (analogamente al tasso di disoccupazione) è un lagging indicator rispetto al ciclo. Tende, cioè, a deteriorarsi anche quando il ciclo è ripartito. Come abbiamo evidenziato, è in questi casi che le banche tendono a stringere il credito, sul piano del volume delle erogazioni e degli standard di accettabilità dei richiedenti, frenando la ripresa.

Ecco perché servirebbe un intervento fiscale, anche una tantum, per permettere alle banche di aumentare la quota fiscalmente esente degli accantonamenti per perdite su crediti. Naturalmente, essendo il nostro paese in una crisi fiscale conclamata, anche se ufficialmente non si può dire, anche questo intervento non verrà realizzato.

Update – Ovviamente Sacconi non è d’accordo, e Bankitalia diventa immediatamente comunista. Se Sacconi osservasse meglio i sistemi di rilevazione statistica di altri paesi, vedrebbe che l’equivalente della cassa integrazione (cioè il fermo per cause tecniche e di forza maggiore) entra nelle statistiche di disoccupazione in America, che poi è anche il paese che utilizza più grandezze per definire la disoccupazione in senso lato, e la sottoccupazione, cioè U-6, ma non solo. Inoltre, Sacconi dovrebbe farsi spiegare (dall’Istat, che lo calcola) cosa è il tasso di attività, l’equivalente italiano del participation rate americano. Vedrebbe che all’Italia manca circa un punto di disoccupazione. E sempre restando nell’ambito della disoccupazione in senso stretto, il ministro potrebbe tentare di modellizzare quanta parte di quella cassa integrazione, straordinaria e/o in deroga, non sia in realtà disoccupazione mascherata.

Commenti all'articolo

  • Di Renzo Riva (---.---.---.223) 16 gennaio 2010 14:13
    Renzo Riva

    In Italia il tasso di tilizzazione della forza lavora è di 9 punti inferiore alla media europea.
    Italia 38%
    Media europea 47%
    Laonde per cui...
    ...le casse integrazioni nascondono i licenziamenti.

    Le riforme resteranno per sempre un miraggio...
    ...chiunque sia al governo.

    La cartina al tornasole per dire che un governo fa le riforme sarà quando procederà al licenziamento di 500.000 dipendenti statali con assegnati solo dei sussidi di sussistenza.

    Mandi,
    Renzo Riva
    renzoriva@libero.it
    349.3464656

    Ecco quanto scrivevo nell’anno 2004 e qui sotto l’intero testo pubblicato lo 11 novembre 2004 su "Il Gazzettino" fascicolo del "Friuli".

     
    UDINE
    Troppa gente alle dipendenze dello Stato

    Bisogna ridurre il personale in esubero nell’amministrazione pubblica, per liberare le risorse necessarie al finanziamento delle politiche per la riduzione dell’insostenibile pressione fiscale, per la ricerca e lo sviluppo.

    Bloccare il turnover quale toccasana per conseguire i risultati sopraddetti è velleitario e propagandistico. Il fattore "tempo" è sfavorevole, perché la dinamica del turnover è troppo lenta nel produrre i benefici ricercati, poiché i risultati si conseguiranno solo nel lungo termine. Inoltre le necessità di reperire le nuove professionalità sconsiglia quella che potrebbe configurarsi come una nuova rigidità nel mercato del lavoro.

    Ricordo che durante il governo dei sinistri "Prodi-D’Alema-Amato", l’apparato alle dipendenze statali fu sfoltito di 290.000 unità, alla chetichella, senza contrasti sindacali, perché le stesse unità furono poste sul groppone del contribuente, lavoratore o detentore di capitali; nella migliore continuità dell’Iri di Prodiana memoria, con prepensionamenti e incentivi. Si doveva invece licenziare e dare un reddito minimo di sussistenza, come normalmente assicurano molti Stati nostri competitori, europei o extra-europei e taluni anche senza corrispondere alcunché.

    Invece, fino ad oggi, questo governo ha assunto circa 119.000 unità d’impiegati sta-tali (non so se lavoratori). L’industria privata non assistita, che compete nel mercato mondiale, sarebbe fuori mercato qualora applicasse la ricetta statale. Ripeto: chiunque sia al governo dovrà tagliare le spese improduttive per liberare risorse finanziarie, indispensabili per l’innovazione dei nuovi processi produttivi e la ricerca, i soli che possano permettere la competizione nel mercato internazionale e che potranno co-adiuvare politiche di riduzione della pressione fiscale. Invece si continua nel vecchio malvez-zo dell’assistenzialismo ad attività fuori mercato, con costi grandemente maggiori delle politiche di sussistenza per chi sarà interessato dalla chiusura delle stesse.

    E intanto il mercato del vero lavoro langue; quello assistito prospera, compreso l’intra- e l’extra-comunitario. Un appunto alle sofferenze industriali del nostro Friuli. Le odierne vicende delle cartiera Burgo di Tolmezzo ed Ermolli di Moggio Udinese, che operano fuori mercato. In Finlandia sono prodotte bobine di carta con un fronte di 11,60 metri (hanno materia prima, acqua a volontà, centrali nucleari). E giù a far finta di finanziare depuratori che poi non sono realizzati; una maniera surrettizia di finanziare i livelli occupazionali.
    Altro per l’ex-Manifattura di Gemona. Ricordiamo ancora i nomi: Cumini? Comello? Patriarca? Dilapidarono miliardi di Lire d’intervento pubblico, per poi chiudere. E poi ci vengono a dire che serve importare manodopera!
    Facendo mente alla Zona Industriale di Osoppo, dicono niente le esperienze industriali dei gruppi Pittini e Fantoni? Nel "Gruppo Pittini" nell’ anno 1973 si producevano circa 180.000 tonnellate di vergella; nell’anno 1979 circa 360.000 tonnellate, con circa 1500 unità lavorative; nell’anno 1989 circa 700.000 tonnellate con circa 1100 unità lavorative; oggi anno 2004 circa 1.000.000 tonnellate con circa 700 addetti.
    Per non dire di tutte le piccole aziende che operano senza particolari aiuti. Nell’apparato statale invece, nonostante "pensionati baby", scivolamenti, svii e deragliamenti, procedure informatizzate ed altre diavolerie moderne, prosperano i "lavori socialmente in-utili".
    Sempre per la nota teoria: e poi chi vota chi?
    Renzo RIVA
    Buja (UD)

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