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Per mare e per terra: migrare è un diritto, non un reato

Di kindlyreqd (---.---.---.121) 17 ottobre 2018 13:09

Prima arrivano i guerrafondai, che accendono e alimentano conflitti interni in quei Paesi che non hanno un tessuto sociale forte e non parcellizzato, in grado di autodifendersi dai destabilizzatori.

Tutto con la scusa di portare la pace e, soprattutto, la "nostra democrazia" in quei posti incivili.
Poi, a perfezionare l’opera, vengono i difensori dei destabilizzati, che invitano quelle genti (soprattutto i più giovani e forti), ad abbandonare al suo destino la loro patria per venire a costituire la manovalanza sottopagata nei Paesi "ricchi", a condizione però che non pretendano di integrarsi davvero: vengano pure, ma non li voglio come vicini di casa!
Naturalmente, il fatto che tradizioni, culture e modi di vivere di quelle disgraziate popolazioni vadano a farsi benedire e che si disgreghino delicati tessuti sociali di convivenza tra etnie e religioni diverse, faticosamente costruiti nel corso di secoli e, talvolta, di millenni, non è contemplato tra i diritti da salvaguardare.
Il raro coleottero autoctono dell’isola sperduta che rischia l’estinzione per causa della distruzione del suo habitat perpetrata da qualche multinazionale, grida vendetta e smuove legioni di difensori dei diritti degli animali; chissenefrega invece di intere comunità e Paesi che si disgregano sotto i nostri occhi: in fondo, è colpa loro, non hanno saputo accettare la nostra "way of life".
E’ sempre vero il detto "dagli amici mi guardi Iddio .....".
Ma forse gli autori di questo articolo sono in buona fede: magari un tantino troppo concentrati sulla ricerca degli aspetti giuridici a difesa degli effetti, e poco attenti invece alle vere cause del problema.

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