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Una sinistra operaia e sciovinista per fermare la destra?

Di gerardo lisco (---.---.---.37) 11 settembre 2018 10:34

La critica che fa la Alabao è priva di qualsiasi fondamento. Non va oltre l’accusa di rossobrunismo rivolto a quella parte della sinistra che pensa di recuperare categorie come sovranità, patria e nazione in chiave democratica e sociale. Ciò che sostiene è l’esempio della sinistra critica funzionale al sistema capitalista dominante. Pensa di essere contro il razzismo e lo sfruttamento ed invece asseconda e sostiene i processi di espulsione di masse di essere umani dalle proprie terre e dalle proprie comunità In quanto afferma è implicita l’idea che il modello occidentale neoliberale è l’unico possibile. Gli altri modelli culturali, economici e sociali, frutto di secoli di storia e di visione del mondo, non sono accettabili perchè nessuno di essi è in linea con i principi liberal democratici occidentali. Dimentica come ha evidenziato Sen che esiste anche una democrazia degli altri. La classe operaia multiculturale e multirazziale della quale parla presuppone l’accettazione tout court dei valori occidentali e non sono, almeno nel contesto attuale, quelli della solidarietà, dell’appartenenza ad una comunità, della responsabilità verso la comunità di appartenenza che può essere anche la classe sociale. Il modello culturale neoliberale, che trae origine direttamente dalla cotestazione "artistica" del 68 - una attenta lettura degli studi di Boltanski aiuterebbe la sig.ra a capire la realtà, esalta l’individuo, lo stato di classe regolatore, l’idea che ciascuno individuo debba essere imprenditore di se stesso e non certamente della solidarietà di classe o della solidarietà tra appartenenti alla stessa comunità. Ignora volutamente che il riconoscersi in una data classe sociale non è solo l’essere legati a un determinato sistema produttivo, è soprattutto un fatto culturale. Si è classe operaia perchè si è consapevoli di esserlo. La sinistra, della quale mi sento culturalmente di far parte, che recupera la sovranità nazionale e perfino il nazionalismo economico nel senso di de Cecco noto destrsorso, si pone come obiettivo la riconquista del Governo dello Stato e per poterlo fare non deve assecondare le spinte identitarie e minoritarie - farebbe bene a leggere Mark Lilla - individualiste deve essere in grado di esprimere una visione nazionale. A negoziare e a sottoscrivere trattati sono i governi degli Stati - Nazione e non certamente minuscole entità come sono anche le grandi città come Barcellona o Napoli. Se gli Stati nazionali guidati da governi funzionali agli interessi oligarchici non hanno la forza sufficiente per trattare con gli oligopoli figurasi cosa può fare una città per quanto grande. Al contempo non possono essere entità sovranazionali come l’UE ad opporsi al modello neoliberale e agli interessi che esso rappresenta. Non bisogna mai dimenticare che tra gli obiettivi del Trattato di Maastricht c’è la destrutturazione degli Stati nazionali c’è il potenziamento delle regioni. Non a caso l’idea di una UE dei popoli e il diritto alla secessione sia una tesi sostenuta da filosofi di destra: Buchanan, Miglio e in modo diverso de Benoist. L’internazionalismo operaio non ha nulla a che vedere con la globalizzazione, con i no border e il cosmopolitismo. Sono cose completamente diverse ed alternative tra di loro. Il cosmopolitismo ossia la globalizzazione e i no border sono solo l’altra faccia dell’idea che ha come unico fine la riduzione di ogni relazione al mercato. I no border sono implicitamente razzisti. Lo sono quando sul piano economico giustificano l’accoglienza con le pensioni che non possono essere pagate o la mancanza di braccia per la raccolta di pomodori. Gli USA è una dei maggiori Paesi agricoli eppure impiega solo il 3% di manodopera in agricoltura. A costoro sfugge che anche in agricoltura ci sono tecnologie labor saving. La verità è che si preferisce importare manodopera sottopagata perchè data la globalizzazione la maggior parte delle imprese agricole non sono in grado di ammortizzare l’investimento tecnologico iniziale. In aggiunto a questo aspetto bisogna riflettere su un altro dato e cioè che i movimenti migratori, sottolineo migratori, assecondano la logica capitalista che affida al mercato la soluzione delle crisi. Il mercato ragiona secondo la logica del mercato per cui assecondare i fenomeni migratori vuol dire assecondare gli interessi dei ceti dominanti occidentali alleati con quelle dei Paesi di provenienza dei Paesi dai quali traggono origine i flussi migratori. La sig,ra in questione farebbe bene a leggere attentamente Samir Amin. In conclusione di destra e rossobruna non è la Sinistra che recupera Sovranità, Patria e Costituzione ma le Sinistre critica e storica ormai parte integrante della narrazione neoliberale. 


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