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Trump presidente USA: la vittoria del nichilismo

Di Persio Flacco (---.---.---.195) 10 novembre 2016 20:29

Non esageriamo. Nonostante abbiano cercato di farlo passare come un imprevedibile alieno, di Trump si conosce tutto nei minimi dettagli. Infatti, in una campagna piena di colpi sotto la cintura come quella trascorsa tutto quello che i suoi avversari sono riusciti a trovare passando al setaccio fitto la sua vita sono poche cose. Una battuta da caserma (o da spogliatoio) sulle donne, da sbrasone macho (e vorrei sapere quanti maschi non ne hanno mai pronunciate di simili); tasse pagate poco grazie alla normativa vigente, sulla quale anche Warren Buffett (53 mld USD di patrimonio, mica un Trump qualsiasi) ha avuto da ridire, dichiarando che non vuole continuare a pagare meno tasse della sua segretaria; la moglie che è stata clandestina negli USA; la solita accusa di molestie sessuali da parte di alcune donne, da credere sulla parola, ovviamente; le dichiarazioni politicamente scorrette sugli immigrati e sui neri, che in un paese in cui del politicamente corretto se ne ha fin sopra i capelli sono suonate liberatorie come un bel rutto a fine pasto; e che altro? Boh, non mi viene altro.

Certo, sarebbe stato preferibile un altro al suo posto, ma l’establishment politico statunitense non ha trovato di meglio che riproporre la decrepita (in tutti i sensi) Hillary Clinton, già scartata dagli elettori otto anni fa a favore dell’outsider Obama; un candidato civetta come Sanders, che avendo rischiato di vincere le primarie contro la Clinton è stato silurato dal suo stesso partito, quello democratico; una rassegna di personaggi scialbi, privi di spessore e poco credibili, da parte repubblicana. Messi alle strette agli elettori non è rimasto che votare per Trump: l’unico che prometteva di spezzare una condizione che per molti era diventata pesante proponendo un’alternativa.
Più che prendersela con Trump, che non ha fatto altro che intercettare una richiesta di cambiamento lasciata inevasa, si dovrebbe chiedere conto alla elite politica statunitense della sua arrogante autoreferenzialità.
Avendo a favore l’intero establishment, pensava stavolta di poter imporre Hillary Clinton, che in larga misura è un personaggio bipartisan, essendo molto vicina agli ambienti neocon. Ha fatto male i suoi conti, e giustamente sono stati puniti dai cittadini.
E ora cosa farà Trump? E’ un imprenditore, dunque un pragmatico, un organizzatore pignolo, alieno alle ideologie, un uomo positivo. Può darsi che sia un presidente migliore di quanto si pensi. Ovviamente ne parlo da europeo che ha in mente le sorti del suo Paese e del suo continente.

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