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Filofascista a chi? A te! La fine logica del capogruppo alla Camera del M5S

Di Mastrotux (---.---.---.110) 5 marzo 2013 18:29
Sig. Orsatti, condivido buona parte dell’articolo. Sarei stato più clemente in quei passaggi in cui accusa la Lombardi di "sgrammaticatura": sì, magari non sono frasi di leggibilità immediata; magari l’uso della punteggiatura e di qualche congiunzione è discutibile. Ma, con quello che sono abituato a leggere, una forma del genere è grasso che cola! smiley
Comunque, vengo al punto. Secondo me, la Lombardi non è fascista: molto più prosaicamente, ho l’impressione che la "cittadina Lombardi" capisca poco di politica e abbia una cultura/formazione politica molto ridotta.
 
Ad esempio, quando dice che il fascismo ha elementi socialisti, mi vien da rispondere che è la scoperta dell’acqua calda. Mussolini era un ex-socialista, quindi non dobbiamo sorprenderci del fatto che, soprattutto all’inizio, il fascismo possa essere inquadrato come un socialismo totalitario, prima di acquisire le sue peculiarità. Ora, tra un socialismo totalitario e un socialismo "e basta", a questo punto, è banalmente meglio il secondo.
 
Inoltre, trovo veramente pericoloso il dogma della democrazia diretta, nonché l’eliminazione di ogni forma di intermediazione tra cittadino e potere.
Senza divagare, qui mi soffermo solo sui sindacati e mi riferisco ad affermazioni del tipo: "I sindacati non permettono all’azienda e al singolo lavoratore di dialogare". Sì, in qualche caso eccezionale, sarà anche vero: ma è dall’’800, accidenti, che s’è capito che, nel 99% dei casi, il lavoratore, lasciato da solo davanti all’azienda, è semi-indifeso, e che ha bisogno di un’organizzazione con capacità, competenze e numeri per negoziare. Basta vedere, attualmente, la bassissima sindacalizzazione e l’abuso dei contratti precari. Il rischio che intravedo è che si debba ricominciare a parlare di "coscienza di classe", a distanza di 100 anni, come se fosse la prima volta.
Certo, è innegabile che i sindacati fanno molto male il loro dovere. Ma la soluzione è una riforma, l’individuazione dei punti critici, l’inserimento di meccanismi che li risolvano. Non la loro abolizione!
 
Ecco che succede, quando si porta in politica gente che non ha cultura politica, con la scusa del "rinnovamento"!

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