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Uscire dall’Euro: vademecum per ingenui europeisti e fondamentalisti anti-Merkel

Di (---.---.---.89) 14 luglio 2013 18:30

Mi spiace di essere stato critico; non è nulla di personale. Non volevo essere critico con lei ma con le idee espresse, che ricalcano quanto fanno i media di regime. Sostanzialmente fanno terrorismo psicologico, dicendo che l’uscita dall’euro sarebbe un dramma (vedere ad esempio affermazioni di Plateroti, del sole 24 Ore: la benzina costerà sette volte tanto!).

Provo a rispondere con ordine:

1) perché le aziende straniere dovrebbero trovare meno conveniente investire in Italia? Il rischio cambio potrà essere poco noto nelle fasi iniziali, ma dopo potrebbe benissimo stabilizzarsi; se la Loro Piana (appena comprata dai francesi), dovesse avere un utile dopo le tasse del 4%, lo avrà anche dopo. Anzi, potrebbe aumentare, dato che il costo del lavoro potrebbe diminuire;

2) studi quantitativi: il prof. Bagnai studia da trent’anni econometria, applicata proprio a problemi di sostenibilità del debito pubblico; cerchi nel suo sito "elasticità della domanda" e troverà dei riferimenti utili e interessanti; sono proprio gli studi quantitativi che cita lei;

3) perché dovremmo competere con la Cina? Una svalutazione del 25% (secondo Bagnai; 40% secondo Savona) ci metterebbe in posizione migliore nei confronti di Francia, Germania, Usa, ed anche della Cina, ma senza scendere al loro costo del lavoro (almeno spero per me, che lavoro in Italia);

4) così com’è, l’euro avvantaggia la Germania; se noi abbandonassimo l’euro, loro ci rimetterebbero; ma possiamo continuare a tenere vivo un meccanismo che ci impoverisce? Davvero pensa che ci boicotterebbero? Gli conviene? Anche L’Italia è per loro un buon mercato di riferimento. Anche in Germania e soprattutto in Francia iniziano a capire che così non andremo lontano;

5) ho dubitato delle sue competenze di economia perché ha fatto alcune affermazioni che contrastano con quanto credo di avere capito; però l’economia sembra non essere una scienza esatta, quindi è possibile che i nostri riferimenti siano diversi; ad esempio Boldrin, che insegna in una prestigiosa università americana, troverebbe insensate le mie affermazioni. Io trovo più vicini al mio modo di vedere gli economisti che ho citato (Krugman, Stieglitz, Sapir). Non me ne voglia. D’altra parte il taglio dell’articolo mi sembrava più giuridico che economico.

Della parte giuridica mi importa meno: l’euro è una schiavitù, ci porta a dover obbedire alla Merkel; è un disegno neoliberista, mentre io sono un vecchio comunista. Al diavolo i trattati!

7) infine la competitività: la nostra è inferiore, d’accordo, ma tenga presente che la competitività della Germania non si spiega solo con la loro migliore organizzazione e capacità; è anche frutto dei differenziali di inflazione, della compressione dei salari (vedere mini job) e del contenimento dei consumi in Germania.

La invito davvero a leggere, per cominciare, "Il tramonto dell’euro"; e anche "La cura letale", "La trappola dell’euro". Se poi i corsi da lei seguiti a Scienze Politiche le permetteranno di confutare quanto scritto in questi libri, mi scriva pure a sergionoeuro@gmail.com che sarò lieto di leggerla e di cambiare idea.

Cordiali saluti

Sergio 

 


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