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Brindisi: sulla pagina Facebook del sospettato volano le minacce...

Di (---.---.---.63) 22 maggio 2012 13:28

geri, sei convinto - con federico - che il problema sia la forma mentis vendicativa di una certa Italia? 


al di là del fatto che per questo ci vorrebbe un pò di tempo, diciamo un centinaio d’anni, e dunque non è molto pratico, nel frattempo la stampa corretta deve, e ribadisco deve, evitare gogne. 
la giustizia non si fa con la stampa: l’ufficialità intorno agli incriminati può essere circoscritta agli atti giudiziari e solo su sollecitazione diventare di dominio pubblico. 

troppe persone hanno pagato con marchi di infamia gli errori degli inquirenti.
troppa stampa pettegola ci ha marciato.
e troppe politiche del terrore hanno profittato per legislazioni d’urgenza.

quella che andrebbe riformata con battaglie culturali e misure dell’Ordine dei giornalisti è la prassi rispetto alla cronaca nera: gli orrori dell’indotto mediatico di avetrana e perugia dovrebbero bastare come esempi.

nel caso di brindisi giustificherei la bulimia di notizie solo in caso di attentato mafioso: cosa che tra l’altro è stata sbrigativamente esclusa, come pure geri sottolineava, senza calcolare che nell’operazione ’die hard’, dieci giorni prima, erano stati arrestati 16 criminali di mesagne. ma stiamo sicuri che, se così fosse, gli audaci e potenziali spaccatori di teste su facebook non si sognerebbero neanche di mostrare tanta ferocia.

giovanni chianelli 

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