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Politica e armi di distrazione di massa: la campagna elettorale che fu e quella che sarà

Di (---.---.---.35) 20 marzo 2012 17:52

Buona cosa ricordare quanto scritto nell’articolo, che l’italiano, si sa, ha la memoria corta ("passata la festa, gabbato lo santo").

Una cosa però mi chiedevo e, sia ben chiaro, è solo curiosità mia, non un qualche inesistente "dovere" che carico sulle spalle dell’autore dell’articolo: oltre ai "problemi del (recente) passato", quali sono, se ci sono, le idee (possibilmente vincenti o, quanto meno, percorribili) per un futuro?

Mi rendo conto che non è la più facile delle domande. Però... vogliamo iniziare a provare a parlarne? quanto meno a cercare queste soluzioni, se esistono?..

Getto il sasso nello stagno: ridurre il più possibile, fino a farla scomparire, la "flessibilità coatta". Il mercato del lavoro, per chi lo desidera, è sempre stato flessibile quanto basta: è la flessibilità non voluta, figlia della famigerata legge 30 (in Italia: negli USA invece è figlia della new economy degli anni ’80-90), che ha creato buona parte dello stato di cose attuali. Dare delle certezze a chi lavora come dipendente, dirgli che deve preoccuparsi solo del suo lavoro e non, anche, di essere competitivo, credo sia (buona) parte della soluzione.

La competitività sta bene dove è sempre stata: nei mercati e fra i professionisti e gli imprenditori: gente che ha scelto di confrontarsi nell’arena, perdendo o vincendo. Nel primo caso si fanno passi indietro, a volte si fallisce anche. Nel secondo si prendono allori e danari.

Un lavoratore dipendente tutto questo non l’ha scelto: svolge la sua opera giornaliera, nella maggior parte dei casi, lontano dai riflettori, lontano dai premi... e quindi, penso io, anche lontano dai rischi.

Posso quindi capire che, se la "sua" azienda fallisce... beh... anche il dipendente avrà dei problemi, dovrà cercarsi un altro lavoro. Ma diversamente, mi pare un pò "troppo comodo" farlo concorrere ai rischi (flessibilità in uscita) senza però farlo concorrere ai premi. (barca a Porto Cervo, aperitivino a Montecarlo, aereo privato, ecc.)

Peraltro, nel momento in cui l’azienda fallisce, inviterei a confrontare il tenore di vita di un imprenditore e di un dipendente: è molto probabile che l’imprenditore se la passi molto meglio dato che quasi sempre il capitale personale non viene toccato.

Sky


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