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Krugman: "Nessuno capisce il debito", i Nobel per l’economia scelgono la sovranità monetaria

Di (---.---.---.172) 18 gennaio 2012 21:40

Come si forma il debito pubblico?

Quando la moneta era d’oro, lo Stato aveva la sovranità monetaria perché la moneta, sin dall’emissione, era proprietà del portatore. Dei valori monetari partecipava tutta la collettività. Per intendersi sul concetto di sovranità monetaria bisogna risalire a quando gli Stati hanno rinunciato alla loro potestà di emettere moneta e la hanno invece delegata al sistema bancario (ossia a banchieri privati). Ciò risalirebbe al XVII secolo, allorquando le aristocrazie regnanti nei paesi europei si accordarono con i banchieri creditori di tali paesi a che fondassero banche private, a cui trasferire la potestà (dapprima prerogativa dei Re) di emettere denaro, creando in favore di tali banche il monopolio dell’emissione e prestito della moneta, la qual cosa perdura anche oggi ed anzi si è maggiormente consolidata nelle mani del sistema delle banche centrali. Il sistema bancario ben sa che il valore della moneta sta nel “tempo” non nello “spazio”: è una “previsione” e non una “merce”, tanto è vero che la moneta ha un valore arbitrariamente illimitato, anche se il simbolo è di costo nullo (carta). Anche il valore dell’oro non stava nel metallo, ma nella “previsione di poter comprare”. Facendo leva sul riflesso condizionato causato dall’abitudine secolare di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno emesso la moneta con il corrispettivo del debito, cioè “prestandola”. In tal modo le banche non si sono solo limitate ad espropriare i popoli dei valori monetari, ma li hanno indebitati di altrettanto, caricando su di loro il costo del denaro, sin dall’origine. In tal modo gli Stati si sono trasformati da “proprietari” in “debitori” del proprio denaro. I banchieri si sono sostituiti agli Stati con il corrispettivo del debito, cioè “arricchendoli” di “moneta-debito”, la così detta “moneta nominale”. Quando la moneta era d’oro chi trovava la pepita se ne appropriava senza indebitarsi verso la miniera e questa regola valeva per tutti: re, nobili e plebei. Se al posto della miniera sta la banca centrale, al posto della pepita sta un pezzo di carta, al posto della proprietà sta il debito (in quanto la banca emette moneta solo prestandola), allora la moneta circola gravata del debito su cui nasce. Le vicende dei drammi economici, che stanno dilaniando la società del nostro tempo, impongono ormai l’assoluta, inderogabile necessità di considerare nella Costituzione la funzione monetaria dello Stato. All’attuale “arbitrio” dei governatori delle banche centrali va sostituita la “discrezionalità tecnica” di una funzione organica (esattamente definita ed eticamente e giuridicamente limitata e finalizzata al bene comune), svolta dallo Stato. Data la destinazione d’interesse pubblico, la moneta va dichiarata dunque di proprietà dello Stato (e perciò dei cittadini).

 Marianna Vitiello


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