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Riotta contro internet

Di Aaron Allegra (---.---.---.176) 24 gennaio 2009 13:55

Un conto è la critica sul piano filosofico al concetto di verità espresso da Riotta, un conto è la - a mio parere giustificatissima - critica sul valore della sua figura e soprattutto sulla quantità di "verità" che si può trovare nei mezzi di comunicazione di massa soggiogati alla "casta".
Per quanto riguarda il piano strettamente filosofico, io credo che abbia ragione.
Certo, da Aristotele ad oggi sono passati secoli, e certamente la teoria della verità aristotelica, o più in generale il "realismo esterno", ha dovuto confrontarsi con le evoluzioni culturali dell’epoca moderna e con le sue scoperte.
Fatto sta che nel suo concetto di base, quello di intendere la verità come rappresentazione mentale corrispondente ai "fatti", è pur sempre valida. Anzi è l’unica concezione di verità che permette la conoscenza umana. Perchè tentare di conoscere significa presupporre di poter dire qualcosa sulla realtà esterna così come essa è, o perlomeno così come è destinata ad apparirci in base al sistema di percezione umano. Altrimenti, se ogni affermazione è arbitraria e non ha nessuna coincidenza con la realtà, tutto può essere vero e tutto può essere falso a seconda delle nostre preferenze soggettive, quindi che senso avrebbe parlare di "conoscenza"? Che senso avrebbe anche solo tentare un dialogo con gli altri se non c’è nessuna "realtà", nessun terreno comune su cui provare un confronto?

A parte questo, il problema delle "molte verità" di internet ha qualcosa di reale. Oggi noi siamo portati a confrontarci con eventi che sono del tutto al di fuori della nostra portata fisica e del nostro raggio d’azione, eventi che non possiamo in alcun modo verificare in prima persona. Quindi siamo costretti ad affidarci alle versioni che ce ne danno altri. Come possiamo capire se i loro resoconti sono "veritieri" o meno? Questo vale anche per i mezzi di comunicazione tradizionali come la tv e i giornali, però perlomeno si suppone che l’ordine dei giornalisti debba seguire un determinato codice, e poter essere perseguito penalmente qualora lo violi. Cosa che non accade per la diffusione delle notizie in rete o via blog, su cui quindi non c’è alcun mezzo di controllo che ce ne assicuri la veridicità.
Ma a prescindere dalla rete, la corruzione e la connivenza con il potere annulla qualsiasi "moralità" o oggettività all’interno dell’ordine dei giornalisti, quindi non possiamo essere affatto sicuri che giornalisti di professione come Riotta o i suoi compari ci dicano il vero e nemmeno che provino a farlo, anzi abbiamo prova del contrario. Quindi decisamente non ha senso che si ponga come il difensore di una verità che, come giustamente dici, non può certo sperare di rappresentare.


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