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I limiti del capitalismo

Di Rocco Pellegrini (---.---.---.2) 9 dicembre 2008 13:29
Rocco Pellegrini

Innanzitutto qualche precisazione, naturalmente imho.
La crisi che stiamo vivendo non è peggiore di quella del 29. Facendo i conti sicuramente le grandezze in ballo nello squilibrio dei conti sono maggiori di quelle del 29, anche attualizzando o come si suol dire tecnicamente normalizzando i numeri.
Però la differenza sta nel modo con il quale le classi dirigenti del mondo stanno rispondendo a questa enorme slavina di conti sballati.
E’ una discussione che già c’è stata in agoravox sulla crisi gestita e mi sembra di poter affermare che questa crisi si sta gestendo con notevole attivismo nell’iniziativa degli stati in stretto coordinamento tra di loro.
Questo ha già impedito ed ancor più impedirà nel prossimo futuro che caschi il cucuzzaro con le conseguenze sociali che l’umanità conobbe nel 29.
Alcuni analisti, per il momento molto minoritari, considerano che il punto più basso sia stato raggiunto ed interpretano i rimbalzi di questi giorni come l’avvio di una ripresa.
Mi sembrano un pò squilibrati perchè una rondine non fa primavera però, se si tiene conto che i movimenti delle borse anticipano di 9-12 mesi quelli dell’economia reale, ci potrebbe esserci del vero in quel che dicono.
Detto in altre parole la crisi del vecchio potrebbe essere contrastata dal nuovo modello di sviluppo, quello che sta prefigurando Obama.Ma staremo a vedere....
Quel che mi sembra un pò moralistico nel tuo ragionamento è attribuire al capitalismo "la sconsideratezza e superficialità dell’uomo contemporaneo spalleggiata dalla connivenza del sistema bancario".
Questo sistema ha prodotto per quasi 20 anni ritmi di crescita sconosciuti nella storia umana.
Un anno e mezzo fa la nostra stampa si scagliava contro i limiti del sistema bancario italiano, che non finanzia le idee, che vuole solide garanzie sostenendo soltanto chi è già ricco, ecc.
Dunque è mai possibile che si sia così ondivaghi e legati ai fatti contingenti?
Ieri ho letto un articolo
del Corriere della Sera che mi sembra rispondere bene alle ragioni di questa crisi.
Brevemente per chi non vuol prendersi la briga di seguire il link da uno studio riporto l’inzio di questo bel contributo: "I sistemi economici crescono, si sviluppano e crollano con regole del tutto uguali a quelle degli altri sistemi fisici e biologici, ovvero come quelli esistenti in natura e non soggetti alla volontà dell’uomo. Risultato: la crescita crea disuguaglianza."
Ecco questa crisi si spiega così molto meglio, almeno mi sembra.



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