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Premio Oscar per i bilanci delle ONLUS

Di nicoletta cerana (---.---.---.245) 13 dicembre 2010 18:58

Ci si lamenta del fatto che  il Bilancio sociale per le ONG nostrane è  solo un modo per fare fumo e  per gravare le ONG di costi aggiuntivi. E la colpa sembra essere della FERPI, cioè della Federazione delle Relazioni Pubbliche  che promuove l’Oscar del Bilancio e sostiene l’utilità per le ONG di comunicare non solo i risultati economici. La lamentela merita attenzione e una risposta. Ma prima facciamo un passo indietro e cerchiamo di  capire cosa distingue una società a scopo di lucro che opera con fini di profitto  e un’organizzazione senza scopo di lucro che opera con fini di solidarietà sociale. A guardarle con occhio superficiale tra le due organizzazioni non esiste alcuna differenza.  Perché entrambe operano sul mercato e a tale mercato ( rappresentato dai soci, dai clienti, dai fornitori,  dallo Stato etc..) devono rendere conto del proprio agire economico secondo Legge in modo trasparente. Ma mentre  a una società che opera con fini di profitto, per stare nella Legge basta il Bilancio economico finanziario con cui dà  conto ai propri soci  del profitto prodotto (di cui essi  sono beneficiari) o delle perdite  ( alle quali essi purtroppo partecipano) una organizzazione senza scopo di lucro –  che per legge non può distribuire gli utili ma li deve reinvestire nella sua attività – e che opera per fini di solidarietà sociale un semplice bilancio economico finanziario non basta. Non basta perché il Bilancio d’esercizio - che è fatto solo di numeri - non racconta se ha usato  correttamente le sue risorse per il fine sociale per cui è nata, cioè non dice quanti persone che soffrono ha assistito, quanti pasti ha distribuito a chi ha fame, quante nuove molecole ha individuato per combattere malattie sino ad oggi sconosciute, quanti orfani ha accolto, quanti carcerati ha rimesso sulla retta via, quante donne ha salvato dagli strupri e dalle violenze domestiche. Né tantomeno il bilancio economico finanziario racconta come tutto questo è stato fatto e soprattutto con quale benefici e utilità per le donne, i carcerati, gli orfani, i malati , gli affamati etc…. Una ONG  con il Bilancio d’esercizio non può dimostrare la sua utilità sociale. Ma lo può fare con il Bilancio Sociale e lo può fare  anche se è in perdita, perché  il suo fine non è fare utile ma produrre utilità sociale dedicando a  ciò  tutte (e in alcuni casi , più di tutte ) le sue risorse. All’opposto vi sono ONG in utile perché  raccolgono molto denaro dai loro donatori ( e gli italiani sono tra i donatori più generosi al mondo) solo che  poi , anziché destinare queste risorse  ai bisogni della società, lo mettono a capitale per trarne rendite finanziarie con cui sostenere  i loro costi organizzativi  (personale, consiglieri, consulenti , fornitori , mezzi, materiali etc…). Così facendo sono socialmente inutili. Ma se questa loro inutilità sociale  può sfuggire  al bilancio economico finanziario perché i numeri non entrano nel merito della missione, non  sfugge  invece al Bilancio Sociale che entra nel merito del servizio sociale prestato per raccontarlo e misurarlo con parole e indicatori quantitativi e qualitativi che servono a dire, a chi ha donato, se i suoi soldi sono serviti alla società oppure se ha finanziato  promesse non mantenute.

E allora, contrariamente alle voci polemiche, se ne deduce che il Bilancio Sociale - voluto dall’Agenzia delle Onlus  insieme ad una serie di Linee Guida per dare trasparenza a tutti processi di raccolta fondi -  è utile soprattutto alle ONG  e, francamente, molto meno alle meno alle imprese profit che possono prosperare benissimo anche solo grazie alla qualità dei loro prodotti o servizi e senza necessariamente “essere buone”. Poi c’è chi dice che se sei buono vendi di più e se sei sostenibile abbatti i costi di gestione. Ma qui sì che siamo spesso nell’area dei venditori di fumo.

Io appartengo alla FERPI e queste cose le so bene come tutti coloro che ne fanno parte. Noi per primi sappiamo  usare bene, ma anche usare male, il Bilancio Sociale. Solo che se lo usiamo male il mercato ci cancella. Se invece lo usiamo bene il mercato ci apprezza. E oggi le relazioni pubbliche sono uno dei pochi comparti della comunicazione in crescita. Ma allora le relazioni pubbliche vendono fumo o vendono arrosto?

Nicoletta Cerana, responsabile CSR FERPI


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