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Scandalo Telsey. Scajola la sceglie per il Made in Italy mentre licenzia i dipendenti

Di (---.---.---.210) 26 luglio 2010 17:50

Vorrei far notare all’anonimo commentatore che tutte le forme di intervento pubblico sulle imprese concorrono a disegnare la totale mancanza di progettualità aziendale.
Non esistono lavoratori buoni o lavoratori cattivi, semplicemente esistono aziende nate con profili esclusivamente assistenziali e speculativi che vanno alla ricerca continua, assieme agli sponsor politici, di situazioni da adoperare quali ricatto verso gli enti (nel caso specifico, la Provincia di BN) e pretendere continue sovvenzioni o utilità diverse, con il metodo del capitalismo predatorio italiano, quello delle scatole cinesi.

Il ministro Scaiola ha dato al ministero diretto fino a poco tempo fa un profilo di attività esclusivamente impostato a quanto sopra descritto.
Ne conosciamo bene la visione fin dai tempi in cui questi era delfino di Taviani; la differenza tra allora ed oggi - che fa risaltare l’inadeguatezza di quel modello - è tutta contenuta nella "moneta".
Quando Taviani mise in atto procedimenti quali quelli oggi usati da Scaiola, la moneta italiana era la lira, il governo ne determinava la quantità di immissione sul mercato e ne governava i flussi bancari essendo controllore del sistema.
Dopo il Dpr 350 del 27 giugno 1985 firmato dal Presidente della Repubblica più amato dagli Italiani che dopo pochi giorni si dimise,  tutto è radicalmente cambiato in previsione dell’immissione della moneta comune sui mercati.
Quel decreto, privatizzando le banche, indicava anche che non sarebbero più state sotto il controllo dello Stato, ma della Banca d’Italia poco dopo privatizzata anch’essa ed oggi, della B.E.I.
Concludendo può certamente dirsi che la situazione non offre oggi alternative di sorta ad un peggioramento sempre più accentuato del sistema industriale divenuto ormai incapace di progettare profili industriali corretti e sostenibili: ne è un clamoroso esempio la Telsey e le vicende che la vedono protagonista.

L’unica soluzione- altro che "diventiamo tutti imprenditori da strapazzo" come dice il vile commentatore - difficilmente percorribile per mancanza di preparazione, sarebbe una ri-statalizzazione delle vere imprese degne di questo nome, quelle cioè dotate di "valore intrinseco" e con una identificazione di altissima socializzazione.......

Ma i carrozzoni dei sindacati, ormai tutti di comodo e ai limiti della illegalità in quanto vicini all’ideologia padronale, in quel caso, che fine farebbero ?

L’esempio di CGIL, CISL ed il fiore spuntato ad hoc dell’UGT nella vertenza Telsey è stomachevole !

Rosanna Carpentieri


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