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Il trasloco della famiglia "Mulino Bianco": la fattoria nel grattacielo

 

Evviva!!!! Evviva!!!! Ora quell’odiosa famigliola fasulla della pubblicità dei prodotti del Mulino Bianco dovrà traslocare per restare credibile agli occhi dei consumatori.

Non più quindi una fattoria con i campi in mezzo ad una campagna strepitosa ed incontaminata ma sarà "costretta" a vivere in una metropoli gigantesca (New York per esempio) in un grattacielo tutto per loro di almeno 30 piani.

Non ci credete? Eppure se diamo ascolto al progetto Skyfarming e lo riteniamo possibile soprattutto nella misura e nei numeri che il Sig. Dickson Despommier, docente di Salute pubblica e microbiologia alla Columbia University, questi simpatici ed ameni membri di questa tenera famigliola dovranno loro malgrado rassegnarsi.

Il progetto Skyfarming consiste nel voler realizzare grattacieli, anche detti torri agricole, di almeno 30 piani tutti rigorosamente adibiti alla produzione di cibo a basso costo e di basso impatto ambientale.

Tanto per intenderci, parliamo di edifici dove, per es., al quarto piano si allevano i suini, al quinto i polli, al sesto gli ovini ecc... mentre nei piani più alti (quelli più "in", quelli sempre più vicino al famoso attico...) si coltiverebbero legumi, vigne, ortaggi e tutte quelle specie vegetali che hanno bisogno di tanta acqua per crescere e svilupparsi.

Se ne è parlato su Repubblica on line di qualche giorno fa e da lì traggo questo piccolo stralcio per darvi un’idea più precisa di cosa si tratta: "Impostate secondo i più stretti principi dello "zero waste", cioè "rifiuti zero", le fattorie verticali, nel progetto, tendono a utilizzare al massimo le risorse e a riutilizzare gli scarti. L’acqua usata per irrigare i raccolti situati ai piani superiori percolerebbe lentamente verso i piani inferiori per irrigare grano, frutta e verdura mentre i rifiuti - quelli non utilizzati come mangime per gli animali dei piani più bassi - finirebbero nei sotterranei con gli altri scarti organici per essere trasformati, grazie a fornaci termovoltaiche, in "bio-palline" di combustibile ultracompresso che, producendo tanta energia, finirebbe col generare l’elettricità utilizzata dall’edificio".

Anche i rifiuti verrebbero smaltiti in maniera molto pulita attraverso un programma di riciclaggio e ovviamente sarebbero anche ridotti al minimo indispensabile.

Insomma la natura adesso verrebbe presa, "salvata" e preservata in luccicanti Torri d’Avorio o se volete in Arche immobili site nei luoghi in cui l’uomo vuole restare: le grandi aree urbane.

Quindi non spazi aperti ed incontaminati da proteggere, ma gigantesche serre verticali al servizio dei consumatori.



In questo progetto, la famiglia Mulino Bianco avrebbe l’attico, l’ultimo piano, insomma lo spazio più bello, in quanto ultimo anello della catena: l’unico anello nefasto.

Attenzione, il progetto in sè già esiste ma in tono minore ed in luoghi diversi da grandi città: si tratta di piccoli edifici di comunità ecosostenibili dell’Arizona e della California di massimo sei piani.

In quelle aree e con quelle dimensioni il progetto sembra interessante ed ha avuto anche dei risultati soddisfacenti.

L’idea di trasformarlo ed ingigantirlo mi lascia perplesso per varie ragioni.

A parte l’impatto ambientale (alla fine l’uomo costruisce sempre e solo grattacieli giganti dalla forma fallica... problemi? parliamone!) di edifici di tal natura, (che peraltro già esistono e ospitano banche, assicurazioni e magari sono di anche 100 piani ed oltre) vanno considerati i dubbi relativi ad una estremizzazione del progetto quando come sostiene, a mio avviso correttamente, Jeffrey Kaufman, professore di Pianificazione urbana all’Università del Wisconsin a Madison, i sei piani di cui parlavo prima sarebbero più che sufficienti.

Inoltre si dovrebbe vedere, a quei livelli, se il progetto non rischierebbe di risultare antieconomico. Infatti sopra i 200 milioni di dollari di costi nominali il progetto sarebbe in perdita.

Infine, come giustamente si è provocatoriamente domandato Armand Carbonell, direttore del Dipartimento di Pianificazione urbana del Lincoln Institute of Land Policy, siamo sicuri che, afferma lui, «un pomodoro risucirebbe a battere un banchiere per l’affitto di di un grattacielo nella parte sud di Mahattan? Scommetto che il banchiere pagherebbe di più.

Lo credo anch’io.

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