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Il ritratto di un paese che non muta. Non vuole mutare

 

"L’Italia è un paese bello, ma vecchio". Così, il professore di medicina, il "vecchio dinosauro", descriveva al suo alunno, Luigi Lo Cascio, la situazione del bel paese all’interno di quel meraviglioso ritratto di Giordana che è "La meglio gioventù", maestoso film che evoca una raccolta di poesie friulane del Pasolini a sua volta riferitosi ad un raro canto delle "bandiere nere".


Proprio Pasolini, in questi giorni di lettura mi è risultato più contemporaneo che mai. "Lettere Luterane", "Scritti Corsari", "Descrizioni di Descrizioni". Tutti libri scritti tra fine anni ’60 e metà anni ’70 prima che Pier Paolo venga assinanto a sprangate nella notte del primo novembre del ’75. Tutti questi testi si riferiscono ad un periodo storico vecchio di circa quarant’anni. Davvero? Sì, davvero. Ho provato a sostituire alla parola democristiani, spesso ricorrente nei suoi testi, la parola "PDLiani" o "Berlusconiani" che dir si voglia. Risultato: questi libri potrebbero essere stati scritti ieri, oggi, ma la cosa più preoccupante e che probabilmente potranno essere scritti anche domani.

Pasolini descrive il trattamento all’omossessualità, "tollerata", come se fosse una malattia tra le più gravi, rintraccia la presunzione degli intellettuali comunisti e sinistroti, spesso chiusi in una scatola che lacera la poesia della vita masacrandola con una finta oggettività. Paolo descrive Napoli - metropoli - volgare, la Bologna finto-comunista, ma soprattutto il suo genio descrive il "linguaggio delle cose", che oggi come un tempo continuano, inesorabilmente, ad educare i ragazzi come il buon "Gennariello" alla tristezza della vita. Questa è l’Italia. Cambia, ora è arrivato il momento di mettere Pasolini e i suoi ritratti in un passato che non più ci appartiene.

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