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Dai decreti delegati all’autonomia

Ennesima riforma della Scuola: da quella dei Decreti delegati a quella dell’autonomia.
 
I Decreti delegati avrebbero dovuto introdurre nella scuola la democrazia; invece importarono l’assemblearismo, di moda negli anni Settanta, ed il lassismo e segnarono l’inizio di un’inarrestabile decadenza dell’istruzione e del sapere.
Da allora sono passati trent’anni. Cambiano i governi, cambiano i ministri, ma la musica è sempre la stessa e le orchestre pure.
 
Dopo un lungo intermezzo, fatto di corsi abilitanti fasulli, sperimentazioni senza fine, senza risultati e senza controlli, corsi di aggiornamento per furbi e sfaccendati, siamo approdati ai lidi dell’Autonomia. Per predicare il nuovo Verbo fu stanziato un bel gruzzolo di miliardi, e furono mandati in giro, per un biennio, i nuovi apostoli (dirigenti, ispettori, funzionari di ogni livello).
 
Finalmente siamo entrati nella nuova Era dell’ Autonomia e alle scuole è stata affidata la libertà e la responsabilità di organizzare tutto: dai corsi di formazione professionale all’adozione delle più ardite ed avanzate tecniche di insegnamento.
Si può realizzare la flessibi1ità dell’orario di lavoro, delle discipline, e dì percorsi didattici individualizzati, risolvere «i fabbisogni educativi» del territorio, collegarsi con il mondo del lavoro, insegnare la cultura d’impresa e chi più ne ha più ne metta.
 
Nessuno però si è preoccupato di verificare qual è il livello effettivo della preparazione essenziale ed elementare dei nostri giovani.
 
Per i nostri sommi esperti non serve la preparazione; basta fornire ai giovani «metodi» e «moduli» come se fossero scatole vuote da prelevare dagli scaffali di un supermercato, senza riflettere che il sapere è stratificazione di nozioni, nell’acquisizione delle quali la mente umana crea «ipso facto» quelle scatole, quegli schemi per la sistemazione delle conoscenze stesse. La mente crea nell’atto stesso del conoscere metodi e moduli.
 
Ma tant’ è: la Scuola è nuova e l’avvenire radioso.

 
Sono stati ristrutturati i cicli scolastici, cambiati i nomi agli indirizzi di studio, calmierato il prezzo dei libri di testo, stabilite le dimensioni ed il peso degli zainetti. Non importa se i giovani non sanno esprimersi, non conoscono il latino e la matematica, non sanno chi era Napoleone, o dove si trova la Grecia sulla carta geografica. Importante è creare, «progettare» qualcosa, inventarsi le attività più strambe, ridicole ed inutili per la formazione culturale e la crescita spirituale dei giovani.
 
E chi valuterà i risultati di questa nuova rivoluzione? Ma, diamine, nessun soggetto esterno, indipendente autorevole. Tutto sarà demandato all’autovalutazione degli stessi protagonisti. Se si pensa ai risultati dell’autoregolamentazione degli scioperi nei più diversi settori, si comprende quale sarà il risultato scontato: l’autoassoluzione. Il merito come criterio di scelta rappresenta per tutte le corporazioni un fastidioso fattore di disturbo.
 
Diceva Luigi Einaudi che, dopo una tragedia immane come la guerra, i popoli che si risollevano e si riscattano, al di là di ricette economiche dirigiste o liberiste, sono quelli che hanno forza morale, si rimboccano le maniche e lavorano sodo per costruire il proprio futuro.
 
Così una vera riforma della scuola passa attraverso la riqualificazione morale ed economica dei professori e una selezione seria e meritocratica per tutti, dirigenti, docenti, ed alunni.
 
Tutto il resto è illusione, vuota chiacchiera o pericolosa demagogia. È amaro constatare come, in questo paese,ogni volta che si cerca di migliorare qualcosa, la si peggiora.
Antonio Cianci


 
 

Commenti all'articolo

  • Di Francesco Rossolini (---.---.---.107) 20 settembre 2008 17:50
    Francesco Rossolini

     "Così una vera riforma della scuola passa attraverso la riqualificazione morale ed economica dei professori e una selezione seria e meritocratica per tutti, dirigenti, docenti, ed alunni."

    Sintesi puntuale di ciò che dovrebbe essere fatto per ridare credito, autorevolezza e stima alla Scuola ed al corpo Docenti. Merito prima di tutto e per tutti. 

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