L’art. 27 della Costituzione Italiana, già disatteso nella parte in cui dice che le pene devono rieducare e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, viene in gran parte ignorato nel nostro paese anche nel primo comma, quello che dice che "La responsabilità penale è personale". Il concetto infatti vale soltanto se il sospettato di un reato è un italiano "comune", mentre non si applica se è un immigrato, tanto meno se è un Rom.
Quello che è accaduto in questi giorni a Teramo è un fatto molto grave che dimostra purtroppo come l’Italia sia diventata un paese
profondamente razzista, soprattutto nei confronti dei Rom. Un uomo
è stato ucciso in una rissa e i presunti colpevoli sono tre giovani Rom, tra l’altro cittadini italiani come noi. Ora non c’è alcun dubbio che se i tre sono colpevoli debbano essere perseguiti e condannati, due di loro sono già stati arrestati, ma la loro etnia non ha la benché minima rilevanza penale. Invece i quotidiani e i telegiornali si sono preoccupati di informare il pubblico sulla loro origine etnica, e il pubblico ha organizzato una
spedizione punitiva contro il quartiere dove abitano molti Rom. I quali oggi, giustamente,
protestano contro questa manifestazione di profondo razzismo.
La persona che commette un reato non lo commette in nome della sua etnia o del suo gruppo sociale, lo commette a titolo personale, e infatti personalmente verrà perseguito e punito. Il fatto che i mezzi d’informazione dicano che un presunto colpevole è Rom, romeno, africano o quant’altro è segno di un grave atteggiamento razzista. La stessa cosa è accaduta per anni nel Nord Italia e anche sui mezzi d’informazione nazionale per quanto riguarda i meridionali. Un atteggiamento irresponsabile che alimenta il razzismo e infatti nel Nord ha fondato la fortuna politica della Lega.
In decenni di indagini e sospetti,
nessun rom è
mai stato condannato per rapimento di bambini, mentre molti bambini rom sono stati
sottratti dallo stato italiano alle madri, quasi sempre
ingiustamente. Quella dei rapimenti è una leggenda nera a cui molta gente crede, basata sul nulla. I nomadi non rapivano bambini nemmeno nel medioevo, al massimo raccoglievano orfani e vagabondi. Questo diffuso razzismo contro i rom viene accettato da tanti anche se è assimilabile all’antisemitismo più odioso: i Rom infatti, come gli ebrei, furono perseguitati e sterminati dai nazisti, anche loro furono
vittime dell’olocausto e un numero enorme di loro, da
mezzo milione a 1 milione e mezzo, morirono nei campi di sterminio.
I Rom, come gli ebrei, vivono in Europa da secoli e sono
cittadini europei come lo siamo noi. E’ vero che esiste un problema sociale, che però non riguarda tutti i nomadi, molti dei quali sono integrati nella società del paese in cui vivono, visto che parecchi lavori che i rom hanno fatto per secoli, dalle giostre all’artigianato al commercio dei metalli, sono quasi impossibili o molto limitati nel mondo moderno. Per questo motivo gli stati dovrebbero occuparsi di integrare nel tessuto sociale questa parte di popolazione, un compito non certo impossibile visto che in fondo si tratta di un numero relativamente limitato di persone. Invece lo stato italiano e le autorità locali non fanno altro che
scacciare i nomadi continuamente, distruggendo i loro campi, e gli unici che li aiutano sono alcune
organizzazioni private volontarie. Di conseguenza i "nomadi" (che è
un termine scorretto perché moltissimi sono stanziali) finiscono per essere tali semplicemente perché non hanno altra scelta. Evitare situazioni di degrado sarebbe invece la
prima cosa da fare per limitare la criminalità.
Già più volte l’
ONU e l’Unione Europea hanno censurato l’Italia per il diffuso razzismo contro i Rom, sia a livello politico che a livello sociale, ma la situazione non fa che peggiorare. E molti decenni dopo l’olocausto, ora che gli ebrei sono molti meno di un tempo e in pratica indistinguibili dalla popolazione generale, i nomadi sono probabilmente il gruppo etnico
più perseguitato d’Europa, e sicuramente quello più perseguitato
qui in Italia.