• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Mondo > Kiev: Medvedev minaccia Yushenko con una carica aggressiva sinora (...)

Kiev: Medvedev minaccia Yushenko con una carica aggressiva sinora inusitata

Mosca non ha dimenticato il ruolo di assistente ricoperto dall’Ucraina alla Georgia l’anno scorso in occasione del conflitto osseto.

Durissimo ed inedito attacco mediatico da parte del presidente russo Medvedev nei confronti del suo omologo ucraino Viktor Yushenko. Era dai tempi del conflitto osseto dell’anno scorso, quando l’Ucraina si schierò apertamente con la Georgia nella sua impari sfida bellica contro Mosca per il possesso della provincia caucasica dell’Ossetia del sud (territorio georgiano abitato in maggioranza da russi che aspirava a riunificarsi con Mosca) rifornendola di armi avute dagli americani, che il livello dello scontro tra Russia ed Ucraina non raggiungeva livelli così duri.

Mosca evidentemente non ha dimenticato lo sgarbo riservatogli da Kiev nell’agosto dell’anno scorso ed ora, in vista delle elezioni presidenziali ucraine della primavera 2010, sembra avere tutte le intenzioni di rendere la pariglia. La Russia ovviamente gioca tutte le sue carte appoggiando, da una parte, Vicktor Yanukovich, l’uomo forte delle province orientali ucraine tradizionalmente filo- russe, alla massima carica del paese e, dall’altra, accattivandosi le simpatie di Yulia Tymoshenko, l’ex pasionaria della sfiorita rivoluzione arancione che ora ricopre la carica di premier e pare essere scesa a più miti consigli con il Cremlino. “Quanto accaduto in Ossetia potrebbe ripetersi in Crimea dove, a causa della politica culturale ferocemente anti-russa inaugurata da Yushenko, la popolazione, in gran parte di etnia russa, è impedita ad esercitare alcuni suoi elementari diritti come quello di poter parlare in russo con le autorità e di imparare la lingua-madre a scuola” ha affermato nei giorni scorsi Medvedev, mostrando a Yushenko la sua faccia più feroce.



Crimea come Ossetia dunque? Probabilmente no, ma in siffatto modo il presidente russo intende esercitare una forte opera di persuasione nei confronti dell’opinione pubblica ucraina che l’anno prossimo dovrà per l’appunto scegliere il nuovo presidente del paese. Solamente qualora invece dalle urne dovesse uscire eletto un presidente filo-occidentale come Yushenko o come l’outsider Arseni Yatsenyuk, già ministro degli esteri del paese fermamente filo-americano e filo-atlantico, invece la prova di forza tra le due nazioni potrebbe farsi più dura e pericolosa. Mosca, infatti, nonostante la crisi economica non ha assolutamente abdicato alle proprie aspirazioni a controllare non solo politicamente ma anche militarmente tutta la zona della eltziniana Comunità di Stati Indipendenti, estromettendovi la presenza occidentale ed americana.

La diatriba ucraino- russa, dunque, negli ultimi tre mesi è stata contrassegnata da una costante “escalation”: a Giugno l’Ucraina ha espulso il primo consigliere d’ambasciata russo a Kiev, Vladimir Lisenko, insieme al console generale russo ad Odessa, Aleksandr Gracev, giudicandoli persone pericolose per la sicurezza del paese ed esponendosi alla rappresaglia di Mosca che ha dichiarato persone non gradite il Console generale ucraino a San Pietroburgo ed il primo consigliere ucraino d’ambasciata a Mosca Igor Berezkin. Kiev dal canto suo ha apertamente accusato il presidente russo Medvedev ed il suo mentore, il premier Vladimir Putin, di complesso imperialista ma è anche un fatto che l’Ucraina coltivi rapporti tesi con tutti i suoi vicini, a partire dall’europea Romania, a sua volta accusata da Kiev di voler attentare all’unità culturale del paese solamente perché mira a tutelare i diritti delle minoranze romenofone rimaste entro i confini dell’allora Unione sovietica ai tempi delle annessioni territoriali del 1946 volute da Stalin. Quella dell’unicità dell’identità culturale ucraina è una vera e propria ossessione a Kiev che fa il paio con analoghe ossessioni esistenti in molti altri paesi dell’ex Patto di Varsavia e che potrebbero sfociare in gravi tensioni locali con pericolose ripercussioni anche all’occidente.

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox







Palmares