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  Home page > Attualità > Media > XXI – Vingt et un, la nuova dimensione del reportage
di Valeria Nicoletti mercoledì 9 febbraio 2011 - 4 commenti oknotizie
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XXI – Vingt et un, la nuova dimensione del reportage

XXI, una nuova esperienza di narrative writing in Francia. A metà tra informazione e racconto, questo "mook", fusione di magazine e book, restituisce spazio e dignità all’arte del reportage, puntando sul rifiuto della brevità a tutti i costi e sull’informazione indipendente, il cui unico imperativo è recarsi sul posto e prendere il proprio tempo per raccontare una storia. 

Sono passati due anni da quando XXI – Vingt et un è comparso sugli scaffali delle librerie di tutta la Francia. Il 17 gennaio del 2008 quest’oggetto non ancora identificato spuntava nel panorama della stampa francese dando inizio ad una sfida che, dopo due anni, può dirsi indubbiamente vinta. E, in tempi di crisi e di disfatta, in cui dare per spacciata la stampa è quasi diventato un luogo comune, ha realizzato un vero e proprio miracolo dell’editoria.

Copertina “all’italiana”, cioè in orizzontale, colori accesi, illustrazioni ammiccanti, e titoli civetta che rimandano ai grandi reportage e ai nomi importanti del giornalismo e dell’illustrazione, francesi e non solo. Quasi duecento pagine di articoli, inchieste, graphic novel, servizi inediti. È con questi assi nella manica che XXI approda nelle librerie e nelle grandi catene di distribuzione editoriale, come Virgin, Fnac e i Relay delle stazioni e degli aeroporti di Francia, con un primo numero che, in barba a qualsiasi legge del marketing, raggiunge le 41.000 copie vendute. La curiosità iniziale, il grande punto interrogativo, sono stati solo il motore iniziale che hanno attirato i lettori francesi, da subito soddisfatti dalla diversità, dall’ampio respiro e dalla ventata di freschezza di un insolito soggetto operante dell’informazione, lontano dai titoli strillati dalle edicole e dai bombardamenti di agenzie, che frammentano la realtà in frasi semplici senza predicato.

XXI nasce dall’incontro fortuito tra Patrick de Saint-Exupery, ex giornalista e inviato a Le Figaro, e Laurent Beccaria, fervente direttore della casa editrice indipendente Les Arènes, e dal sogno audace di questi due professionisti della stampa e dell’editoria di dare vita a qualcosa di diverso e opporsi a quella deriva giornalistica che rende l’articolo simile sempre più ad una sintesi e il lettore sempre più vicino ad un consumatore. Da qui l’idea di chiamare la rivista come il secolo appena iniziato, secolo della rivoluzione dei media, della carta stampata che trova nel web prima un nemico e poi un alleato, del giornalismo che prende con sé i più diversi attributi.

“Rien céder sur la valeur du journalisme”, punta tutto sull’altissima qualità dei reportage la sfida di Beccaria e Saint-Exupéry alla logica della rapidità. L’obiettivo, raggiunto e oltrepassato, è quello di situarsi al confine tra informazione e racconto: XXI racconta storie che esigono il proprio tempo e veicola finalmente un nuovo modo di fare giornalismo indipendente che ha come solo imperativo quello di recarsi sul posto e di immergersi in una realtà differente. Anche a costo di spegnere, in un primo momento, telecamera e microfoni. XXI trova le sue radici nei grandi giornali d’oltreoceano, tra cui The New Yorker, Granta e Vanity Fair, e punta a riproporre in Francia quello che la tradizione giornalistica anglosassone ha chiamato “narrative writing”. I reportage, i documentari, le storie scelgono deliberatamente di non evocare un immaginario già condiviso, ma di scardinarlo, di de-costruirlo a favore del reale. Tra le pagine si aprono nuove finestre sul mondo, echi di quello che accade quotidianamente in quelle parti del pianeta non obbligatoriamente sulla cresta dell’onda o sulle prime pagine dei giornali.


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