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di Pino Mario De Stefano (sito) martedì 14 dicembre 2010 - 1 commento oknotizie
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Wikileaks: è..."come se fosse antani"?

A volte ritornano! Chi? Quegli “amici”, protagonisti di un film del grande Monicelli, che con le burle e il nonsense trovano il modo di prendersi gioco del mondo e di denudare qualunque “re”! A volte ritornano! Che stia accadendo qualcosa del genere? Avete notato che nella faccenda “wikileaks” i bombardamenti delle centrali della comunicazione – che poi sono anche sempre centrali del potere – mirano tutti a rendere inoffensivo ciò che sta succedendo: “spostando” i problemi, sviandoli sulla questione della “sicurezza”, sulle eventuali “macchie” morali dell’autore del sito, ecc? A me il tutto fa tanto pensare a quella scena del film di Monicelli in cui gli amici burloni, in una stazione, si divertono a prendere a ceffoni i viaggiatori, attoniti, tranquillamente affacciati ai finestrini del treno!

Siamo consapevoli che, in questo nostro mondo, anche in quella parte che si considera retta da sistemi democratici, gran parte delle decisioni importanti per il “nostro” futuro, sono prese al di fuori delle sedi e delle procedure della "democrazia"? A partire dal FMI, dalla Banca mondiale, dal WTO, dalle superpotenti (anche in fatto di danni provocati!) Agenzie di rating, e da altre strutture e organizzazioni similari, le nostre economie, il nostro lavoro, le nostre finanze, le nostre vite, sono “controllate” e “dirette” da gruppi privati e interessi al di fuori di qualunque “controllo” democratico! Fini strategie e obiettivi economici (ma anche politici) delle nostre comunità sono determinati a partire da interessi “privati” e “forti” di quel 2% più ricco della popolazione mondiale che, fonte ONU, ha in mano più del 50% della ricchezza e controlla organizzazioni e decisioni, economiche, finanziarie e politiche… e immagino che non voglia perdere né l’una né le altre! (cfr. "The World Distribution of Household Wealth" ricerca pubblicata l’anno scorso dal WIDER, World Institute for Development Economic Research: a proposito ne avete sentito parlare per caso sui giornali o nei telegiornali? non credo!). Perciò, finché la gente si contenta di guardare dal buco della serratura le false faccende private raccontate nei vari “grande fratello” del pianeta, finché si diverte o si lamenta davanti a quella parte di gossip che lo spettacolo politico decide di offrire all’ingorda “fame” di cittadini, “spettatori e clienti”, va bene, anzi, va ottimamente!

Ma se, per crepe accidentali nel sistema di informazione, quegli stessi cittadini vengono informati anche di ciò che succede dietro le quinte a loro insaputa, oltre che a loro spese, beh!, questo non è tollerabile. E allora eccoli tutti pronti a marciare compatti, politici, esperti, economisti, ecclesiastici, giornalisti e azzeccagarbugli vari, per confondere le acque e le menti, per sminuire la portata di quello che viene fuori, per gridare al rischio per la sicurezza e le relazioni internazionali, per “spostare” la discussione, per dire che in fondo non c’è niente di importante e quindi non c’è niente da sapere, per “dimostrare” che chi ha reso pubblici i files incriminati è una persona non degna, cosicché la gente non cominci a pensare che è normale e "dovuto", in un paese democratico, controllare e “disturbare i conducenti”! Sarebbe stato possibile senza internet, senza le potenzialità della “rete”, questo ceffone alla sotterranea e complice autoreferenzialità dei centri di potere reali? Sarebbe stata possibile questa trasparenza? E allora viva la rete! Come sarebbe il nostro mondo se le questioni importanti, che riguardano la vita e il futuro delle persone e dei popoli di questo pianeta, fossero sottratte a quelle “segrete stanze” dove “cricche” di ogni sorta, molto brave a presentare i “loro” interessi, i “loro” progetti e i “loro” appetiti come fossero i nostri, decidono indisturbate, e fossero veramente soggette al controllo democratico? Molti non credono che ciò sia possibile, altri pensano che non sia opportuno, convinti che sarebbe meglio lasciar fare a chi “se ne intende”! Ma ci possiamo fidare? Io non credo! Not in my name!

di Pino Mario De Stefano (sito) martedì 14 dicembre 2010 - 1 commento oknotizie
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