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 Home page > Tribuna Libera > Vita segreta di uno spacciatore di Cannabis

Vita segreta di uno spacciatore di Cannabis

Quella mattina mi ero alzato ottimista; sono corso nell'orto e ho ammirato le mie piantine d'erba che crescevano felici in ambiente protetto. C'era un'enorme cavalletta su una foglia e aveva preso lo stesso colore, l'identica tonalità del suo giaciglio vegetale; l'ho subito fotografata, sembrava un simbolo di adattamento esistenziale all'ambiente naturale...

 Entrare in quella piccola serra dove avevano trovato dimora fave, ravanelli e pomodorini primaticci era come essere in gita in un posto magico, odoroso di fragranza vegetale e di resina psicoattiva. Avevo deciso di dare il meritato spazio a questa pianta, cercando di farla crescere al massimo delle sue potenzialità, come insegnavano le colture rurali degli anni '50, alte e possenti come alberelli fioriti. Di questi alberelli avrei utilizzato le foglie e gli steli per fare tisane calmanti, per condire zuppe e minestre, insaporire biscotti. Dei fiori avrei inalato i fumi per svegliare la mia mente e garantire il mio apporto creativo al progresso umano attraverso progetti utili alla comunità. E se fossero venuti più fiori di quel che richiedeva la mia famiglia numerosa per vivere tranquillamente i propri doveri, la mia mente andava al prossimo: sognavo un conferimento al sistema sanitario, una provocazione per affermare la mia idoneità a produrre una sostanza veramente eccellente, pura e pulita, naturale e interattiva.

Lasciare che mafiosi albanesi, o incolti militari di leva e servitù ignorante contaminino l'assoluto coltivando Cannabis come se fosse fagiolo mi appare oscenamente stupido. Rivendicavo il diritto di produrre essenze vegetali utili e benefiche e di poterle mettere sul mercato nel momento che cessassero le ipocrisie proibizioniste, sfociate nel terrorismo di stato, e che si potessero premiare eccellenze, come nel mondo del vino e del Made in Italy di qualità, come accade ormai in una miriade di nazioni evolute? Bei sogni, fraintesi da proposte di legge finite nel cestino dei rifiuti troppe volte grazie a impostori che governano illegalmente a discapito della maggioranza dei cittadini di questo paese, come ha sancito la stessa Corte Costituzionale. 


Nel frattempo avevo da fare molte altre cose, doveri prima dei piaceri, finire di costruire una casa per i miei figlioli e garantirgli la socialità e la scolarizzazione necessaria, supportare i marchi di Brunello più interessanti attraverso iniziative e articoli, seminare ortaggi biologici, raccogliere e frangere olive biologiche, propagandare metodi di coltivazione a zero impatto ambientale...bonificare territori compromessi dalla mala gestione agricola degli ultimi 50 anni, realizzandovi oasi di biodiversità, cose che ho sempre fatto da 40 anni a questa parte...
E invece sono arrivati loro e mi hanno definito spacciatore. Hai voglia a spiegargli che quei fiori mi servivano per ammortizzare gli effetti delle gravi malattie che mi avevano colpito negli ultimi anni, hai voglia a mostrargli l'utilità della piccola serra per l'economia familiare e il suo uso per coltivare i più disparati ortaggi. Mi hanno obbligato a smontarla facendomi capire che se facevo quel che mi dicevano non mi avrebbero arrestato. Cercavano continuamente di farmi passare per un pericoloso criminale mafioso, volevano prove di spaccio, bilancine, confezioni di droga e soldi in contanti, come nelle cronache giornalistiche alla moda...ma oltre alle piantine niente hanno trovato e il contatto con la mia personalità innocente li stava mettendo in imbarazzo assai. Consigliavano che patteggiassi, che riconoscessi la mia colpa e sperassi in un giudice clemente. Li ho delusi, io non riconosco questa legge liberticida e mi oppongo con tutte le mie forze residue a questa barbarie.
Mi condannino pure, i criminali restano loro.

Commenti all'articolo

  • Di Guelfo Magrini (---.---.---.197) 17 ottobre 2017 09:36
    Guelfo Magrini

    In questo racconto si vuole fortemente rimarcare la differenza che esiste tra spacciatore e coltivatore, con la speranza di far cessare questa indegna campagna poliziesca contro la coltivazione per il consumo personale o familiare di cannabis anche ad uso cosidetto ludico (ma la funzione terapeutica derivata agisce comunque).

    Il coltivatore coltiva per sé e per una ristretta cerchia di parenti, se anch’essi amano utilizzare periodicamente o quotidianamente questa sostanza. E ci sta pure che qualche amico di passaggio possa assaggiarla per dare un giudizio. La nuova professione di assaggiatore di maryjuana è ormai realtà in molti paesi dove la sostanza è libera. Questo tranquillo e positivo menage viene considerato spaccio.
    Nessuno può negare che c’è qualcosa che non torna in questo modo di giudicare. Qual’è l’anello marcio che manda a puttane tutto l’edificio "illegalista"? Il business ciclopico delle multinazionali, che si sta preparando neanche troppo discretamente da qualche anno e che vede l’Europa come terreno di esercizio?

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