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Verso Tokyo 2020

Le Olimpiadi: cosa sono, cosa rappresentano, gli atleti che le hanno fatte grandi.

Da oltre un secolo incarnano l'unione ideale fra lo sport ed i sani ideali di cui si fa portavoce.

E' già partito il conto alla rovescia per i prossimi Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Fra poco meno di un anno quasi tutto il mondo dello sport avrà diritto di cittadinanza in quelle che da oltre un secolo, dal 1896, rappresentano la massima espressione del sano confronto agonistico, da vivere all'insegna della lealtà e degli ideali più morigerati. Più di ogni altro evento, le Olimpiadi, dal giorno del suo concepimento, rappresentano la perfetta unione fra lo sport e quei principi integerrimi che dovrebbero farla da cardini nella vita d'ogni atleta.

Esse sono sostanzialmente un Festival in cui ogni barriera ideologica e socioculturale viene sistematicamente infranta per concedere asilo a quell'armonia fra popoli che veniva decantata già nell'antica Grecia. Almeno in teoria dovrebbe essere così, poi si sa, a volte la storia deraglia dai buoni propositi per andarsi a schiantare contro la dura realtà (come accadde a Berlino 1936, Monaco 1972, Mosca 1980 e Los Angeles 1984), ma questo è un altro discorso. Di certo sin dalla loro genesi i Giochi sono stati la cattedrale dello sport, il palcoscenico regale della sfida agonistica, in cui lo show (nel senso più ampio del termine) tocca l'apogeo. Jovanotti forse le definirebbe il più grande spettacolo dopo il big bang.

Per un'atleta raffigurano la corsia preferenziale per avviarsi verso lo zenit della gloria e dell'immortalità. E quando si fa riferimento alla gloria ed all'immortalità come non ricordare le gesta eroiche di uomini valorosi come P. Nurmi ed E. Zatopek? Il mezzofondista finlandese negli Anni Venti si fregiò di ben 9 medaglie d'Oro distribuite in tre edizioni dei Giochi (1920, 1924 e 1928), per un record che nell'Atletica avrebbero eguagliato diversi decenni dopo solamente autentici dei della pista come lo statunitense C. Lewis ed il giamaicano U. Bolt (di cui tratteggeremo le gesta più avanti).

La locomotiva cecoslovacca salì sull'Olimpo soprattutto per il tris di vittorie ottenute ad Helsinki 1952, quando salì sul gradino più alto del podio nei 5000, 10000 e nella Maratona, per un'impresa a dir poco proibitiva che sinora non è riuscito ad eguagliare nessuno. Fra gli eroi dei Giochi è d'obbligo citare lo schermidore italiano N. Nadi, vincitore di ben 5 Ori ad Anversa 1920, per un exploit ormai impossibile da eguagliare, sì, ma persino d'avvicinare. Sarebbe un delitto estromettere dal club dei mostri sacri l'afroamericano J. Owens, che a Berlino '36, sotto gli occhi increduli di Adolf Hitler, mise in crisi il concetto di superiorità della razza ariana tanto propagandata dal Nazismo, trionfando sui 100 metri, 200 metri, staffetta e Salto in Lungo, per un'impresa di proporzioni mastodontiche che molto più tardi avrebbe eguagliato il figlio del vento C. Lewis, quest'ultimo l'unico nel Dopoguerra ad eccellere sia nelle gare veloci (100 e 200) sia in un “concorso”, nonché uno dei rari casi (dopo il discobolo A. Oerter e prima del nuotatore M. Phelps) in cui un atleta si aggiudica l'Oro nella stessa specialità (nella fattispecie il Lungo) per 4 Olimpiadi di seguito (1984, '88, '92, '96). Nel 1972, in occasione delle Olimpiadi “insanguinate” di Monaco 1972, si garantì uno squarcio di leggenda anche il celebre nuotatore M. Spitz, che fra stile libero e farfalla primeggiò in ben 7 gare (staffette comprese), stabilendo altrettanti record del Mondo.

Ma l'elenco di atleti entrati nel mito potrebbe ancora continuare, citando gente come la super ginnasta rumena N. Comaneci – che con le sue prestazioni mandava in tilt i computer - , il tuffatore italiano K. Dibiasi – il primo azzurro a vincere in 3 Olimpiadi consecutive -, il missile giamaicano U. Bolt - il più grande velocista di sempre, in grado di centrare la doppietta 100-200 in 3 diverse edizioni dei Giochi, toccando, staffette comprese, quota 9 Ori (poi ridotti a 8 per un caso di doping coinvolgente un suo compagno di staffetta) –, la sovietica L. Latynina - un'altra ginnasta eccezionale, l'unica donna a ghermire 9 Ori –, e dulcis in fundo la magica schermitrice italiana V. Vezzali, prima rappresentante del gentil sesso a vincere l'Oro nella stessa specialità (Fioretto) in 3 edizioni dei Giochi, ovvero Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008. Ma fra tante stelle, quella che più di ogni altra ha illuminato la galassia dello sport è stata sicuramente la...M. Phelps, un dio che fra Atene 2004 e Rio de Janeiro 2016 (passando per Pechino 2008 e Londra 2012) giganteggiò addirittura in 23 occasioni, per un primato che ha varcato ampiamente i limiti umani, per confluire nell'àmbito molto ambìto della fantascienza più ardita. 

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