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Venezuela, Eduardo Flores: "Serve un intervento militare" (Intervista)

Intervista all’analista politico venezuelano Eduardo Flores, editorialista del giornale El Nacional, coautore del libro Salvemos Venezuela e, di recente, uno dei membri fondatori di Derecha Ciudadana

                                   Nella foto: Eduardo Flores

In Venezuela la situazione sta precipitando ogni giorno sempre di più. Il duello tra il regime di Nicolàs Maduro ed i suoi oppositori ha raggiunto, in questo periodo, i massimi livelli. La repressione del regime è aumentata soprattutto dopo gli avvenimenti del 30 aprile scorso, quando il leader dell’opposizione Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea Nazionale – che il 23 gennaio scorso ha anche giurato pubblicamente come presidente del Venezuela ad interim appellandosi agli articoli 233 e 333 della Costituzione venezuelana – chiamò i militari e i cittadini a mobilitarsi per la fine “dell’usurpazione”. Maduro non riconosce Guaidò e viceversa.

L’8 maggio il Sebin (i Servizi segreti venezuelani) ha arrestato il deputato Edgar Zambrano, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento eletto alla fine del 2015, in cui l’opposizione ha la maggioranza), braccio destro di Guaidò. Zambrano, privato dell’immunità parlamentare, si era chiuso in auto rifiutandosi di scendere, ma gli uomini del Sebin, con l’ausilio di un carro attrezzi, hanno trasportato la vettura (con Zambrano all’interno) a El Helicoide, sede del Servizio di intelligence. «Noi democratici siamo in piedi nella lotta», ha fatto in tempo a scrivere su Twitter Zambrano, accusato di cospirazione come una decina di altri deputati (cui pure è stata tolta l’immunità), tra i quali Mariela Magallanes (sposata con un italiano) che si è rifugiata nell’ambasciata italiana a Caracas. Ospitato nella nostra ambasciata anche un altro deputato di opposizione Americo De Grazia. Nel comunicato della Farnesina datato 10 maggio si legge: «La Farnesina conferma che è stato accolto nella residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Caracas il membro dell’Assemblea Nazionale venezuelana di origine italiana Americo De Grazia, una delle sette persone legittimamente elette all’Assemblea Nazionale, nei confronti delle quali, nonostante l’immunità parlamentare, è stato avviato un procedimento giudiziario suscettibile di determinarne l’arresto. L’Ambasciata opera in piena conformità alle convenzioni diplomatiche». Carlos Vecchio, l’ambasciatore (designato da Guaidò) del Venezuela negli Stati Uniti, ha denunciato le intimidazioni del regime subite dai suoi familiari a Caripe: i militari non permettono a suo padre di lavorare, di coltivare il suo terreno.

E non si può tacere nemmeno l’attacco alla stampa. Il 30 aprile è stata ordinata la sospensione delle trasmissioni all’emittente Radio Caracas Radio (RCR), che ha resistito continuando a trasmettere attraverso il web su canali come YouTube e Twitter. Durante la manifestazione del 1° maggio, mentre era in servizio per coprire gli eventi di protesta nella zona di Altamira a Caracas, il giornalista Gregory Jaimes di VPI TV è stato colpito al volto e alla mano destra dai proiettili di gomma sparati dalla Guardia Nazionale Bolivariana («È un’ulteriore dimostrazione che i giornalisti non possono esercitare liberamente la nostra professione in Venezuela perché siamo perseguitati o attaccati», ha poi detto Jaimes). Il 7 maggio alla stampa, che voleva seguire i lavori dell’Assemblea Nazionale, è stato impedito dalla Guardia Nazionale Bolivariana l’accesso al palazzo del Parlamento. Questi sono soltanto alcuni dei gravi fatti accaduti negli ultimi giorni.

E proprio dal Venezuela arriva la testimonianza di Eduardo Flores, analista politico, editorialista del giornale El Nacional, coautore del libro Salvemos Venezuela. Flores, che ha studiato diritto, è anche uno dei fondatori di Derecha Ciudadana, coalizione politica di opposizione alla quale, nel marzo scorso, ha aderito anche l’Organizzazione dei perseguitati politici venezuelani in esilio (Veppex, fondata e presieduta da José Antonio Colina).

Nell’intervista che ha rilasciato ad AgoraVox Italia, Flores racconta – tra l’altro – le difficoltà che la gente vive nel Paese, la situazione drammatica del Venezuela, condanna il regime di Maduro (ma critica anche Guaidò) e indica una strada per «porre fine alla dittatura».

Eduardo Flores, può descriverci la vita quotidiana in Venezuela? Esiste un’emergenza sanitaria e umanitaria?

La condizione di vita media giornaliera del Venezuela è complicata, dura, caotica e persino esasperante. L’esecuzione di qualsiasi attività significa affrontare una realtà schiacciante, l’insicurezza continua, ed i servizi pubblici sono quasi pari a zero o intermittenti. Attualmente abbiamo un sistema di razionamento di energia elettrica (apagón), dove l’ovest del Paese è stata la zona più colpita (Zulia e Tàchira). Qui sono rimasti fino a tre giorni senza elettricità e acqua potabile. Sottolineo che non importa quanto breve sono i tagli di energia (tra le 6 e le 9 ore al giorno). Ciò fa scattare il fallimento di altri servizi come Internet e telefonia fissa o mobile, che sono inesistenti quando non c’è energia elettrica, intermittenti quando è presente. L’acqua potabile va e viene, e non al meglio, la cartamoneta (in contanti) non esiste, è praticamente impossibile usare le carte di credito (poiché non vengono ricevute o il punto di vendita è inattivo), e il Paese vive una dollarizzazione informale, il peso colombiano o il dollaro sono di fatto le valute. È chiaro ed evidente che c’è una crisi umanitaria e sanitaria, il deterioramento del Venezuela è imminente. Gli ospedali sono nelle peggiori condizioni – nessun medico, bisogno di generi di prima necessità – come lo sono centinaia di venezuelani che muoiono per mancanza di medicine e assistenza corrispondente. Questa è una questione molto forte, è una realtà da vedere per credere. Il Venezuela è in crisi.

Nicolàs Maduro ripete spesso pubblicamente alle Forze Armate: «Leales siempre, traidores nunca!». Per l’articolo 328 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, la Forza Armata Nazionale «(…) en el cumplimiento de sus funciones, está al servicio exclusivo de la Nación y en ningún caso al de persona o parcialidad política alguna». Chi, oggi, tradisce il Venezuela?

Oggi la Forza Armata Nazionale non è altro che un’appendice del regime di Maduro, poiché è evidente il suo favoritismo verso la sinistra e la protezione che fornisce al dittatore. Qui viola la Costituzione, una Costituzione chavista tra l’altro. La Forza Armata è direttamente collegata al regime e agisce come un’entità repressiva nei confronti del popolo commettendo crimini contro l’umanità e attaccando chiunque si opponga all’ideologia socialista. Questo è un tradimento della gente, ma va anche notato che i suoi atti atroci sono dovuti al fatto che il comando militare è così coinvolto in affari loschi (droga, corruzione, crimini) che preferisce immolarsi e morire insieme al dittatore.

Nel Paese la crisi politica è profonda. È in corso un forte scontro tra poteri dello Stato. Condivide le decisioni prese finora da Juan Guaidò?

Non le condivido, farlo sarebbe contrario alla volontà della gente e ai principi di base della destra. Oggi Juan Guaidó non è altro che un nuovo volto che dirige la falsa opposizione. È incaricato di ossigenare un Mud (la coalizione di partiti Mesa de la Unidad Democrática) rotto e senza credibilità. La sua posizione tiepida e tardiva ha giovato solo al regime di Maduro e per ovvi motivi non ha invocato l’articolo 187.11 (il punto 11 dell’art. 187 della Costituzione, ndr): «Autorizar el empleo de misiones militares venezolanas en el exterior o extranjeras en el país» ovvero «Autorizzare l’impiego di missioni militari venezuelane all’estero o straniere nel paese». Costituzionale, diventa un complice per omissione. Ho anche detto che il socialismo del regime di Maduro non può essere combattuto con il socialismo promosso dal “governo” di Guaidó, perché non è un segreto che questo ragazzo è di sinistra.

Una libera informazione dovrebbe essere precondizione per “libere elezioni”. In Venezuela c’è libertà di stampa?

Non possiamo parlare di elezioni libere finché non mettiamo fine al regime di Maduro, non possiamo andare contro la volontà di un popolo che viene colpito quotidianamente. Le libere elezioni saranno alla fine della dittatura, altrimenti il voto darà una veste democratica al regime. La libertà di stampa al momento non esiste. Qui se pensi diversamente o vai contro la sinistra puoi finire imprigionato, torturato o addirittura ucciso dal regime e dai suoi complici. Per quanto riguarda il mondo dell’informazione, i media sono censurati dallo Stato o semplicemente per paura si auto-indottrinano e riportano ciò che pensano sia conveniente per la dittatura. È spiacevole che in un Paese dinamico come il Venezuela fare informazione sia un lavoro così duro, limitato e che il diritto alla stampa libera non esista.

Cos’è Derecha Ciudadana? Perché ha scelto di partecipare alla sua fondazione?

Derecha Ciudadana è la prima coalizione di destra in Venezuela, che promuove la libertà individuale, la proprietà privata, il governo limitato e il libero mercato, i precetti inerenti alla destra, ed è per questo che ho deciso di sostenere l’idea, di darle vita come membro fondatore, per ragioni ideologiche.

Il Venezuela come può recuperare la democrazia?

Sembra non esserci volontà politica di trovare soluzioni per recuperare la democrazia. La soluzione praticabile che vedo è l’uso della forza, quando si invoca l’articolo costituzionale 187.11 che consente un intervento militare straniero per proteggere il popolo venezuelano e porre fine alla dittatura di Maduro. Unitamente all’ingresso di forze militari straniere di Stati Uniti e Paesi alleati come Colombia e Brasile, è necessario il sostegno di un esercito liberatore formato dall’esercito venezuelano che ha disertato e si è sollevato in armi contro il regime di Nicolás Maduro. Questo esercito liberatore può essere finanziato con il denaro che ha ricevuto il “governo” di Guaidó da parte del Dipartimento del Tesoro e la raccolta fondi del concerto Venezuela Aid Live che è stato realizzato al confine tra Colombia e Venezuela.

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