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Venezia, al Teatro La Fenice una nuova produzione di Macbeth ha aperto la Stagione 2018-2019

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Macbeth apre la stagione 2018-2019 del Teatro La Fenice
 

Decima opera, a metà tra Nabucco e Rigoletto, composta da un Verdi trentaquattrenne su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dal dramma di William Shakespeare, Macbeth di Giuseppe Verdi ha avuto l’onore di inaugurare a Venezia la stagione lirica e balletto 2018-2019.

La messa in scena di questa nuova produzione ha dato luogo a vivaci obiezioni sull’operato del prestigioso artista che ne reca la responsabilità e vale a dire il regista Damiano Michieletto. C’è da chiedersi, dunque, se un linguaggio abbia valore nel caso non sia comprensibile da colui che ne è il destinatario e, ancora, se sia lecito dire tutto ciò che si affaccia alle personali rielaborazioni (pur appoggiandosi nientemeno che a Sigmund Freud) su un testo così storico e universale.

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Cifra della regia di Michieletto è l’ossessione della mancanza di prole che tormenta Macbeth e signora e il conseguente senso di minaccia costituito dalla progenie altrui. E’ una regia concettuale, in cui per far risaltare elementi forti quali il sangue si fa in modo che esso non sia presente in modo esplicito. Il sangue infatti è bianco: in questa forma di teatro di regia è bandita la catarsi del teatro naturalistico, qui viene fatta una operazione di sostituzione nella quale la rielaborazione da parte del pubblico è d’obbligo dal momento che il simbolo è dato in altro modo, ma alla première le intenzioni psicanalitiche di Michieletto non sono state capite e hanno scatenato sonori dissensi.

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Interessante, ma non originalissima, la scelta di utilizzare enormi teli di nylon trasparente a separare il reale dal fantastico. Effettivamente le apparizioni sovrannaturali risultano essere la principale difficoltà di realizzazione del Macbeth e la soluzione scenica escogitata, unita agli effetti di luce, si è rivelata apprezzabile e anche il forte fruscio dovuto al loro movimento non ha disturbato la musica. Risulta invece ridondante e ingenua la trovata di esprimere la nostalgia di Macbeth per la figlia perduta attraverso la presenza insistente in scena di bambini e il patetico abbraccio da parte del protagonista di un orsacchiotto rosa life-size.

Dati i due grandi temi dell’opera, l’ambizione del potere e la notte incombente, questa è resa nel corso di tutta l’opera da un’unica scena nera di Paolo Fantin che risolve sia le scene all’aperto che al chiuso e che lascia grande spazio di manovra al disegno luci concepito da Fabio Barettin.

I bei costumi di Carla Teti ci trasportano in un antro di streghe moderne, che non hanno il naso adunco né sono scarmigliate, la loro acconciatura è ordinata e sono abbigliate in rosa cipria. Chiara Vecchi ha curato movimenti coreografici.

Myung-Whun Chung, al suo debutto nella direzione di quest’opera, ha impresso una seppur disciplinata generosità di temperamento che ha saputo estendere non solo all’orchestra, ma anche al palcoscenico riuscendo ad aggiungere quel qualcosa di orribile che è mancato nella regia.

Luca Salsi incarna Macbeth con una voce usata sapientemente nel sussurro della paura e del dubbio così come nella voce piena e rispettando rigorosamente le indicazioni dello spartito. Una maggiore regalità nell’aspetto lo avrebbe reso più credibile, ma la sua sicura voce baritonale fa perdonare questa pecca.

In sostituzione dell’indisposta Tatiana Serjan il soprano Vittoria Yeo ha ricoperto il ruolo della Lady. Sicuramente la vocalità di quest’ultima non risulta adatta a questo ruolo, fatica negli acuti che risultano striduli e il registro medio-grave è piuttosto carente nello spessore mentre l’agilità non è sgranata. C’è da dire tuttavia che la Yeo ce l’ha davvero messa tutta per dar vita a un personaggio credibile dal punto di vista interpretativo.

Macduff è stato interpretato da Stefano Secco, il tenore ha offerto una buona prova, apprezzata dal pubblico. Simon Lim, nei panni di Banco, ha spiegato con la consueta facilità la sua voce omogenea e pastosa dalla pronuncia inappuntabile. Puntuali gli interventi di Elisabetta Martorana, Armando Gabba e Marcello Nardis rispettivamente la Dama, il Medico e Malcom.

La grande importanza assegnata da Verdi al coro, mette in primo piano la massa che, preparata dal maestro Claudio Marino Moretti donato al pubblico una vibrante interpretazione . Applauditissimi i Solisti dei Piccoli Cantori Veneziani ed il Coro di voci bianche diretto da Diana D’Alessio e Elena Rossi.

Marina Bontempelli

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