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di Gabriele Bariletti venerdì 24 settembre 2010 - 1 commento oknotizie
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Valorizzare le attitudini degli studenti

Vorrei fare anche io una proposta su come sia possibile migliorare la scuola in Italia, senza sempre e soltanto tagliare le cattedre.

Pur limitandomi alle scuole secondarie superiori, delle quali ho qualche esperienza, vorrei nettamente dividere i due cicli. Il primo biennio, delle scuole che non danno una qualifica triennale, dal secondo triennio.

Il Biennio

Nel biennio, a compimento di quanto dovrebbe avvenire alle medie, si dovrebbe completare la fornitura degli strumenti di apprendimento per i ragazzi.

Qui non escluderei neppure qualche nozione pratica ed utilizzabile delle mnemotecniche, al fine di facilitare, ove necessario, l'uso di questo strumento ai fini della conoscenza pratica.

Le discipline umanistiche dovrebbero essere presentate quali possibili strumenti di comunicazione delle proprie idee, in modo tale che i ragazzi, comprendendone questa insostituibile funzione, le trovino utili in sé.

Le discipline scientifiche, la matematica in primis, non devono assolutamente essere presentate come fini a se stesse. Ogni passaggio matematico vada esemplificato dal punto di vista fisico e/o geometrico; ogni passaggio della geometria, dal punto di vista grafico ed "etimologico". Cosa è la "geometria" se non la "misurazione della Terra"?

La presentazione di nuovi strumenti, per esempio il teorema di Euclide rispetto a Pitagora, venga fatta quale evoluzione e semplificazione rispetto a quelli già conosciuti, ma sempre al fine di un utilizzo altro da sé.

Il Triennio

Il triennio successivo dovrebbe presentare la riforma più sostanziale, quella che poi dovrebbe anche risolvere il problema degli abbandoni universitari successivi ovvero del cambio degli indirizzi.

In attinenza a quanto fatto nelle scuole e nelle università dei paesi Luterani del Nord Europa, è per questo sub ciclo che i docenti dovrebbero essere istruiti a comprendere le inclinazioni degli allievi. E a stimolarle.

Mi spiego: non è che se io, per esempio, fossi un esperto nello studio della analisi matematica, per il solo fatto che io abbia una tale esperienza e sia per essa addirittura stato abilitato, i miei studenti debbano andare contro le loro inclinazioni, solo perché è l'insegnante - in quanto specialista - ad essere limitato.

Un insegnante così non faccia l'insegnante ma il consulente specifico (se ne avesse le capacità).

La analisi la spiegano meglio i testi e i presidia multimediali, con cui qualsiasi insegnante dovrebbe avere una qualche familiarità: comprendere invece in cosa l'allievo potrebbe eccellere è qualcosa che solo una mente attenta ed allenata - e in tal senso formata - di insegnante è in grado di fare.

Un esempio: personalizzare la didattica.

Allora, esempio concreto: Gabriele Bariletti insegnante di Tecnologia; classe al massimo (come ipocritamente stabilito dalla Ministro) di 25 alunni, auspicabilmente disciplinati. Primo mese di scuola: conversazioni, chiamate alla lavagna, presentazione alla classe di problemi molteplici ed attenta osservazione delle attitudini a risolverli. Compresa la classe e le caratteristiche dei singoli, se l'insegnante è davvero padrone della materia (e non sono né i finti corsi - concorsi di un tempo né i corsi abilitanti a "la mode italienne" con finto concorso finale a stabilirlo), il docente sarà in grado di personalizzare i percorsi di apprendimento della materia alle capacità dei singoli o di gruppi di ragazzi, affinché ognuno di loro possa esprimere al meglio se stesso.


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di Gabriele Bariletti venerdì 24 settembre 2010 - 1 commento oknotizie
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Scuola Didattica

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