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Un aborto di sinistra


La cosa più imbarazzante, per chi non appoggia il governo, è vedere l’opposizione che arranca cercando di inseguire la maggioranza sul suo terreno. Fa ridere, o fa pena. Veltroni che minaccia sfracelli perché il governo taglia i fondi sulla sicurezza fa un po’ vergognare*. Sembra Fantozzi che va in vacanza a Cortina coi bragoni ascellari, si finge campione di discesa per impressionare chissà chi, poi cade dal canalone e arriva con 18 ore di ritardo, servito assieme alla polenta.

Noi sinceri democratici non ce la facciamo più ad assistere a questo spettacolo e cerchiamo di dare il nostro piccolo contributo di idee. Quindi ecco qua un’occasione (ma ce ne sarebbero almeno 10 al giorno) per far dire ai dirigenti del PD qualcosa di sinistra. O almeno qualcosa.

Dunque, all’ospedale Niguarda di Milano succede (l’8 luglio) che un anestesista si rifiuti di soccorrere con antidolorifici specifici una giovane donna durante un aborto terapeutico, dopo che a questa è già stato somministrato il preparato atto a provocare l’aborto e lei è in preda a dolori acutissimi. In quel reparto, su 19 medici, 14 sono obiettori - accidenti, vien da dire, così tanta santità tutta concentrata... - e dei rimanenti 5, evidentemente, in quel momento non c’è nessuno. L’anestesista è infatti uno dei 14 obiettori e tranquillamente avverte la donna e il marito che non può procedere all’anestesia perché la coscienza non glielo permette (tra l’altro, se bisogna partorire con dolore figurati abortire. Fa niente se l’aborto è terapeutico e non dettato da relativismo etico e necrofilia secolarista).
Il marito, infuriato, minaccia di portare seduta stante la moglie in un altro ospedale (secondo me minaccia anche qualcos’altro, o almeno io l’avrei fatto: gli anestesisti non sono noti per una particolare vigoria fisica, non più di altre categorie, ed essendo già in ospedale per lo meno ci saremmo risparmiati l’ambulanza). Fatto sta che a questo punto, al posto dell’anestesista timorato di dio ma indifferente alle urla di dolore della donna e richiamato da queste e si presume da quelle furenti del marito, interviene il primario del reparto che al più presto somministra della morfina e la situazione si calma.
Segue denuncia dell’episodio, riunione del comitato etico dell’ospedale, saggiamente amministrato da Forza Italia-corrente CL, articoli sui giornali (al momento non online, credo) e così via.


Ecco, cari dirigenti democratici, l’occasione per distinguervi affrontando un tema che interessa molto i cittadini e per lanciare non una ma ben due campagne in grande stile, distogliendo ad arte l’attenzione dell’opinione pubblica dai vostri mal di pancia interni.

La prima campagna, più ovvia, è quella riguardante i diritti. Talmente ovvia che non mi dilungherò, sapendo di trovare nell’uditorio cui mi rivolgo una sensibilità non comune per questo tema (...).

La seconda è più scabrosa e potenzialmente di grande impatto.



Da un paio d’anni io conservo sulla mia scrivania un foglio A4 stampato artigianalmente. Me l’hanno dato un giorno, a una banchina di una stazione. Su questo foglio sono indicati i direttori generali di Azienda Ospedaliera della Lombardia, regione che fino a poco tempo fa si vantava assai del proprio sistema sanitario (ora un po’ meno, dopo questo e questo).

La tabella non è aggiornatissima, va detto, ma anche così fa un certo effetto.

(nei feed non compare, ndr)


I 14 medici obiettori su 19 a ’sto punto non stupiscono così tanto, eh?

Populismo per populismo, non sarebbe bello se il PD, invece di cercare di star dietro al populismo leghista che lucra sui temi della sicurezza, provasse a lucrare su questioni come la sanità pubblica, il ruolo deleterio dei partiti in quel comparto, la corruzione, il clientelismo, la cooptazione, la piaggeria e il carrierismo anche quando mascherati dietro a padreterni e a nobili principi? Gli italiani apprezzerebbero assai, credo.

Certo sarebbe bello. Senonché...

note
*Mai quanto il PD lombardo del "giovane" Martina e dello scafato Penati che propone il numero chiuso per i bambini stranieri nelle classi delle scuole lombarde.

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