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Home page > Attualità > Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino

Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino

Quando nelle estati degli anni '80 e nei primi anni '90 portavamo i figli con mio marito, Silvia e Federico, da Roma a Taranto, alla scuola vela... non ci siamo mai posti alcun problema ambientale, eppure l'Ilva c'era già, a Taranto.

“Lupi di mare” si chiama adesso l'iniziativa ideata e promossa dal CONI Taranto con la collaborazione dalla Lega Navale Italiana – Sezione di Taranto e con il contributo di Camera di Commercio ed INTERFIDI riservata ai ragazzi della 4^ e 5^ classe della Scuola Primaria e 1^, 2^ e 3^ classe della Scuola Media Inferiore. Andare a vela significa rispetto e amore per l'ambiente, crescita di conoscenza anche culturale.
Oggi potrei essere una nonna e non so, se per fortuna o meno, non lo sono, in questi giorni ripenso ai piccoli e grandi malati di tumore, alle lotte dei tarantini a far valere la salute.

 A febbraio del 2019 erano migliaia in strada per Giorgio Di Ponzio, 15enne morto a causa di un sarcoma contro il quale lottò per tre anni, e scesero in strada per partecipare alla 'Fiaccolata per i nostri angeli' organizzata dall'associazione dei "Genitori tarantini in memoria dei bimbi morti per il cancro e per le malattie connesse all'inquinamento" In uno degli striscioni comparve la scritta: "Tutto l'acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino".

Oggi, che i miei figli hanno entrambi lavoro in Francia, che io abito non più a Roma ma nella Tuscia viterbese, mio marito per parecchi mesi dell'anno, ormai in pensione come me, in una barca a vela in Grecia... potrei stare tranquilla: alla fine dei conti che succede se l'Ilva riparte o rimarrà preistoria industriale? A me che me ne importa?

A marzo del 2019 vedo un video: Ex Ilva, sit-in delle mamme di Taranto: "Chiudete l'Ilva, no le scuole!"

Ecco oggi cosa mi importa.

 

Anche se la faccio lunga, vi spiego perchè ho messo una certa foto a questo post-articolo, copiando il testo di una iniziativa per strada a luglio del 2019, prima dello scoppio di questa guerra: "All’alba di questo giorno, in Città vecchia, un gruppo di musicisti capitanati dal violino del maestro Francesco Greco ha salutato in musica il sorgere del sole. Un evento tanto bello quanto inusuale, per la nostra comunità. Noi eravamo lì, in attesa che il concerto finisse, che i musicisti venissero premiati dall’applauso finale dei presenti, per il rispetto che sempre si deve agli artisti. Poi, abbiamo presentato le nostre croci e srotolato lo striscione che vuole ricordare a tutti che “tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”. Un ulteriore atto di accusa verso le Istituzioni di tutti i livelli, colpevoli dello scempio insopportabile a carico del nostro territorio e delle nostre vite. Dal Governo nazionale che ancora pone il P.I.L. al di sopra della salute, fino al Governo cittadino, cieco (e quindi complice) di fronte alle offese perpetrate all’ambiente e alla vita stessa. A distanza di nove mesi dalla consegna al Sindaco delle firme raccolte dalle associazioni “Genitori tarantini” e “LiberiAmo Taranto”, siamo ancora in attesa di quella risposta che ci era dovuta entro sessanta giorni. A questo si aggiunga la promessa, anche questa disattesa, della Commissione Ambiente di invitare nostri rappresentanti ad un consiglio monotematico sul tema. Quando un diritto che la Costituzione italiana dichiara “fondamentale” diviene un’emergenza per colpa dei Governi, siamo di fronte allamorte di una Repubblica democratica.Vorremmo parlare esclusivamente della sublime bellezza di Taranto, delle sue albe e dei suoi tramonti. Vorremmo davvero farlo, ma non possiamo chiudere gli occhi davanti alle enormi ingiustizie che i tarantini subiscono ogni giorno, da oltre mezzo secolo. Questa alba tarantinaabbiamo voluto dedicarla ai piccoli angeli vittime dell’inquinamento industriale. Ci sono albe e ci sono tramonti incredibilmente affascinanti. E ci sono, poi, tramonti che lasciano nel cuore una notte senza fine. Tramonti che non avremmo mai voluto vivere, ma che si ripresenteranno grazie alla spietata crudeltà propria degli infami.Associazione Genitori tarantini – Ets."

E mi torna alla mente una canzone che diceva: "Ma ti ricordi com'era bella, Taranto dal treno? il mar piccolo, le barche, le scritte sui muri anche se erano solo le dieci sembrava d'essere al tramonto, il tramonto infermo di una intera civiltà".

Doriana Goracci

 

Commenti all'articolo

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.155) 8 novembre 14:16
    Doriana Goracci
    Il libro da poter leggere gratis, preciso e con proposte http://www.verdi.it/taranto/GoodMorningDiossina.pdf e poi il sito da cui ho tratto questa intervista http://verdi.it/good-morning-diossina/
    Ex Ilva, Bonelli: “ArcelorMittal è un moderno colonizzatore, il governo sta subendo” L’immunità è una barbarie giudirica: non esiste in alcun Paese europeo, altrove si rispettano le leggi
    “In questo Paese si lavora in emergenza, sempre. Dal sequestro dell’Ilva sono passati 7 anni e 6 governi hanno pensato solo a fare decreti per regalare l’immunità penale prima ai commissari e poi agli acquirenti. Una follia, l’unico caso in Ue. Di fronte a una grande crisi è mancata una visione politica”. Angelo Bonelli, leader dei Verdi, riporta tutto ai fatti e ora che lo Stato rischia di ritrovarsi in mano le chiavi della più grande acciaieria d’Europa, con un fardello di quasi 11mila dipendenti da gestire, riconosce che la sua è una posizione “minoritaria”, la chiama proprio così, ma “continuo a restare sorpreso d’essere solo, mentre tutti si accodano nel chiedere una nuova immunità penale”.
    E il governo sta pensando sostanzialmente di estenderla con un provvedimento ‘erga omnes’. Come giudica la mossa?
    Una follia, una barbarie giuridica. Non esiste in alcun Paese europeo. Altrove si rispettano le leggi. Qui si pensa di restringere i diritti di milioni di persone che vivono in aree in cui i livelli di inquinamento sono alti, penso al polo di Priolo. Mi pare tutto incredibile e certamente è incostituzionale. Se davvero il governo arriverà ad approvare una norma valida non solo per l’Ilva ma per tutto il territorio nazionale, raccoglieremo le firme per un referendum abrogativo.Per scongiurare l’addio di ArcelorMittal potrebbe non bastare. L’azienda pone anche il tema dell’altoforno 2 a rischio spegnimento da parte dei giudici perché non rispetta le norme di sicurezza.
    Lì dentro, era il 2015, morì in maniera orrenda un operaio, Alessandro Morricella: aveva una moglie e due figli, venne travolto dalla ghisa bollente. Sono passati 4 anni e secondo i giudici le prescrizioni che era stato imposte non sono state tutte rispettate. Come faceva ArcelorMittal a non saperlo quando nel 2018 è entrato negli impianti? La sicurezza sul lavoro viene trattata come un orpello. E a leggere cosa scrive l’azienda nell’atto di citazione dei commissari, gli stessi rischi esistono in altri due altoforni.Una sostanziale ammissione che l’impianto di Taranto non è sicuro?
    Lo racconta il numero degli incidenti dentro lo stabilimento. Quella di ArcelorMittal è una forma di colonizzazione moderna che il governo sta subendo. Ma del resto l’Ilva è la massima rappresentazione del fallimento della politica di questo Paese. Sono passati 7 anni dal sequestro dell’Ilva, potevano essere fatte tante cose. Non è stato fatto nulla, se non una serie di decreti per tenere a bagnomaria l’impianto.E cosa avrebbe potuto essere fatto, invece?
    A Duisburg, in Germania, esisteva un impianto con capacità produttive e numero di occupati simili a quelli dell’Ilva, quasi sovrapponibili. Avevano persino lo stesso problema: cockerie e agglomerati erano troppo vicini alla città. L’impianto è stato fermato, demolito e ricostruito in un’altra posizione.Sta dicendo che l’Ilva si può spostare e non è necessaria la riconversione?
    Ero e resto per la riconversione totale. Il mio modello è Pittsburgh, in Pennsylvania: una città che produceva il 50% dell’acciaio statunitense e non a caso conosciuta come la Steel City. Oggi è sede di alcuni dei più prestigiosi college americani, ha puntato sull’innovazione e la robotica. Ed è tornata a crescere.Taranto rinascerebbe senza l’Ilva, insomma: è questa, a suo avviso, la mossa giusta?
    Ora è tutto molto complicato, si sono persi 7 anni. Ma continuo a pensare che bisognerebbe istituire una No Tax Area a Taranto, fare di tutto per sfruttare al massimo i fondi Ue per le aree di industriali dismesse e per le bonifiche, chiudere l’area a caldo dell’acciaieria e mantenere in vita l’area a freddo. È già accaduto a Bilbao, in Spagna.Sembra essere l’unico non solo a crederci, ma perfino a pensarci, ormai.
    So che la mia è una posizione minoritaria. Pensavo mi accompagnassero almeno i sindacati. In Spagna, quelli spagnoli, appoggiarono la riconversione. Quando ci sono delle profonde e drammatiche crisi industriali bisogna avere una visione. Qui manca e si finisce sempre per inseguire le emergenze e la risposta è l’immunità penale, ormai chiesta da un coro unanime. E una certa sinistra parlamentare, cosiddetta ecologista, tace di fronte a uno scempio simile.

    Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi

    Intervista di Andrea Tundo | 6 NOVEMBRE 2019

  • Di Massimo Castellana (---.---.---.108) 8 novembre 21:39

    Grazie, Doriana. La tua sensibilità e la tua solidarietà allietano i nostri cuori. Abbiamo postato questo tuo articolo sulla nostra pagina. Con affetto. Associazione Genitori tarantini - Ets

    • Di Doriana Goracci (---.---.---.44) 9 novembre 17:47
      Doriana Goracci

      vi ringrazio...non sono una giornalista ma una blogger che da anni scrive quasi quotidianamente, sono in pensione ho tempo...e i miei figli lavorano in Francia dove spero di trasferirmi. Taranto è nel mio cuore come tutto il sud, conosco la vostra situazione, e non posso neanche immaginare la sofferenza delle famiglie colpite da malattia quando non peggio, ho perso i miei genitori per il tumore e persone a me molto care.Vi sono vicina e vi sono grata, grazie Massimo Castellana, per quello che avete scritto e per avermi dato spazio anche sulla vostra pagina.Sono a vostra disposizione.Vi consiglio anche di mettere su you tube tutti i video che avete, in maniera che anche chi non è su FB può vedere. via bbraccio unitamente ai bimbi e alle fasmiglie tutte, ce la faremo ma insieme.

  • Di Lucia Laura Laterza (---.---.---.25) 9 novembre 16:04

    Stasera nell’incontro di tutte la realtà ambientaliste, bisogna riproporre questa visione di Taranto. Bisogna risanare e curare le ferite del territorio.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.143) 9 novembre 21:04
    Damiano Mazzotti

    In effetti l’Ilva andrebbe trasformato in un enorme e utile parco fotovoltaico con pannelli di ultima generazione che producono molta energia. I cinesi lo finirebbero in un anno (di sicuro la costruzione non dovrebbe essere affidata a italiani per svariati motivi). I lavoratori non in grado di passare alla nuova attività andrebbero prepensionati.

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.144) 11 novembre 08:39
    Doriana Goracci

    “Care mamme, care combattenti,
    per trent’anni, senza mollare neppure per un giorno, avete lottato per la salute dei vostri figli, dei vostri cari, dei lavoratori dell’impianto siderurgico di Genova. Dal 1985, stanche di ritrovare nei vostri piatti la polvere di minerale, avete lottato per la Salute, per l’Ambiente, per la Giustizia, fino ad ottenere la vostra vittoria. Sapevate di essere nel giusto e, tuttavia, in voi stesse vi era la certezza che raggiungere il risultato sarebbe stato tremendamente difficile.
    I dati sanitari, del resto, vi davano ragione e la Magistratura ligure già si stava muovendo attivamente su questa linea.
    Poi, come un miracolo, le Istituzioni nazionali, regionali e locali, il proprietario dell’acciaieria, i Sindacati, gli Industriali, gli Ordini professionali e le Associazioni di categoria si sono seduti ad un tavolo per concertare un piano che tutelasse salute, ambiente e occupazione.L’accordo di programma per l’industria siderurgica di Genova, probabilmente spinto anche dalla vostra incessante lotta, ha portato, a distanza di vent’anni dalle vostre prime manifestazioni, alla chiusura della principale fonte di altissimo inquinamento della vostra città: l’impianto di produzione a caldo.Da Taranto, vogliamo dirvi che siamo orgogliosi della vostra caparbietà e della vostra unità.
    Tuttavia, vi scriviamo anche per ricordarvi che quell’accordo di programma, sottoscritto da tutte le parti contraenti, consentì che l’area a caldo chiusa a Genova trovasse nuova residenza proprio nella più grande acciaieria d’Europa, quella di Taranto.Qui, i dati sanitari che attestano percentuali di malattie e morte, certificate dagli esperti e dai ricercatori, sono di gran lunga superiori a quelle che voi dovevate sopportare, a Genova; qui, malattie e mortalità nei bambini raggiungono percentuali insopportabili. Qui, le malattie iniziate in gravidanza raggiungono il 45% in più della media regionale; qui, l’eccesso di mortalità entro il primo anno di vita è superiore del 20% rispetto alla media regionale; qui, l’incidenza tumorale nella fascia di età compresa tra 0 e 14 anni è del 54% in più, mentre la mortalità infantile raggiunge un +21%, sempre rispetto alla media.Nei bambini che vivono nei quartieri vicini al siderurgico si riscontra un deficit cognitivo di 10 punti rispetto ai loro coetanei di altri quartieri della città.
    Qui, la diossina viene somministrata ai piccoli già attraverso l’allattamento al seno.
    Qui, quando il vento proviene da nord-ovest, i bambini non possono andare a scuola, le finestre delle abitazioni del quartiere più prossimo all’acciaieria devono restare chiuse, e i cardiopatici, chi ha problemi respiratori e gli ultrasessantacinquenni devono restare chiusi in casa.
    Qui, a Taranto, vengono negati quei diritti riconosciuti dalla Costituzione italiana per una semplicissima ragione: quella area di produzione che a Genova è stata chiusa per sempre perché altamente nociva per la salute pubblica, a Taranto è stata raddoppiata e definita “strategica per la nazione”. Pensate, mamme: a Taranto non è strategica la salute di cittadini e ambiente, ma l’economia, anche se nettamente in contrasto con la Giustixia e i dettami della Costituzione italiana.
    Qui, a fronte dell’emergenza sanitaria, la Magistratura tarantina emise, nel 2012 un’ordinanza di sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo. Da quel momento, in sette anni, 13 decreti legge, disposti dai governi che si sono succeduti, hanno permesso all’industria la continuità produttiva, scavalcando di fatto la Giustizia. Decreti legge anticostituzionali, vorremmo aggiungere.Nel febbraio del 2016, dopo averli fatti affiggere a Taranto e a Bari, come associazione Genitori tarantini, facemmo affiggere un manifesto di sei metri per tre che presentava un’immagine notturna delle emissioni dell’Ilva sulla nostra città e una semplice scritta: “ANCHE I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE”. In un articolo dell’Ansa, dedicato proprio a quell’affissione, veniva riportata una frase di una mamma di Cornigliano che, parlando di Taranto, disse: “Lotteremo con Taranto. Le sofferenze che stanno vivendo i bambini di Taranto mi fanno soffrire come se fossero i nostri bambini. Continuo a lottare per vedere riconosciuta la loro dignità. Noi siamo pronte a lottare al loro fianco”.
    Quel manifesto, nella vostra città, venne strappato solo due giorni dopo l’affissione, lasciando in tutti noi una ferita che ancora brucia.

    Mamme di Cornigliano, vi chiediamo di parlare ai vostri compagni, soprattutto a quelli che lavorano in acciaieria e temono, per quelle che sono le dichiarazioni dei sindacalisti liguri, ripercussioni a livello locale dalla chiusura dell’area a caldo di Taranto. Ricordate loro che “ogni uomo è padre di tutti i bambini e ogni bambino è figlio di tutti gli uomini” (John Steinbeck, “Che splendida ardi”). Questa è una frase che noi utilizziamo sempre perché i bambini di Taranto, al pari dei bambini di tutto il mondo, sono figli di tutti gli uomini. Compresi quelli di Genova.
    Attendiamo un vostro riscontro.
    Grazie.
    Le madri di Taranto alle madri di Genova

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.211) 12 novembre 12:08
    Doriana Goracci

    Cari giornalisti, e giornaliste perché non andate ad intervistare i genitori dei bambini ricoverati nel reparto oncologico pediatrico dell’Ospedale SS Annunziata di Taranto?Fatevelo dire da loro quanto vale un chilo di acciaio. Andate quando volete, loro non si muovono da lì. https://www.raiplay.it/video/2019/11/Ilva-A-denti-stretti-d27613ee-69d6-4279-9286-25a94aa6a534.html

    (niente di mio, tutto mi riguarda)

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