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Tutti contro Marchionne

La rinuncia al programma Fabbrica Italia della Fiat che avrebbe portato investimenti per 20 miliardi nel settore auto del nostro paese ha sollevato un vespaio di polemiche sfociate in attacchi (anche personali) contro Sergio Marchionne e John Elkann rei in sostanza di assumere atteggiamenti anti-italiani, e di favorire gli interessi dell’azienda fuori dai confini nazionali. All’Ad di Fiat in particolare si rimprovera il fatto di non riuscire a mantenere la parola data e di non tener conto delle agevolazioni e dei finanziamenti che l’azienda di Torino gode da parte dello Stato italiano, in pratica da sempre. Il mondo politico, sindacale, la grande (e la piccola) stampa all’annuncio della “resa” alla crisi del colosso piemontese, che ormai gioca sia sul piano Europeo sia tramite Chrysler nel continente americano si sono lasciati andare in reazioni oscillanti tra la delusine e la rabbia. Ieri in una bella intervista di Ezio Mauro, Sergio Marchionne ha potuto esprimere il suo punto di vista chiaro anche per chi non ha dimestichezza con le dinamiche del mercato dell’auto ma ha a cuore il destino industriale del paese. Il ragionamento dell’Ad è sintetizzabile in una rispostata data al direttore di Repubblica: “E qui lei dovrebbe già aver capito la mia strategia. Gliela dico in una formula: cerco di assecondare la ripresa del mercato Usa sfruttandola al massimo per acquisire quella sicurezza finanziaria che mi consenta di proteggere la presenza Fiat in Italia e in Europa in questo momento drammatico. Fare diversamente, sarebbe una follia”.

In pratica il nocciolo della questione è uno: la crisi dei consumi che attanaglia il nostro continente non consente massicci investimenti in Italia, quello che era stato previsto negli anni scorsi, al momento non è più attuale, la Fiat cercherà di difendere i posti di lavoro già garantiti, ma per i piani industriali di più largo respiro si dovrà attendere la risoluzione della recessione in cui la crisi finanziaria e dell’economia reale ci ha fatto piombare. E’ tutto errato? E’ un atteggiamento penalizzante delle aspirazioni italiane? Forse no. La posizione di Marchionne non appare così spregiudicatamente ingrata come viene dipinta da alcuni organi d’informazione e come vuole la vulgata popolare pronta a vedere nell’amministratore delegato di Fiat il manager attento solo ai propri interessi ed ai propri dividendi, maestro nel privatizzare i guadagni e nazionalizzare le perdite.

La scelte compiute dal gruppo dirigente della Fiat attengono legittimamente alla visione del futuro del gruppo industriale stesso, in un'ottica di un mercato sempre più globale che difficilmente collima con le nostre logiche nazionali, legare il destino della casa torinese al destino della nostra industria (come si è sempre fatto) appare miope. E’ giunto il tempo che l’Italia si emancipi da ciò che vuole, che dice e che fa la Fiat. Le nostre scelte industriali e politiche non possono essere Agnelli-Elkann dipendenti, ma dovrebbero riacquistare una propria logica ed una propria prospettiva al di là di quello che succede al Lingotto. Quando, pochi anni fa Marchionne risollevò le sorti del mercato dell’auto in Italia come negli Stati Uniti, venne salutato come il “salvatore” della patria, adesso che le cose si mettono male viene visto come il capro espiatorio su cui sfogare tutte le frustrazioni della nostra incapacità a crescere, e su cui i sindacati esercitano tutti i cliché che la demagogia possa fornire.

Un paese serio non può vivere una crisi di panico o di esaltazione ogni volta che una sua azienda (se pur la più grande) fa una scelta industriale. Ognuno torni al proprio posto, facendo al meglio il ruolo che gli spetta. E’ ora che il governo assuma una politica industriale seria e concreta, i sindacati decidano un atteggiamento più costruttivo e meno ideologico, la FIAT ricominci a progettare modelli che gli italiani (ma anche i francesi ed i tedeschi e perché no? I cinesi) possano ritrovare piacere ad acquistare. 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.239) 19 settembre 2012 12:57

    Ma che aspetta il governo italiano a dichiarare l’apolide Marchionne persona non grata, impedendogli di entrare in Italia, e ad avviare le procedure di esproprio della fiat - mettendo sul piatto della bilancia tutti i contributi ricevuti in un secolo dallo Stato italiano?

  • Di (---.---.---.190) 23 settembre 2012 18:30

    Dobbiamo tutti renderci conto del fatto che il "conflitto" in atto in Italia e nel mondo, è tra Economia e Finanza. La Fiat ed il suo indotto, Finmeccanica, Eni, Tod’s e le migliaia di imprese italiane, rappresentano il tessuto economico che tiene impiedi il paese. Se questo tessuto industriale viene distrutto, è la fine. E’ mille volte preferibile dare aiuti alle aziende in difficoltà, aiutando in tal modo anche le famiglie, piuttosto che farle fallire od espatriare, licenziando migliaia di padri di famiglia. Se i soldi vanno dati, è meglio darli alle imprese che la ricchezza la producono, piuttosto che alla banche che tale ricchezza la bruciano. E’ essenziale, ovviamente, che gli aiuti di Stato siano vincolati a precisi impegni sugli investimenti e sul lavoro. Sarebbe questo il compito di un Governo che lavorasse per tutelare gli interessi del paese, al contrario di quanto sta facendo “l’uomo della finanza” Monti, senza che ABC abbiano nulla di sensato da dire ! Monti “gioisce” per il fatto che la Fiat non ha “chiesto soldi”… già Monti, poverino, non può accontentare tutti, i soldi a Monti servono per salvare le banche, vogliamo scherzare?; Salvare le banche … si, ma … in cambio di che ?

  • Di (---.---.---.173) 23 settembre 2012 20:12

    Giro di valzer >

    Con il Def appena elaborato Monti conferma che il PIl calerà anche nel 2013. Di ripresa se ne riparlerà nel 2014. Monti perciò usa tutte le risorse disponibili per tenere i conti in ordine fino a dicembre.
    Dal 2013 sarà compito ed onere del futuro governo conseguire il previsto pareggio “strutturale” del bilancio e, magari, trovare anche le risorse per innescare la ripresa.

    Fornero attendeva “chiarimenti” sulle strategie di Fiat. Adesso sa che Marchionne è disposto a investire in Italia “nel momento idoneo”, cioè quando ci sarà la ripresa del mercato. Al momento basta un gruppo di lavoro che studi gli strumenti per migliorare l’export del settore.
    Dal 2013 sarà il futuro Ministro del Lavoro a cercare i soldi per consentire l’impiego di ammortizzatori sociali oltre i limiti fissati proprio dalla Fornero.

    Ergo. Come Monti anche Marchionne resta in attesa di “tempi migliori”.
    La crisi non si supera con i “giri di valzer” di Pantomima e Rimpiattino

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