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di David Incamicia (sito) giovedì 22 settembre 2011 - 1 commento oknotizie
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Tutte a Roma per salvare la Costituzione! Il 24 settembre arriva il "Treno delle Donne"

"Troppe ingerenze sull'attività legislativa: il Parlamento viene prima di Consulta, toghe e Colle!". Remigio Ceroni, solerte peone del Pdl, spiegava così qualche tempo fa la sua proposta di modificare l'articolo 1 della nostra Costituzione. Che nella rinnovata versione dovrebbe recitare come segue: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare". Troppa grazia per orecchie ormai abituate da vent'anni ad ascoltare ogni sorta di nefandezza.

Al punto da far rimpiangere a molti la vecchia partitocrazia, smantellata a furor di popolo per fare spazio a un'allegra compagnia di oligarchi che tutto appaiono fuorché rappresentanti del popolo. In fondo, alla "prima linea" del Premier bastava scrivere nella bozza di modifica della traballante Carta (che, sia detto serenamente, meriterebbe un'adeguata revisione ma non certo nei suoi principi fondamentali) "Basta romper le balle a Silvio!". E avrebbero capito perfino tra i fornelli di Voghera...

Quindi, dopo avere eliminata la figura del parlamentare "delegato dai cittadini" (rimpiazzato dal più affidabile "delegato dal capo"), si tenta ora di rafforzare la "democrazia plebiscitaria" dell'immonda seconda repubblica colpendo gli ultimi baluardi di resistenza repubblicana: appunto la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Quirinale. Chi ha deciso di schierarsi di nuovo dalla parte della democrazia e della legalità, e di difendere la Costituzione, sono le donne italiane (quelle "vere", non le decine di protagoniste della miriade di intercettazioni di fine impero). Il prossimo 24 settembre arriveranno a Roma a bordo di due treni, uno proveniente dal Nord Italia e l'altro dalla Sicilia, per circondare il parlamento e manifestare pacificamente.

La società civile in rosa si è mobilitata in un'iniziativa che ha trovato la pronta adesione di numerose associazioni organizzatesi in Comitato, il cui obiettivo è la salvaguardia di valori irrinunciabili per la nostra Nazione, simbolicamente raccolti in un unico e grande "Treno per la Costituzione".

Per un'Italia unita, democratica, repubblicana, che provi a raggiungere l'agognato cambiamento attraverso la forza viva, creativa e propositiva delle donne. Un cambiamento che deve partire proprio dall'attuazione totale della prima parte dall'articolo 1 della Costituzione, riaffermando l'importanza del lavoro e mettendo in grado i tanti giovani disoccupati di concorrere positivamente alla vita della comunità nazionale.

E dalla reale applicazione degli articoli 41 sull'iniziativa privata che non contrasti con il bene sociale, 51 sulle pari opportunità e 11 sul ripudio della guerra. Per questo, oltre a stringere il parlamento in un cerchio umano a difesa dei fondamenti costituzionali, le donne si recheranno dal Capo dello Stato per chiedergli una volta di più di garantire l'assoluto rispetto della Costituzione e la sua inviolabilità.

La manifestazione proseguirà poi con la partecipazione alla Marcia per la Pace di Assisi del 25 settembre. L'idea del Treno delle donne per la Costituzione è nata, dopo l'annunciata modifica dell'art.1, dal confronto tra le iscritte alla Rete delle Donne Siciliane per la Rivoluzione Gentile, che ne è la promotrice. Mai nessuno si era spinto a chiedere la modifica della prima parte della nostra Magna Carta, e ciò ha indotto la Rete a lanciare l'iniziativa. Perché, oggi più che mai, le donne avvertono l'obbligo morale e civile di accompagnare la società verso un futuro diverso.

I due treni servono proprio ad unire le donne e gli uomini del Nord e del Sud, in una battaglia vitale ed imprescindibile per l'avvenire di tutti. Gli italiani hanno già bocciato a maggioranza, con il Referendum del 25 e 26 giugno 2006, le riforme che cambiavano l'assetto istituzionale della seconda parte della Costituzione. Oggi non si può far finta che questo non sia mai accaduto e ritentare disinvoltamente di stravolgerla. 

E non si può consentire che la modifica dell'articolo 1 della Costituzione spalanchi le porte a un pericolo concreto di dittatura, poiché tale diverrebbe un parlamento che sovrasta tutti gli altri organi e poteri statali. Soprattutto il parlamento attuale.
 
di David Incamicia (sito) giovedì 22 settembre 2011 - 1 commento oknotizie
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