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Tutta la spazzatura che ci impone la tv

Cazzate: non bastano quelle che ci sorbiamo ogni giorno dalla Tv e dai nostri politici, tutto naturalmente per il nostro bene, per il nostro futuro. Ora ci si mette anche Celentano a spararne di nuove (non era la prima volta) in una manifestazione, quella del Festival di Sanremo, che è solo la faccia pulita e piena di lustrini di un paese che ne ha anche una più nascosta e più reale. Basta cambiare canale.

Ne sentiamo tante, ogni giorno.

Basta accendere la Tv e ascoltare qualche politico che espone il progetto del suo partito per la riforma del Paese o qualche amministratore colto in fallo che proclama la sua innocenza. Oppure ascoltare la pubblicità televisiva che ci fornisce quotidianamente ogni rimedio ai nostri problemi. Sei sovrappeso? Non riesci a mangiare di meno e fare più movimento? Non ha importanza, prendi questa straordinaria pillola, che io ti offro a prezzo scontato, ma bada solo per pochi giorni, e in due settimane avrai perso quei fastidiosi chili di troppo. Soddisfatti o rimborsati, vedi le foto prima e dopo. Scopri le prime rughe? Nessun problema. E qui le soluzioni veramente si sprecano con una serie interminabile di creme e ritrovati anti rughe ed anti-età dai nomi sempre più fantasiosi (ogni casa di cosmetici che si rispetti ha il suo ritrovato miracoloso) e che hanno due fondamentali caratteristiche in comune: costano molto e non fanno praticamente nulla. Possono levigare e lucidare la pelle forse al momento dell’applicazione, ma poi vengono assorbite e tutto rimane come prima. Lo dice la scienza ufficiale, non ci sono dubbi in merito, ma i pubblicitari non devono veicolare risultati scientifici ma devono vendere, è quello il loro obbiettivo, per quello sono pagati e non per dire la verità.

A proposito di pubblicità si parla spesso di TV spazzatura, di una Tv che non persegue più l’obbiettivo nobile e originario di fornire informazione e cultura ma è soprattutto una televisione di intrattenimento con un susseguirsi di trasmissioni che forniscono spesso cattivi modelli di comportamento. Concordo naturalmente con questa ipotesi e invito tutti a non seguire troppo queste trasmissioni ma ritengo altrettanto pericolose per la psiche dei nostri giovani anche alcune pubblicità, come quella delle bevande alcoliche e delle auto di lusso, SUV compresi. Anche questa è TV spazzatura, pubblicità spazzatura se giudicata con lo stesso criterio, perché i filmati inducono a fare la semplice e ingannevole equazione alcol o auto di lusso uguale felicità, alcol o auto di lusso uguale successo. Poi alla fine, per le auto, l’ immancabile offerta truffaldina: “tua” con sole 150 euro mensili. Facendo un po’ di calcoli viene piuttosto facile capire che o si pagano i 150 euro mensili per almeno una trentina d’anni oppure c’è qualcosa che non va. C’è anche la variante atroce “Tua a “soli” 48.400 euro, sabato e domenica aperti!!”

E’ anche questo un segno della decadenza culturale del nostro Paese perché la pubblicità di oggi sembra si rivolga ad una serie di sciocchi e ingenui cittadini, di solito giovani, che pur di fare bella figura al bar con gli amici si spingono ad acquistare auto al di fuori delle loro possibilità economiche, auto le cui gomme valgono l’intero loro stipendio mensile, se ce l’hanno, nell’illusione di trovare nel bene di lusso quella felicità che stentato a trovare nella vita di tutti i giorni. Auto che fanno poi bella mostra di sé nelle riviste gratuite di auto usate, auto costose e non pagate. Una cosa triste che dovrebbe far riflettere.

Oltre alle numerose cazzate che quotidianamente ci sorbiamo ultimamente se ne sono aggiunte anche alcune straordinarie, come quelle del Molleggiato al festival di Sanremo. Oddio, Celentano lo si invita per la provocazione, per le polemiche prima e dopo, fondamentalmente perché garantisce spettacolo e audience.

Di solito fa la solita tiritera sulla guerra, sulla fame nel mondo, sull’inquinamento ambientale. Lo conosciamo e condividiamo in maniera convinta e partecipe le sue battaglie pubbliche anche se non abbiamo notizie di suoi impegni finanziari diretti in tal senso, ma la prima serata del Festival, criticato per il suo lauto appannaggio da parte dell’Avvenire (al suo compenso la Rai poteva trovare una destinazione ben più nobile) e si è scatenato in una serie di invettive senza senso e completamente false e fuori luogo contro la stampa cattolica, augurandosi addirittura la loro chiusura.

Celentano non è nuovo a certe sbandate, ricordo la sua presa di posizione televisiva contro la donazione di organi, in cui arrivò a dire “e se mi sveglio senza un braccio perché serviva a qualcuno?” suscitando critiche a non finire per cui fu costretto a fare marcia indietro per voce della moglie Claudia Mori che riferì che intendeva criticare il metodo e non la donazione in sé.

Ho avuto modo i leggere Famiglia Cristiana per circa un anno e devo dire che l’ho trovata (io non cattolico né credente, con all’inizio un po’ di normale preconcetto), veramente bella, piena di contenuti, saggia e capace di una critica senza condizionamenti dove l’aspetto religioso, costantemente presente, non è per niente invasivo e a volte piacevole. E’ la faccia buona della religione, quella rivolta veramente agli uomini che vivono ogni giorno sulla terra con tutti i loro problemi e non a quelli che aspirano a vivere la vera vita nel mondo di là. E’ stata forse la rivista più critica nei confronti di Berlusconi e del berlusconismo, più di molte altre anche di sinistra e per questo ha subito molti e ripetuti attacchi.

Le sua accuse appaiono quindi antidemocratiche (ognuno ha diritto di esprimere liberamene le proprie idee) e fuori luogo in tutti i sensi. Ma forse è tutto il Festival fuori luogo e fuori tempo.

Solo quando la musica impera diventa uno spettacolo, altrimenti si trascina fra battutine e scenette, parolacce e doppi sensi, esaltando la bellezza femminile senza merito fino al punto di suscitare proteste, con escamotage erotici per attirare l’attenzione dei media, per coinvolgere in una kermesse festaiola e disincantata un paese in grande difficoltà e con qualche problema di sopravvivenza.

Basta cambiare canale e sintonizzarsi nella stessa serata su Piazza Pulita e lo scenario cambia completamente ed al paese lustro e sorridente della festa e degli abiti di lusso in prima fila si contrappone il paese arrabbiato e feroce dei lavoratoti di cantieri di Genova che per ottenere, dopo 180 giorni di mobilitazione, la costruzione di una modesta “chiatta” che permetterà loro un lavoro ancora per sei mesi devono minacciare di invadere, tutti e trecento, il teatro Ariston di Sanremo. Solo così la vertenza si è sbloccata, la minaccia dell’invasione a Sanremo ha sortito il suo effetto. “Una Chiatta per Sanremo” potrebbe essere il titolo della vicenda.

Oppure gli operai sardi del Sulcis, abbandonati dalla multinazionali straniere dell’alluminio come l’Alcoa, multinazionale americana che ha comunicato in gennaio ufficialmente la chiusura entro sei mesi dello stabilimento di Portovesme; a giugno quindi i cinquecento operai della fabbrica, più circa altri trecento lavoratori occupati nell’indotto, verranno lasciati al proprio destino.

Ecco due Italie su due canali diversi, due tipi si spettatori diversi, quelli sorridenti in cravatta e scollo a mille euro a poltrona nelle prime file del teatro Ariston e quelli assai più tristi invitati ad esprimere la loro rabbia e la loro delusione per il loro futuro incerto, per la mancanza di lavoro, per l’insensibilità delle multinazionali e forse anche della politica.

Ecco perché di cazzate il Paese non ne avrebbe più bisogno.

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