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Turchia, la diplomazia levantina

In Turchia Erdogan è iperattivo, così tanto impegnato nell’opera repressiva messa in atto dopo il “golpe” da riuscire ad avere il tempo per ricucire i rapporti con Putin, oltretutto chiedendo scusa di aver abbattuto un aereo russo, e con Netanyahu, dopo il sanguinoso raid di un commando israeliano contro una nave turca noleggiata, sfidando l’embargo, per portare aiuti alla Striscia di Gaza.

Sugli organi d’informazione ha grande risalto l’attività repressiva messa in atto da Erdogan in Turchia, ma passa inosservata la reiterata violazione dei Diritti umani in Egitto.

Inizialmente era la Turchia a incarcerare e magari far sparire con moderazione gli esponenti in disaccordo con il Presidente, ora è Al Sisi a muoversi con cautela, cercando di far passare inosservata la repressione verso le opposizioni.

I Diritti civili in Egitto non appaiono evidentemente tra le urgenze dell’Europa da quando è la Turchia a preoccupare maggiormente la Ue per tutte le implicazioni geopolitiche future, sopratutto per il riavvicinamento di Erdogan a Putin.

D'altronde il modello presidenzialista di Erdogan è quello russo, non di certo quello francese o statunitense, che gli permette di agire ancor prima di aver pensato.

Una Turchia dove vengono assassinati gli attivisti per garantire i diritti sacrosanti della scelta sessuale e culturale e vengono invece rilasciati oltre 30mila detenuti comuni per far posto agli oppositori di Erdogan.

Erdogan che si sente circondato da nemici come i curdi e sostenitori del movimento di Fethullah Gulen, ma anche dalle pubbliche invettive contro i daesh fanno pensare ad una inimicizia tra i fautori del cosiddetto stato islamico e il sultano di Istanbul.

Ci sono anche dei gesti che fanno pensare, come il riavvicinamento a Putin, a dei cambiamenti di rotta nei rapporti con nemici del livello di al-Assad. Un cambiamento di rotta che vede l'aviazione siriana pronta a colpire le postazioni curde impegnate a fronteggiare i daesh.

Io faccio un favore a te e tu lo fai a me e così Erdogan sembra, è necessario il condizionale con questo levantino che sembra aver studiato gli intrighi di palazzo nell’antica Bisanzio, essere disponibile dopo aver tanto premuto per la cacciata di consentire al despota siriano di guidare la transizione.

Per rendere ancor più avvincente di una trama alla Frederick Forsyth o alla le Carré è la disponibilità, secondo l'agenzia turca Anadolu e subito rilanciata dall’organo d’informazione putiano Sputnik, del primo ministro turco Binali Yildirim a concedere all’aviazione russa l’utilizzo della base aerea Nato di Incirlik e contemporaneamente ha affermato di non credere che alla Russia possa servire un'altra base aerea per le operazioni contro i terroristi in Siria.

Una base usata dagli Stati Uniti e dal Qatar, oltre che dai tedeschi, per combattere i terroristi in Siria, che forse potrebbe essere il tavolo per il disgelo tra l’Occidente e la Russia.

Sembra di ritornare ai film di 007, dove si sviluppavano delle collaborazioni tra Mosca e Washington per combattere il comune nemico, allora era la Spectre ora il califfo nero dei daesh, con le cartoline di saluti con sullo sfondo il monte Ararat.

Il levantino comportamento del sultano non permette di avere delle certezze sull’utilizzo della base aerea per un nuovo corso diplomatico o solo per svolgere un ambiguo ruolo nell’area mediorientale, magari si sta preparando per una strategia d'uscita dalla Nato modello De Gaulle, di certo c’è che Erdogan è consapevole di poter sfruttare la sua preziosa posizione strategica tra Oriente e Occidente per alzare la posta con uno o con l’altro.

Erdogan scardina l’antico adagio che recita: il nemico del mio nemico è mio amico, colpendo indistintamente i fanatici daesh e i libertari curdi, trasformandolo nel teorema: gli amici dei miei amici potrebbero essere miei nemici.

Con il sultano non ci sono certezze ad eccezione della sua infaticabile attività nell' infiltrare la sua visione di islam “dolce”, come dimostra la conquista della Somalia, dove sul palazzo dei congressi “italiano” sventola la bandiera turca, e quindi consolidare il potere del presidente “buono” Hassan Sheikh Mohamud, il braccio somalo dei Fratelli musulmani, per una islamizzazione “morbida” del Corno d’Africa, proponendosi come unico baluardo contro il terrorismo dei shabaab.

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Qualcosa di più:

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Migrazione: il rincaro turco e la vergognosa resa dell’Ue

Migrazione: La sentinella turca

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