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di Laura Denu (sito) venerdì 9 novembre 2012 - 0 commento oknotizie
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Transgender: vecchi tempi e tempi nuovi. Cosa è cambiato?

Era il 1983. Io e la mia amica Tiziana decidemmo che era arrivato il momento di dare corpo al nostro percorso di transizione di genere, cominciando ad indossare abiti femminili affinché divenissero per sempre la nostra nuova pelle. Fu allora che il proprietario del locale che frequentavamo da anni ci invitò a non farci più vedere: "Finché si vestivano da gay... ma gonna e rossetto no, nel mio locale vengono famiglie, bambini". E fu da allora che quella visibilità che avevamo sognato si trasformò presto in una vera e propria detenzione nella nostra casa senza luce e senza gas. Immediatamente precipitammo nel silenzio, che durò appena 24 ore. Perché con una lettera aperta al quotidiano il Messaggero, denunciammo l'accaduto e, tanto che c'eravamo, offrimmo una lunga cronologia di soprusi e vessazioni, alle quali avevamo deciso di contrapporci con tutte le forze. Una giornalista, che forse vide nel nostro "strazio" l'occasione di uno scoop di provincia che smuovesse un po' l'aria, raccolse la nostra rabbia e decise di rendere pubblica la faccenda, sotto la nostra spinta irrefrenabile.
 
"Diventa un caso nazionale la vicenda di Luca e Massimo" (ma quando mai)! Quella che vedete pubblicata è l'intestazione di uno dei tre articoli usciti dopo 24 ore dalla denuncia e da allora nulla fu come prima. La nostra visibilità esplose e l'intera città, addormentata da secoli, si affrettò delle più svariate reazioni. In primis, il rifiuto, la violenza, il totale e irrimediabile isolamento, che ci costrinse a quella detenzione forzata per più di un mese, durante le ore serali e notturne, nella nostra casa senza luce e senza gas.

Sociologi, intellettuali, personaggi della cultura, tutti si interrogavano su cosa fosse successo: "Transessuali, e che roba eh!". Erano anni in cui le persone transessuali non andavano in tv o nelle sedi parlamentari, o a protestare in piazza. A parte il MIT (MIT di Milano non di Bologna), che aveva ricattato l'Italia con audaci provocazioni di protesta e che costrinse il Parlamento, insieme ad alcuni deputati Radicali, a discutere la legge164/82 (legge De Cataldo), e ad approvarla in tempi brevissimi.

Ma noi, nella nostra casa senza luce, ci ritrovammo sole senza nessuno che si occupasse delle nostre istanze. Ma poco ci interessava, ci eravamo affezionate a quelle candele che illuminavano la nostra casa, ci permettevano di fare il caffè la mattina e di cucinare, solo a pranzo, un piatto di pasta con olio e parmigiano scaduto. Eccetto in quelle giornate fortunate, quando riuscivamo a rubare nell'alimentare sotto casa una scatoletta di tonno. Nell'articolo, il titolare del locale affermò che ci "accompagnavamo con i soldati" per pochi spiccioli.

Ci aveva decisamente sottovalutate, oltre che diffamate. Il suo locale dopo meno di un anno, chiuse i battenti. Avevamo solo 19 anni!


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