Prima dell'Aprile 1982, anno in cui venne approvata la legge 164/82 - Norme in materia di riattribuzione di sesso - le persone transessuali erano una vera e propria razza con tanto di schedatura. Alla voce di riconoscimento "segni particolari" - sulla carta d'identità - appariva, prima della legge 164/82, la dicitura/schedatura: "sembianze femminili"!
I loro documenti, prima di quella data, erano uno strumento di devastazione e di selezione razziale. La mia Carta d'Identità sarebbe stata questa.
Oggi, 29 anni dopo, le persone transgender/transessuali, in Italia, sono incapaci ad organizzarsi in un movimento di rivendicazione politica.
Ignorano le battaglie e la storia del movimento fatta di mazzate, galere e confino. Si nutrono di contrapposizioni e false ideologie, che fanno di un potenziale esercito un contenitore di antagonismi e di immobilità patologica.
Le associazioni e la politica hanno fallito in tema di diritti civili, tuttavia anziché identificare un terreno comune su cui costriure e condividere una nuova lotta di rivendicazione che abbia e sfrutti la sua forza autonoma, si preferisce galleggiare nelle sabbie mobili della "delega", evitando accuratamente consapevolezza e soggettività attiva e strategica.
Le giovani generazioni affidano le loro vite ad "altri", dimenticando che il diritto all'autodeterminazione è il fondamento di una efficace progettualità personale e collettiva. Il momento che vive il nostro Paese, dal punto di vista politico, economico e sociale, non è una scusa sufficiente per continuare a fare finta che non ci sia più nessuna battaglia da combattere.
Il coraggio alla disobbedienza civile, ha un prezzo che più nessuno è disposto a pagare e che inizia appena fuori la porta di casa, quando e se inizia.
Se si considera una conquista civile un giochetto di magia che permette a tutti di avere un doppio nome sui documenti e lo si fa passare come una soluzione credibile da sostenere, beh, diventa davvero inevitabile appassionarsi ad altro.

Il mio contributo alla causa, ammesso che ce ne sia stato e che qualcuno lo abbia recepito, finisce qui.
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