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The shape of water, di Guillermo del Toro

The shape of water è film con tutti gli ingredienti per mietere nominations (13) all'Oscar californiano, forte del già conquistato Leone d'Oro a Venezia 2017. Gli ingredienti sono ricchi e numerosi, per il gradimento del maggior numero di palati, un film acconciato con lo scopo di piacere: è romantico, fantasioso, lambisce l'area militare degli Stati Uniti e naturalmente l'eterna competizione tra Usa e Urss dato che si svolge verso gli anni '60. Non gli manca l'azione, l'avventura, lo spettacolo, qualche angolo di musical e soprattutto non mancano lezioni filosofiche sulla vita. Non può mancare il brutto e il cattivo, che risiedono però nello stesso personaggio, incaricato di braccare la bestia, uno determinato a conquistare il sospirato gradino superiore della gerarchia, non vuol fallire, non per niente legge un libro di Positive thinking. Non potrà fallire nemmeno il film, qualcos'altro dovrà pur vincere. Il regista Guillermo del Toro intanto ha “vinto” la direzione della prossima Mostra del Cinema di Venezia.

Due creature che senz'altro si ameranno, come in una favola, nel profondo del mare: l'una è la giovane ragazza muta, senza l'amore della vita ma voluta bene dall'anziano vicino di casa e dalla collega di lavoro. Con questa svolge le pulizie di una base militare, covo di intelligenze e di strategie, dove apprendiamo che alcune delle menti più brillanti pisciano sul pavimento (cosa riscontrabile poco dopo anche nella toilette del cinema di Treviso, evidentemente lo fanno anche cinefili o menti meno brillanti). L'altro è una cosa, così viene chiamato questo essere anfibio con sembianze umane ma anche ittiche, con squame da pesce e placche da rettile, potrebbe trattarsi – dice uno studioso del centro in camice – del soggetto più sensibile mai ospitato in questo laboratorio. Ecco, è questo il motivo principe del film, due creature così diverse, entrambe condannate al silenzio e alla solitudine, si ameranno: lui, la cosa, vede lei per quello che è, e lei ha la sensibilità per avvicinarsi a questa creatura sconosciuta, dapprima offrendogli uova e poi cure e tutta sé stessa. Facile il rimando all'extraterrestre ET, in quel caso le creature sensibili furono dei bambini, o a La bella e la bestia. Potrebbe, il film, suggerire anche l'eventuale immortalità di noi esseri umani, le ferite che si rimarginano e la vita che si ricrea, ma intanto ci spinge all'azione: se mai non facciamo niente, non siamo niente. Ai giurati dell'Oscar l'ardua sentenza, noi preferiamo tenerci il ricordo e le sensazioni trasmesseci dall'ungherese Corpo e anima, sempre d'amore si tratta ma con zero spettacolo e una candidatura a miglior film straniero.

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