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“The Mark Of Cain” di Alix Lambert.

Il tatuaggio criminale nella "Zona". Arte e parole sulla pelle.

"E’ un documentario coraggioso sulla subcultura del tatuaggio nelle prigioni russe. Non so esattamente come sia stato fatto, ma è splendido, spaventoso e spezza il cuore." - David Cronenberg, regista.

Fin dagli anni trenta del novecento il tatuaggio sui corpi dei detenuti russi parlava al posto del portatore. Ognuno poi ha scelto nel corso degli anni un modo personale per rappresentare il passato, il tipo di vita che conduceva e le sofferenze patite. Ci sono due tipi di tatuaggi nella “Zona” il campo di prigionia tradizionale russo. Quelli che incutono più timore e che spesso creavano non pochi problemi sono quelli derivati dall’appartenenza al Vor V Zakone. L’ordine del “Ladri nella legge” nasce proprio nei campi di prigionia, nell’era comunista. Gli aderenti l’ordine erano costretti a giurare fedeltà ai suoi componenti e a rifiutare qualsiasi altra autorità se non quella criminale interna. I Vory avevano leggi molto severe da seguire che li collocava nelle grandi gerarchie criminali della zona, le leggi criminali erano la loro condotta di vita e acquistando potere all’interno delle carceri formavano una piccola società con importanza a vari livelli. Il sistema si è sviluppato poi all’esterno con rapporti clientelari in diversi strati di potere, fino a coinvolgere personalità molto vicine al governo russo. Il codice Vor era libero di circolare.

Nel documentario “The Mark of Cain” Alix Lambert rimane sempre dietro la telecamera, decide di far parlare i protagonisti e i tatuaggi con inquadrature mirate e interviste a criminologi, guardie e ex detenuti. I veri protagonisti della storia sono però i criminali stipati in celle piccolissime che ospitano fino a 35 persone alla volta. Parlano a fatica, ma volentieri delle loro storie marcate sulla pelle, si risponde sempre quando qualcuno chiede il significato di un tatuaggio, non farlo è una mancanza di rispetto verso l’interlocutore, esterno o interno che sia. Sono divisi in due gruppi distinti che mal si sopportano a vicenda: i “Blacks” che seguono il codice alla lettera e i “Reds” che si occupano dell’amministrazione.

I Reds sono considerati traditori, chi veniva destinato alla solitudine e a questa casta rischiava la vita nel caso venisse spostato in un secondo momento. Molti hanno ricevuto minacce di morte e si sono rifiutati di cambiare livello, erano talmente considerati dalla direzione da ottenere le chiavi delle celle e potevano entrare e uscire senza nessun problema. Gli ultimi arrivati, spesso direttamente dal riformatorio, formano la classe più bassa all’interno del campo la “Downcast”. Chi ne fa parte deve saper controllare lo sguardo, il tono, l’atteggiamento. Non decidono nulla e non possono chiedere nulla, i detenuti non condividono niente con loro e a malapena li considerano. Il loro segno distintivo sono i tatuaggi sul viso: svastiche e scritte sulla fronte, sulle guance. La foto di un ragazzo rivela la scritta “schiavo” sulla guancia sinistra, un luogo difficile da cui rimuovere un dolore permanente, probabilmente lo terrà per tutta la vita, come monito e maledizione. I criminali della “vecchia guardia” invece compreso il tatuatore ufficiale del campo portano disegni in specifiche parti del corpo, con un simbolismo ben preciso a seconda del crimine, delle sentenze, della personalità.



Quelli più anziani sfoggiano i tratti di Stalin, Lenin o Marx, all’epoca erano di moda soprattutto nel braccio della morte, i condannati usavano tatuarseli sul torace per evitare di essere fucilati, farlo avrebbe profanato i visi di personalità idolatrate. Gli anelli, i tatuaggi piccoli sulle dita, sono tra i più interessanti. Quelli pieni di inchiostro riguardano gli anni scontati, gli altri il numero di sentenze ricevute. Se sono capovolti rivelano una personalità dedita al cambiamento perpetuo, se sovrastati da una corona indicano il passaggio dal riformatorio, se invece all’interno hanno un simbolo rosso letteralmente dichiarano che la persona è “in-riformabile”. Il gusto e il passato sono elementi che determinano la scelta di un disegno rispetto ad un’altro anche se molti sono riconoscibili da tutti. Le chiese e il numero delle cupole tatuate enumerano le condanne, e molti perdono anche il conto sebbene le portino addosso da tempo, le croci sono esclusiva dei Vor v Zakone come le stelle sulle ginocchia. La stella a più punte disegnata sulla rotula comunica a tutti che il proprietario non si inginocchia davanti a nessuna autorità a parte quella criminale. Non esattamente un tatuaggio sicuro in campi in cui le guardie non vedono l’ora di sfogare i più bassi istinti sadici. Anche i tatuaggi sulle palpebre sono molto audaci, recitano la frase “non svegliatemi” divisa su entrambi gli occhi, chiaramente è una di quelle fogge che può permettersi solo chi ha raggiunto una certa importanza a livello sociale. E poi ancora cuori trafitti da coltelli (significato: essere pronti a uccidere), serpenti a più spire (significato: il serpente è potere, il numero di spire sta per le condanne), ragni su ragnatele tese (significato: chi lo possiede è al 99% tossicodipendente), figure portatrici di morte come i boia incappucciati (significato: colpevole di omicidio) e scritte che invocano il perdono, che descrivono la vita tra tenerezza e lacrime, rivolte ai genitori o semplicemente come richiesta di protezione ad angeli opportunamente appoggiati e incisi sulle spalle.

Un’ora di reportage dice questo e molto di più. Riesce a commuovere per le brutalità che vengono subite ( il carcere White Swan ha celle di tortura in cui i detenuti hanno carta bianca da usare contro chi deve essere punito) e per i diritti umani che sembrano dimenticati in queste prigioni, le condizioni igieniche pessime, le famiglie distrutte o mai costruite (Il codice Vor lo vieta), con un distacco da parte degli intervistati quasi forzato verso i nuovi detenuti, che sfoggiano tatuaggi senza significato, mentre tentano di cancellare i propri prima di affrontare il mondo esterno. La vergogna di venire riconosciuti, disprezzati o giudicati per molti è troppa, tanto da ricorrere al manganese o alle bruciature di sigaretta per dimenticarli e farli sparire. Questa è la vita sulla pelle di gente comune, che ha fatto di un buco la propria società e di una minestra annacquata il proprio banchetto, che comunica con fili e cilindri tra gli spazi delle finestre,l’esistere di gente che sa di non poter migliorare in un posto dove anche il passato ti avvolge sempre, quando il caldo ti toglie il respiro e dove l’orgoglio è il tuo unico potere.


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The Mark of Cain

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