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Tarde para la ira: la vendetta di un uomo tranquillo

 “Una vita non può essere piena di niente e si può riempire di un’ossessione che non abbandona, che anzi la anima, le dà senso”: queste parole mi ero scritto a proposito del film Il Segreto dei Suoi Occhi, e a questo film La Vendetta di un Uomo tranquillo rimanda. 

Sempre di un’ossessione si tratta: nel caso di questo film quella di vendicare la morte violenta della sua fidanzata e del papà di lei, nella loro gioielleria, per mano di tre rapinatori. José (Antonio de la Torre) aspetterà 8 anni per consumare la sua vendetta, 8 anni dopo i quali Curro (Luìs Callejo) esce di prigione, lui fu solo il palo della rapina ma l’unico ad essere bloccato dalla polizia e condannato.


 
José, uomo provato ma determinato, misterioso e di poche parole, sempre come assorto in un pensiero triste, ha tessuto la sua tela, ha aspettato che l’unico condannato uscisse di prigione per, tramite e con lui, andare a “conoscere” ogni componente della rapina. In tale attesa è entrato in contatto con Ana, la moglie di Curro, e il loro bambino. Si sono conosciuti e reciprocamente sedotti, sia Ana sia José un affetto lo desideravano. Lei è Ruth Diaz: come sa, lo sguardo di una donna, dire mille parole. José, durante la sua ricerca con Curro, ha tenuto come ostaggi ben protetti l’amante, ignara dei suoi trascorsi, e il suo bambino.
 
E’ davvero un’ottima opera prima del regista e co-sceneggiatore, il 38enne ex attore Raùl Arévalo, ma tutti e tre i protagonisti fanno “sentire” la storia, una storia cutre (dato che è spagnola), sporca, squallida storia, di tutta la violenza che José ha covato durante 8 anni. Ma dalle ossessioni non ci si libera, nemmeno con la vendetta: a missione compiuta José ripartirà solo, forse verso il nulla o forse verso una vita ancora più buia. Il titolo originale è infatti Tarde para la ira, e dell’uomo tranquillo del titolo italiano José non ha la minima sembianza.

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